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Emergenza Coronavirus: appello delle donne di San Giovanni in Fiore al Presidente Mattarella

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Emergenza Coronavirus: appello delle donne di San Giovanni in Fiore al Presidente Mattarella: si inserisca il nostro ospedale tra quelli su cui implementare i posti letto e attivare posti di terapia intensiva”

Di seguito il testo integrale dell’appello dell’Associazione Donne e Diritti al presidente della Repubblica Mattarella:

“Caro Presidente,
ci rivolgiamo a Lei, massima Autorità dello Stato, perché siamo convinte che nei momenti più emergenziali il Suo intervento sia il più forte e incisivo e possa Suo tramite rendere più ascoltate le nostre ragioni. Siamo le Donne di San Giovanni in Fiore, paese di montagna in provincia di Cosenza, aderenti all’Associazione Donne e Diritti nata per rivendicare, in primo luogo, l’attenzione alle Problematiche sanitarie presenti nella comunità Sangiovannese e per sollecitare le Istituzioni preposte a un radicale cambiamento delle politiche di smantellamento dei servizi sanitari, portate avanti negli ultimi anni. Il 16 di febbraio, poco prima che tutto il Paese entrasse nell’emergenza sanitaria coronavirus, abbiamo indetto una petizione popolare sottoscritta da migliaia di cittadinie cittadine, per richiedere più servizi sanitari e il potenziamento del nostro Presidio ospedaliero che fino a qualche anno fa, era un ospedale ben funzionante, con reparti di medicina, di chirurgia, pediatria, ginecologia, cardiologia e un valido Pronto Soccorso: era un Ospedale, dove nasceva la vita, dove si curava e salvata la vita. Poi i tagli alla sanità pubblica dettate da scelte scellerate della politica, i tagli per rientrare nei piani economici, come si fa in un’azienda, dimenticando che le persone non sono numeri, hanno portato all’agonia la nostra struttura, nata con sacrifici e lotte e punto di riferimento dei paesi silani, pre-silani e dell’hinterland crotonese.

Di tutto questo oggi è rimasto solo la medicina generale ed il pronto soccorso…. Il resto chiuso. Per tutti i bisogni sanitari ci si deve recare a Cosenza o a Crotone a più di 70 Km di distanza , strutture anch’esse spesso inadeguate a soddisfare le richieste. Caro Presidente,San Giovanni in Fiore è un paese ubicato a circa 1.100 sul livello del mare, nel cuore della Sila, abitato da 15.000 abitanti e fortemento colpito negli anni da forti processi migratori e perciò di costante spopolamento, anche a causa della continua riduzione dei servizi pubblici essenziali, oltre che dalla grave e strutturale crisi economica, produttiva ed occupazionale. Oggi, sappiamo di trovarci in una emergenza sanitaria nuova, inedita ed è proprio per questo motivo che ci appelliamo a Lei: San Giovanni in Fiore, nonostante queste sue peculiarità, sociali, geografiche, a nostro parere è stato discriminato, per l’ennesima volta dalla Regione Calabria e dal Commissario straordinario alla sanità gen. Cotticelli. Infatti nel “ piano straordinario per l’emergenza in Calabria” che prevede l’attivazione di 400 posti letto di terapia Intensiva e sub intensiva per le aree nord, centro e sud dell’intera Regione, non c’è l’ospedale di San giovanni in Fiore. I cittadini di San Giovanni in Fiore hanno pari diritti e vogliono che si riattivino tutti i servizi sanitari per contrastare l’emergenza e per garantire la tutela della salute avendo deciso di rimanere a vivere, nonostante tutto e a maggior ragione oggi, nei nostri luoghi. Facciamo appello alla Sua sensibilità e al Suo ruolo di Garante della Costituzione affinché si riveda questa scelta e si inserisca l’ospedale di San Giovanni tra quelli su cui implementare i posti letto, attivare posti di terapia intensiva, chiedere che il personale assunto in questo periodo di emergenza sanitaria possa restare anche in seguito e ci riserviamo, dopo l’emergenza, di continuare la nostra battaglia per ottenere maggiori servizi sanitari per noi Donne e non solo.

Confidando nella vostra celere azione, La salutiamo calorosamente e alleghiamo un piccolo appello di una mamma “ coraggio” di San Giovanni in Fiore, una mamma costretta a viaggiare col suo piccolo ogni giorno, per tanti mesi. “Sono una mamma di un bambino speciale di nome Giuseppe con la sindrome di Down nato nel 2011, nel maggio 2014, esattamente il diciassette, all’età di 2anni e mezzo Giuseppe è ricoverato all’ospedale di Cosenza, in pediatria per mal di gola accompagnato da febbre e otite, è sottoposto a esami di controllo e il 19 maggio, era di lunedì, non lo scorderò mai, certi giorni restano indelebili, arriva l’esito delle analisi: mio figlio ha la leucemia. Il mondo mi crolla addosso, i medici fanno subito una midollare per vedere di che tipo di leucemia si tratta e da lì entriamo subito in un reparto che non avrei mai immaginato di dovervi entrare, il centro oncologico pediatrico dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, da dove siamo usciti dopo un mese e mezzo per poi ritornarci e restare per altri nove mesi di cure di chemioterapia. Viaggiare tutti i giorni, a tutte le ore! Non posso raccontare tutto ci vorrebbe un intero giornale per raccontare tutta la sofferenza del mio piccolo guerriero, ora come mamma di questo bambino che ha bisogno di continui controlli e in nome di tanti altri bambini che come Giuseppe hanno diritto alla salute chiediamo a chi ha il dovere e il potere di intervenire affinché abbiamo di nuovo una struttura sanitaria in loco cui possiamo rivolgerci. Con immensa gratitudine, firmato una mamma coraggio”.

Donne e Diritti