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Sicilia: appello di cento cittadini ‘Comprate a Termini Imerese, città in ginocchio’

Palermo, 17 gen. (Adnkronos) – Un appello firmato da oltre cento cittadini per chiedere di “comprare a Termini Imerese”, grosso centro del palermitano, in crisi economica dopo la chiusura dallo stabilimento Fiat e di altre aziende dell’indotto. “Termini Imerese sta vivendo uno dei momenti più tragici della sua storia. Un’economia disfatta dalla crisi generale, e la coincidenza con la chiusura della Fiat e di altre fabbriche hanno acuito una crisi che ha messo in difficoltà tante famiglie – si legge nell’appello firmato da giornalisti, insegnanti, imprenditori, studenti- Con una minore capacità di spesa le attività produttive di Termini si sono contratte, la vivace realtà artigianale e commerciale che aveva rappresentato nel passato l’emblema della fiorente economia cittadina si è quasi spenta. La recessione e il calo del lavoro degli ultimi decenni hanno spinto molte attività a chiudere. Una situazione disastrosa e destinata a peggiorare”.
“I pochi capitali che circolavano all’interno della nostra realtà locale e avevano permesso la resistenza di un tessuto commerciale e artigianale si sono dissolti. Una diffusa abitudine a comprare fuori città e l’espansione dell’ecommerce ha devastato ulteriormente l’ormai fragile economia cittadina – dicono i cittadini – Tutto ciò, lentamente, e spesso inconsapevolmente, sta distruggendo Termini Imerese. Non siamo per l’autarchia, ma in momenti eccezionali occorrono risposte straordinarie e coraggiose e siamo convinti che a farle per prima deve essere la stessa comunità locale se vuole continuare ad esistere. Senza aspettare ancora una volta aiuti esterni di improbabili salvatori con poteri taumaturgici”.
“Vogliamo dare vita ad un circuito collettivo virtuoso, e chiediamo alle persone di comprare a Termini, acquistando prodotti del territorio. Di spendere qui i propri soldi che serviranno a valorizzare e far sopravvivere le nostre professionalità locali – conclude l’appello – Ma non è solo un problema di denaro. Vuol dire anche ricostruire una rete di rapporti umani. Significa scegliere di non spendere in un luogo dove siamo considerati solo consumatori anonimi da spremere, o rischiamo di diventare umanoidi che comunicano attraverso il computer, di parlare da soli e aumentare il senso di frustrazione e di solitudine collettiva. Le nostre attività cittadine sono e devono essere sempre di più non solo un luogo dove fare acquisti, ma dove fa piacere trascorrere del tempo, e riscoprire quello che sono punti di riferimento anche ‘fisici’ nella geografia dei nostri quartieri, grazie ai quali la realtà è meno estranea e più sicura”.