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Emergenza Coronavirus: “anche in Calabria tamponi a tappeto”

Foto di Andrew Theodorakis / Getty Images

Coronavirus: anche in Calabria “tamponi on the road”. La proposta della dottoressa Giusy Iemma

Di seguito il testo integrale dell’appello di Giusy Iemma, dirigente Medico Cardiologo, al presidente della Regione Calabria, Jole Santelli:

Onorevole Iole Santelli, mi appello alla determinazione da lei finora dimostrata ed alla sua sensibilità di donna. La prego di prendere in seria considerazione, contro l’emergenza COVID 19, la possibilità di fare tamponi a tappeto. Il Veneto ha annunciato di voler fare “tamponi on the road”, sulla falsa riga di quanto fatto dal Sud Corea, idea accolta anche dalla Germania. Lo si faccia pure in Calabria in una sorta di postazione “stop and go”. La nostra Regione, stante le carenze logistiche e di personale sanitario tristemente note, visti i tempi necessari per l’approviggionamento di macchinari essenziali nella cura dei pazienti critici – 45 giorni sono un periodo inaccettabile – non è nelle condizioni di affrontare la nuova emergenza sanitaria. Senza un’azione snella e aggressiva, anche alla luce del massiccio esodo di persone provenienti da zone endemiche – solo una parte di queste registrate al sito ufficiale della Regione – il virus in Calabria continuerà a circolare facendo registrare un aumento esponenziale dei casi positivi di Coronavirus. La linea ufficiale resta quella di fare i tamponi solo alle “persone sintomatiche” che abbiano avuto contatti “sospetti”, con zone epidemiche o con persone contagiate, ma è indubbio che vi sia una ricircolazione del Coronavirus superiore rispetto al numero dei pazienti positivi confermati; questo significa che vi contribuiscono fortemente i soggetti asintomatici o paucisintomatici.

Fare il tampone per la ricerca di Covid-19 ai contatti stretti di casi positivi, potrebbe rivelarsi una misura insufficiente, vere indagini epidemiologiche su tutti i contatti reali dei malati non si riescono a fare, l’indicatore è l’alto numero di decessi registrato in Italia.
Il distanziamento sociale è importante ma la tracciabilità delle persone positive è strategica per contrastare l’attuale pandemia.
La quarantena, basata sulla sorveglianza attiva, ancor di più nella nostra terra, potrebbe rivelarsi una misura cautelativa inadeguata per contrastare la diffusione del virus. Uno studio pubblicato su The Lancet dimostra come la mediana dell’eliminazione virale sia di 21 giorni. Ciò significa che una parte di positivi, dopo la permanenza domiciliare fiduciaria di 14 giorni, esce di casa ancora positiva, perché nessuno controlla che il tampone si sia negativizzato. A questo si aggiunga che questa misura di isolamento quarantenario spesso sottrae forza lavoro ai settori della Sanità deputati alla cura di questi e altri malati, non si dimentichi che malattie gravi come l’infarto, l’ictus e le patologie oncologiche continuano a manifestarsi. Di questo passo, attesa la cronica carenza di dispositivi di protezione idonei ad evitare il contagio, gli operatori sanitari saranno tutti o quasi posti in isolamento obbligatorio, verranno a mancare unità lavorative e, quando positivi senza saperlo, potrebbero contribuire alla diffusione del virus, senza pensare poi all’aspetto emotivo di chi sta in quarantena, quasi in attesa che la malattia si sviluppi. Se poi si considera che il costo medio di un tampone si aggira intorno ai 30 euro, cifra peraltro non proibitiva, si comprende come allargare lo spettro dell’esecuzione dei tamponi, puntando ad isolare anche i positivi asintomatici, diventa un prezioso investimento in termini di prevenzione e nella nostra terra, bistrattata quanto ospitale, si rivelerebbe un rimedio efficace per contenere l’infezione da Covid 19. In questo momento delicato della storia dell’umanità è necessario l’impegno, la sensibilità e lo sforzo corale di tutti”.