Regionali Calabria, FOCUS sulle 3 grandi sfide delle Elezioni di Domenica: indiscrezioni e retroscena alla vigilia del voto

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Elezioni Regionali Calabria, Domenica il voto: le tre grandi sfide delle urne e le risposte più attese

Domenica la Calabria torna al voto cinque anni e due mesi dopo le Elezioni Regionali di Novembre 2014, quando la sinistra di Oliverio stravinceva con il 61,5%. Altri tempi della politica locale e nazionale: pochi mesi prima (maggio 2014) il Partito Democratico aveva raggiunto lo storico 41% con Renzi alle Elezioni Europee (la Lega era al 6%, Fratelli d’Italia al 4%), e sempre in quell’autunno 2014 a Reggio Calabria si imponeva Giuseppe Falcomatà, che diventava Sindaco con 58.171 voti di preferenza pari al 61% dei consensi. A fronte di quelle percentuali bulgare, c’era il dato dell’affluenza alle urne che faceva registrare sia a Reggio che in Calabria il record negativo di sempre: appena il 65% dei reggini si recò a votare alle comunali, e appena il 44% dei calabresi andò al voto alle regionali. Il dato dell’affluenza di Domenica sarà il primo metro di paragone per capire quanto è ulteriormente aumentata la sfiducia dei cittadini nei confronti della classe politica. Perchè non abbiamo dubbi che dopo 5 anni condizionati da scandali di ogni tipo, Domenica l’affluenza sarà ancora più bassa rispetto al 44% di cinque anni fa.

Anche stavolta, esattamente come cinque anni fa per Oliverio, dieci anni fa per Scopelliti, quindici anni fa per Loiero, venti anni fa per Chiaravalloti e così via, l’esito elettorale è scontato. Tutti i sondaggi pubblicati fino alla scorsa settimana attribuivano a Jole Santelli un vantaggio di 20 punti percentuali in linea con l’alternanza che ha sempre caratterizzato il governo regionale calabrese. Vince la destra, governa e delude. E quindi poi vince la sinistra, ma governa e delude. E allora poi rivince la destra. Che però quando torna al governo delude nuovamente. E allora rivince la sinistra, che delude ancora una volta. E quindi vince la destra: in Calabria è sempre stato così.

santelliL’unico elemento di novità di queste elezioni è che per la prima volta la candidata stra-favorita per l’elezione è una donna. La destra ci aveva già provato cinque anni fa con Wanda Ferro, ma tutti sapevano bene che non aveva chance. Esattamente com’è oggi per coloro che hanno raccolto il testimone degli ultimi cinque anni di governo. Pippo Callipo, proprio come Wanda Ferro 5 anni fa, è una brava persona messa lì a dare dignità a una sconfitta scontata. Domenica sera, invece, con ogni probabilità la Calabria avrà la prima Presidente donna della sua storia: anche in termini numerici la partita è estremamente sbilanciata in favore del Centro/Destra, che ha una candidata supportata da 6 liste mentre dall’altro lato ci sono tre candidati di sinistra (Callipo, Aiello e Tansi) che andranno inevitabilmente a pescare nell’elettorato della stessa area ideologica e valoriale togliendosi voti a vicenda, con molte meno liste a sostegno (solo tre per Callipo, due per Aiello e tra una e tre in base ai vari collegi per Tansi).

Tuttavia queste Elezioni hanno comunque un senso politico: ci sono tre grandi sfide, dall’esito incerto, che alimentano la discussione e fanno discutere gli addetti ai lavori. E che, soprattutto, promettono importanti ripercussioni sul prosieguo della stagione politica. Vediamole nel dettaglio.

Chi comanda nel Centro/Destra?

salvini-berlusconi-meloniLa prima grande sfida è quella interna alla futura maggioranza del Centro/Destra: chi comanda nella coalizione che fu liberale, ma oggi ha assunto una deriva sovranista? Forza Italia ha ancora un ruolo di leadership, almeno al Sud? E la Lega di Salvini può sfondare anche in una Regione emblema del meridionalismo come la Calabria? E ancora, Fratelli d’Italia riuscirà a concretizzare l’agognato sorpasso al partito di Berlusconi? La sfida interna alla coalizione è grande. C’è molta attesa soprattutto per il risultato della Lega, che non ha liste molto forti. Per evitare un flop elettorale, il partito di Salvini conta sul voto d’opinione: quanti calabresi andranno a votare alle elezioni Regionali senza alcun condizionamento personale, sui candidati, ma per dare forza a Matteo Salvini? La partita si gioca tutta qui. Togliere anche in Calabria la guida della coalizione a Forza Italia sembra un’impresa quasi impossibile, anche perchè il partito azzurro ha espresso la candidata alla Presidenza della Regione e si sta impegnando molto in campagna elettorale con tutti i big nazionali quotidianamente sul territorio calabrese. La vera forza politica di Forza Italia in Calabria sarà determinata dalla somma delle tre liste che il partito di Berlusconi ha espresso in tutti i collegi: non solo Forza Italia, ma anche Casa delle Libertà e Jole Santelli Presidente. Attenzione, però, a Fratelli d’Italia. Ha liste molto forti in tutte le Province. E poco importa che ha raccolto tanti transfughi della sinistra: farsi votare nel partito di Giorgia Meloni dalla stessa gente che li aveva scelti quando erano nel Pd o giù di lì, è più un problema loro che del partito. Che punta comprensibilmente a superare il 20%. Ma probabilmente non basterà per fare meglio delle tre liste di Forza Italia. Un risultato che sarà decisivo per gli equilibri interni alla coalizione e per la scelta del candidato a Sindaco di Reggio Calabria, dove si voterà in primavera.

Il Partito Democratico si gioca tutto a Reggio Calabria

Il Partito Democratico a queste elezioni deve tenere. E per non sprofondare, punta tutto su Reggio Calabria: la città dello Stretto è diventata la roccaforte del Pd, impegnato a difendere con le unghie e con i denti quelle percentuali ottenute alle europee di maggio (il 18% in Calabria, il 24% a Reggio). La partita più importante si gioca a Reggio perchè è a Reggio che il Pd ha deciso di schierare tre big reggini nella propria lista: si tratta di Nicola Irto, Presidente del Consiglio Regionale uscente, e altri due consiglieri regionali uscenti del calibro di Mimmo Battaglia e Giovanni Nucera. Reggio è inoltre l’unica città della Regione ancora governata dal Pd e in tutto il panorama delle liste del Collegio reggino non c’è un solo partito che abbia così tanti candidati di Reggio città. A prescindere dall’esito del voto e della ripartizione dei seggi, che dipenderà più che altro dalla Provincia (in città ci sono 147 mila elettori, meno della metà del resto della Provincia che complessivamente chiama alle urne 508 mila persone), il Pd per uscire a testa alta da queste elezioni deve rimanere primo partito a Reggio città difendendo quantomeno il 24% delle europee che inevitabilmente è un punto di riferimento di cui bisogna tener conto. Avere tre candidati così importanti con un Sindaco e una Giunta comunale dalla propria parte su cui poter contare, fa di Reggio Calabria il fortino del Partito Democratico. Se il Pd crollasse persino qui e in queste condizioni estremamente vantaggiose e agevolate, anche la partita delle prossime elezioni comunali sarebbe persa in partenza: il peso elettorale dell’Amministrazione comunale si misurerà proprio sulla percentuale che il partito raccoglierà nella città in cui già di per sè esprime tre importanti candidati uscenti, con la certezza che in ogni caso nel nuovo Consiglio Regionale – stavolta negli scranni dell’opposizione – non ci potrà essere spazio per tutti.

Il Movimento 5 Stelle è già evaporato?

Infine c’è la sfida dei grillini, che anche stavolta tenteranno di entrare in Consiglio Regionale dopo il fallimento delle Elezioni 2014 quando non riuscirono a raggiungere neanche il 5%. Per eleggere 2-3 consiglieri regionali, il Movimento 5 Stelle dovrebbe superare la soglia di sbarramento dell’8% su scala regionale. Ci riuscirà? E’ la terza grande incognita di queste elezioni. Un’incognita già di per sè clamorosa: perchè mai un partito che alle politiche di marzo 2018 in Calabria otteneva addirittura il 43,4% e alle europee di maggio 2019 raggiungeva il 26,7%, stavolta dovrebbe rimanere sotto l’8%? Eppure in Calabria il Movimento è dilaniato, le liste sono molto deboli e la spinta di rabbia sociale contro “la casta” che negli scorsi anni ha portato i grillini a raccogliere tutti quei consensi s’è spostata altrove dopo che gli stessi grillini, da quasi due anni, sono al Governo del Paese e ne stanno combinando di tutti i colori. Alle ultime elezioni regionali del 2019, il Movimento 5 Stelle ha ottenuto il 7,4% in Umbria, il 12,5% in Piemonte, il 20,3% in Basilicata, il 9,7% in Sardegna e il 19,7% in Abruzzo. Ecco perchè la Calabria rischia di diventare la Regione con il peggior risultato d’Italia per i grillini. Già evaporati dalla loro stessa inconsistenza ideologica e valoriale? Alle urne, come sempre, il verdetto.


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