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Mafia: depistaggio Borsellino, Genchi ‘ho prove ciò che dice Boccasini non è vero/Adnkronos (2)

(Adnkronos) – Nella lettera scritta con il collega Fausto Cardella, nel 1993, durante le indagini, si dice invece “sorpresa per la decisione” del consulente informatico che dopo le stragi era stato chiamato per dare una mano al Procuratore Giovanni Tinebra. “Non mi piaceva questo suo atteggiamento – ha spiegato Boccassini al Tribunale – chiese di indagare anche su Giovanni Falcone, dopo la strage di Capaci, chiese di esaminare persino le sue carte di credito. Non mi piacque e lo dissi a Tinebra, gli spiegai: ‘Le analisi dei tabulati le può fare chiunque’. Insomma, non mi piaceva il suo modo di lavorare, così fu allontanato. Tinebra non voleva perdere la mia capacità lavorativa, quindi da quel momento Genchi non si è più occupato di stragi”. E ha definito “miserie umane” alcune dichiarazioni “fatte da Genchi sui giornali”. “Era una persona di cui non avevo fiducia e non credo di essermi sbagliata”. “Nei primi tempi eravamo convinti che Genchi lavorasse bene ma poi abbiamo capito che il suo apporto era stato nullo all’indagine”. “Se non sui computer analizzati non ha fatto nulla – dice – non era un investigatore ma era un tecnico, non poteva portare nessun apporto a un indagine cosi seria”.
“Era una persona talmente pericolosa perché aveva conservato un archivio pazzesco, avevo chiesto persino ai miei colleghi di Milano di non utilizzarlo mai, perché vedeva complotti e depistaggi da tutte le parti”.