Piano della qualità dell’aria e futuro della Raffineria, il sindaco di Milazzo scrive a Musumeci: “Rischio blocco per l’impianto”

L’entrata in vigore del Piano Regionale della qualità dell’Aria fissa i limiti di emissione che la Ram non è in grado di raggiungere. Il sindaco Formica scrive al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci per promuovere un tavolo regionale permanente. Già dal 01 gennaio 2022 potrebbe determinarsi il blocco delle attività presso l’impianto di raffinazione di Milazzo

Il sindaco di Milazzo Giovanni Formica ha inviato una lettera al presidente della Regione, Nello Musumeci, informando anche il prefetto di Messina, per rappresentare una situazione che sino ad ora è stata poco attenzionata ma che rischia di diventare una vera e propria emergenza sociale.

Oggetto della missiva è infatti il futuro della Raffineria di Milazzo.

L’entrata in vigore del Piano Regionale della qualità dell’Aria che ha portato al Ministero  dell’Ambiente ad avviare l’iter di revisione dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) fissa infatti dei limiti di emissione che la Ram – che ha anche impugnato al Tar il Piano – non sarebbe nelle condizioni di raggiungere.

“Il gestore – si legge nella lettera di Formica – ha, in più di una circostanza, lamentato l’impossibilità, sotto il profilo tecnico e tecnologico, di raggiungere i livelli di emissione che il Piano fissa per il 2027, mentre, con riferimento a quelli da traguardare al 01 gennaio 2022, ha comunicato di essere in condizione di realizzare i necessari interventi, seppure non nei tempi imposti. E anche nel formulare le osservazioni al parere istruttorio conclusivo che sarà oggetto di definitivo esame AIA il prossimo 21 febbraio in sede ministeriale, l’azienda petrolifera ha dichiarato che “L’impegno del Gestore a realizzare gli interventi necessari per l’adeguamento al 2022, che si sommano a quelli già ingenti previsti nel cronoprogramma di adeguamento all’AIA esistente, è condizionato alla contestuale valutazione degli obiettivi al 2027 visto che sotto il profilo industriale nessun impegno economico è sostenibile se gli obiettivi fissati per il 2027 resteranno quelli, irraggiungibili, attualmente dichiarati.”. In buona sostanza l’investimento del 2022 (il 50% del totale) è legato alla certezza di poter proseguire oltre il 2027.

Una situazione – prosegue il sindaco di Milazzo – che desta non poche preoccupazioni tra i dipendenti dell’industria e dell’indotto e, naturalmente, allarme nelle organizzazioni sindacali, che già annunciano azioni di mobilitazione.

Da qui la richiesta al presidente Musumeci di valutare l’opportunità di promuovere, sin da subito, un tavolo regionale permanente, del quale facciano parte tutti i soggetti a diverso titolo investiti della gestione del processo, che, in tempi brevissimi, conduca all’elaborazione di una strategia condivisa per il governo della delicata fase che si annuncia, “tenuto conto che già dal 01 gennaio 2022 potrebbe determinarsi il blocco delle attività presso l’impianto di raffinazione di Milazzo”.

“Sono infatti convinto che prima dell’adozione del Piano sulla Qualità dell’Aria gli uffici regionali ne abbiano valutato l’impatto in concreto e pertanto ho fiducia che il Governo da Lei guidato abbia già elaborato una strategia per la gestione di questa delicata fase che interessa circa 2500 famiglie, in buona parte milazzesi, che traggono sostentamento dalla presenza della raffineria e che, tra poco meno di due anni, potrebbero ritrovarsi prive della fonte principale di reddito”.

Il primo cittadino, nella lunga nota, sottolinea anche che “nel corso degli anni, anche a Milazzo e nella Valle del Mela è maturato il convincimento di dovere gradualmente affrancare l’ambiente dagli effetti pregiudizievoli per la salute determinati dalla presenza dell’industria pesante e, in questo contesto, hanno preso corpo posizioni, condivise e sostenute dalla mia Amministrazione, che hanno visto le popolazioni mobilitarsi contro l’ipotesi di nuovi insediamenti, quali l’inceneritore di rifiuti nel comune di San Filippo del Mela o in favore della riadozione del piano paesaggistico. Parallelamente, avuto riguardo alle realtà già operanti, è pressoché unanime il convincimento che debbano essere adottate tutte le misure tecnicamente possibili per ridurne l’impatto sul territorio e sulla salute dei cittadini”.