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Area dello Stretto, il vice sindaco di Messina stronca il Referendum dei reggini chiacchieroni: “a Messina non ne sappiamo nulla e non ci interessa, è una proposta surreale. Piuttosto, pensiamo ai trasporti ma lavoreremo con la nuova amministrazione dopo le elezioni reggine” [INTERVISTA]

A Messina di referendum per la Città dello Stretto non se ne parla proprio. Anzi addirittura l’Amministrazione De Luca non è neanche informata sull’iniziativa e né interessata a supportarla. Tutto quello che sta accadendo a Reggio Calabria è inquietante o, usando le parole del vicesindaco Mondello, è “surreale”

A che serve un referendum per la Città dello Stretto? Ce lo stiamo chiedendo da giorni dal momento che a Reggio Calabria non si parla d’altro. Il referendum per unire Messina a Reggio Calabria è l’argomento più inflazionato dell’ultima settimana, che sta facendo scomodare politici, opinionisti e docenti universitari reggini. Proprio stamattina al Museo di Reggio, i professori Castrizio e Perna hanno presentato alla stampa l’iniziativa del referendum per la Città dello Stretto, sostenendo che “se Reggio e Messina rimangono in Calabria e Sicilia sono spacciate, non c’è futuro“.

Al termine di questa giornata andremo a dormire con l’inquietante sensazione che Reggio Calabria cammini per i fatti suoi. E vi spieghiamo perché. Quest’oggi, mentre a Reggio Calabria seguivamo con interesse la conferenza dei professori Perna e Castrizio, siamo stati anche a Palazzo Zanca per incontrare il vicesindaco e assessore Salvatore Mondello. Mondello è l’uomo di punta della giunta De Luca. L’architetto e ingegnere messinese è un luminare scientifico sempre disponibile ad ascoltare la gente e interagire con i suoi concittadini. Riveste un ruolo chiave a Palazzo Zanca: oltre a essere il vicesindaco della città è anche l’assessore con delega alle infrastrutture e conosce molto bene la realtà di Reggio Calabria, dal momento che ha studiato all’Università di Reggio.

Ma andiamo al punto. Pomeriggio abbiamo scoperto che a Messina di referendum per la Città dello Stretto non se ne parla proprio. Anzi addirittura l’Amministrazione De Luca non è neanche informata sull’iniziativa e né è interessata a supportarla. Tutto quello che sta accadendo a Reggio Calabria è oltremodo inquietante o, usando le parole del vicesindaco di Messina, è “surreale”.

A Reggio Calabria in pratica si sta parlando del nulla, la risposta di Mondello alla nostra prima domanda mette a tacere ogni dubbio e con oggi  stendiamo un velo pietoso sulle chiacchiere accademiche sentite a Reggio. La dice lunga il fatto che stamattina si è parlato del referendum dell’Area dello Stretto senza coinvolgere i rappresentanti di Messina.

Ecco l’intervista al vicesindaco di Messina:

L’amministrazione comunale di Messina era a conoscenza dell’iniziativa del referendum per la Regione dello Stretto?

Mondello e De Luca

Al netto di quelle che possono essere le convinzioni, a Messina l’amministrazione comunale in questo momento è l’amministrazione De Luca e con l’Amministrazione De Luca nessuno è venuto a discutere di questa possibilità di indire un referendum. In questo momento si sta discutendo con la città metropolitana, per le questioni che interessano le due città, abbiamo partecipato a tutti i tavoli e abbiamo condiviso tutta una serie di iniziative che ci hanno portato a sottoscrivere l’accordo legato ai trasporti. Poi se oltre all’Amministrazione De Luca esiste un’altra amministrazione che si occupa di questioni inerenti la città, questo non lo so”– ci ha detto attonito Mondello. Nelle democrazie quelle vere, finita la campagna elettorale, bisogna riconoscere a chi è stato eletto la possibilità di esercitare il proprio ruolo. Indipendentemente da quelle che sono le proprie convinzioni, ma si deve avere anche rispetto istituzionale. Chi governa è chi viene eletto dal popolo e in questo momento è l’Amministrazione De Luca. Del referendum per la città dello Stretto ne vengo a conoscenza dal vostro giornale”.

Messina e Reggio Calabria possono essere unite da un referendum?

Foto Getty Images

Fisicamente l’area dello Stretto è una realtà che esiste, dal punto di vista organizzativo ci stiamo muovendo in tal senso, con tutta una serie di accordi per altro siglati anche sia dalla Regione Siciliana che da quella calabrese oltre che dalle due città metropolitane di Reggio Calabria e Messina per integrare il trasporto. L’idea di un referendum della Città Metropolitana dello Stretto, sotto un profilo meramente amministrativo, la trovo una cosa abbastanza surreale e difficile da realizzare per tutta una serie di motivazioni che affondano le proprie radici nel tempo. Immagino che abbandonare la propria identità, che seppur ci vede abbastanza vicini e omogenei in tutta una serie di questioni,  sotto il profilo gestionale è una cosa abbastanza difficile e complicata da gestire.  Parlare di realtà metropolitana non può assolutamente non prendere in considerazione quella che è la realtà di Messina: una realtà costituita da 108 comuni, che già solo nell’area tirrenica ha tutta una serie di centralità importanti, come Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo, Capo d’Orlando, Sant’Agata Militello, che sono già realtà urbane di media dimensione. Dall’altro lato ci troviamo con Santa Teresa di Riva, Taormina…Per cui andare a ragionare in un complesso territoriale così importante è abbastanza difficile”.

Cosa fare allora?

“Ritengo che bisogna rafforzare quello che è già in campo: ultima, ma non in ordine di importanza, è l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto. Rafforziamo quello che abbiamo e facciamolo diventare operativo, perchè la percezione che io ho avuto sin da quando ero studente all’Università di Reggio Calabria è che spesso si parla di questione che sono più narrative che operative. Ragioniamo in termini operativi: le ricadute di quello che stiamo dicendo quali possono essere? Indubbiamente i trasporti. Abbiamo siglato un accordo che progressivamente ci porterà all’integrazione della bigliettazione e della tariffazione per i trasporti sullo Stretto. Mi sembra già una cosa importante. Vogliamo rafforzare l’aeroporto dello Stretto? Ok, siamo disponibili a discuterne. Vogliamo mettere in sinergia alcuni servizi, per esempio le strutture universitarie, e creare un polo scientifico dello Stretto? Senza ombra di dubbio. Ma da qui ad andare a fare un referendum per andare a realizzare una conurbazione dello Stretto, che nelle cose comunque c’è, non credo  sia necessario. Non credo che sia necessaria la realizzazione amministrativa, appesantendo ulteriormente anche da un punto di vista burocratico quelle che sono già realtà complesse”.

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, si è detto favorevole all’indizione del referendum: l’Amministrazione De Luca come reagirebbe a una simile proposta?

“Sono molto scettico, mi sembra che tale iniziativa non credo che aggiungerebbe grandi novità alle due città, se non solo dal punto di vista narrativo e amministrativo. La domanda che faccio è: occorre un’attività di questo genere per far funzionare l’area dello Stretto o probabilmente è più utile far fronte attraverso il buon senso e l’operatività? Come tecnico le dico che è più utile essere operativi che narrativi.. ma sarà una mia suggestione…”

Non ritiene che, più che un referendum, ad unire le due città dovrebbe essere il Ponte sullo Stretto?

“Laddove dovesse configurarsi la possibilità di realizzare in concreto il ponte sullo stretto allora probabilmente le cose potrebbero cambiare anche in maniera sensibile, perché si verrebbe a creare la reale continuità territoriale di cui tanto si parla e probabilmente il ponte andrebbe a innescare delle ricadute. Con il ponte sarebbe utile fare un ragionamento più complessivo per le città di Reggio Calabria e Messina, ma stiamo parlando di politica che forse non vedrà nemmeno questa amministrazione. Siamo molto lontani in termini temporali”.

La narrazione si scontra con la realtà?

“Credo che a Reggio Calabria si avviano verso una campagna elettorale, per cui sarebbe anche utile parlare di Città Metropolitana dello Stretto dopo le elezioni e non in questo momento, perché un conto è un’amministrazione che affronta un argomento del genere con cinque anni di mandato davanti, un conto è un’amministrazione che discute di ciò mentre sta concludendo il mandato. Le università spesso hanno delle idee bellissime che spesso sono staccate dalla complessità della realtà, delle norme e della burocrazia e dalla stratificazione della società. Penso che per portare avanti un’iniziativa del genere bisogna fare i conti con la realtà. Un conto è la narrazione di quello che io vorrei che fosse, un conto è l’operatività di quello che deve essere. Io ricordo che giovane studente di architettura si parlava di area dello stretto, era il tema più inflazionato nei corsi di urbanistica, spesso i docenti messinesi e calabresi si cimentavano in queste tematiche. Ma ripeto: un conto è partecipare a discussioni universitarie, un conto è ragione in termini pratici”.

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