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Riforme: 4 Fi si sfilano, dubbi nel Pd, in bilico firme per referendum/Adnkronos

Roma, 9 gen. (Adnkronos) – Stamattina ad appena un paio d’ore dall’appuntamento (alle 11) in Cassazione, Andrea Cangini, senatore azzurro e tra i promotori della raccolta firme per il referendum sul taglio dei parlamentari, confermava via social il successo dell’iniziativa. Le firme raccolte, scriveva, “sono 66. Hanno firmato pure tre leghisti. Tra poco, alle 11, con i colleghi Nazario Pagano e Tommaso Nannicini le depositeremo in Cassazione”.
Ma qualcosa è andato storto: le 66 firme sono diventate 62. Quattro senatori di Forza Italia, di area Carfagna, hanno ritirato in extremis l’adesione. Risultato: niente consegna in Cassazione perché per chiedere il referendum servono almeno 64 senatori. Un nuovo appuntamento a piazza Cavour è fissato per domani pomeriggio alle 15. Per quell’ora dovranno arrivare nuove adesioni, altrimenti niente da fare. La dead line per la presentazione delle firme è il 12 gennaio. Insomma, tempi strettissimi. Fonti parlamentari riferiscono di un possibile supporto dagli stessi azzurri ma anche dalla Lega.
E ne serviranno un po’ visto che anche i 7 senatori del Pd che hanno firmato non sono tutti convinti di confermare l’adesione. “Nannicini dovrebbe confermare. Pittella e Rojc lo hanno già dichiarato. Forse Verducci potrebbe rivedere la scelta”, si spiega in ambienti parlamentari. Una riflessione in corso legata all’accordo raggiunto tra tutti i gruppi della maggioranza, tranne Leu, per procedere sulla riforma della legge elettorale con un proporzionale con soglia al 5%. Un passo che in qualche modo ‘ridimensiona’ l’adesione di alcuni esponenti Pd. In quanto la riforma elettorale, insieme ad alcuni aggiustamenti costituzionali, faceva parte dell’accordo programmatico di governo: ok al taglio dei parlamentari -era stato il compromesso tra Pd e M5S- purché accompagnato da ritocchi costituzionali e una nuova legge elettorale.