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Reggio Calabria, testimonianza shock dagli Ospedali Riuniti: “così sta morendo la nonna diabetica: le hanno dato il codice verde con glicemia a 512, nessuno ha capito che aveva un infarto”

Ospedali Riuniti Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Reggio Calabria, lo straziante racconto di una nipote sofferente per la morte incombente della nonna “che forse si poteva evitare”

Una lettrice di StrettoWeb ci ha inviato una lettera struggente raccontando le particolari vicissitudini che hanno portato a “condizioni irrecuperabili” della nonna del suo fidanzato. Di seguito pubblichiamo integralmente il testo della drammatica testimonianza:

“Ci tenevo a raccontarvi un accaduto di oggi, che purtroppo riguarda la malasanità dell’ospedale di Reggio Calabria (ma anche i medici curanti negligenti). So che ormai questo discorso è un fatto noto ai più, ma questa situazione continua a perdurare nonostante in molti, chi con le buone chi con le cattive, cerca di far cambiare.
Spiego come si sono svolti i fatti.
In data odierna (ieri, venerdì 24 gennaio 2020, ndr), circa alle ore 10.00, portiamo in ospedale la nonna del mio ragazzo, diabetica di anni 70. Da due giorni lamentava dolori – non specifici, più che altro un malessere generale – dolore allo stomaco ed alla schiena. Abbiamo provveduto a chiamare il medico curante e ad informarlo della situazione, e lui ci ha rassicurato dicendoci che era il virus che purtroppo stava correndo e di farle una puntura per bloccare il vomito (nonostante la nonna non abbia mai vomitato). La situazione va precipitando ieri sera, dal momento in cui la nonna stava talmente male da non riuscire nemmeno a muoversi. Essendo diabetica, misuriamo subito la glicemia e, nonostante non avesse mangiato nulla, viaggiava intorno ai 300. Chiamiamo di nuovo il medico curante, che suggerisce di aumentare le unità di insulina e di continuare con le punture per il dolore allo stomaco. Forse era il caso di visitarla di persona essendo una signora anziana e diabetica, ma secondo lui non era il caso. Questa mattina la situazione precipita ancor di più dopo la misurazione del diabete, di 512, e l’incapacità di riuscire a muoversi della nonna. La portiamo in ospedale, dopo aver aspettato 10 minuti che arrivasse qualcuno al triage chiediamo una sedia a rotelle, che arriva dopo circa mezz’ora. Sorvolo sull’indelicatezza dell’infermiera dell’accettazione, che si rivolge alla nonna in modo seccato e quasi con aria sufficiente. La informo delle condizioni, chiedendo se fosse possibile prima di farla entrare in pronto soccorso di misurare nuovamente il diabete e la pressione, ma l’infermiera era sprovvista dei macchinari adatti. Suggerisco di usare quelli da casa della nonna, che avevamo dietro ma lei ci manda direttamente in pronto soccorso con un volontario (assicurandosi che quest’ultimo riportasse la sedia a rotelle una volta sistemata la nonna in sala d’aspetto). In mancanza della sedia, la nonna è stata fatta accomodare nelle sedie di ferro, e la sua aria ha iniziato a diventare ancor più sofferente. Cerchiamo di prestare pazienza, perché essendo io proveniente da una famiglia di infermieri so che spesso e volentieri molti “errori” non sono voluti dal personale ma la mancanza di esso e di strutture sufficientemente adeguate alla cura del paziente. Purtroppo, quando vedo passare davanti a noi un uomo con il naso rotto, all’uscita di quest’ultimo decido di chiedere insistentemente che la nonna venisse guardata da una dottoressa. Una volta all’interno della sala, scopriamo di essere stati messi in codice VERDE. Una signora di 70 anni, diabetica, con la glicemia a 512 era in codice VERDE, dopo di un uomo con il naso rotto! La dottoressa di turno propone subito un elettrocardiogramma poiché la nonna aveva dolore allo stomaco e alla schiena, ma sentiva anche la tachicardia. Come sospettato, l’elettrocardiogramma non esce positivo, e tra le imprecazioni della dottoressa per l’incompetenza del triage scopriamo che probabilmente la nonna potesse avere un’ IMA (insufficienza miocardio acuta). Ci accompagna di fretta in cardiologia dove la dottoressa è molto infastidita nel doverci far passare prima e perciò posticipare i suoi appuntamenti, ma sorvoliamo anche su quello: speravamo infatti che la dottoressa potesse essersi sbagliata. Dopo la visita ci fanno scendere di nuovo al pronto soccorso (fortunatamente la nonna era stata posizionata su una barella, molto più comoda della sedia di ferro di prima) e ci dicono di aspettare i referti. Bene, da lì passano DUE ORE prima che ci facciano sapere qualcosa dalla Cardiologia. Due ore. La nonna inizia a stare peggio, diventa di un colorito giallo e inizia a sentire mancamenti. NOI avvertiamo le infermiere e NOI suggeriamo di misurare la pressione: era a 57. A quel punto la dottoressa di prima di incazza e comincia a chiamare la cardiologia per avere risposte, che purtroppo non arrivano. Di sopra nel frattempo era cambiato il turno ed il medico attuale, sottovoce ma non in maniera impercettibile, si inalbera per la situazione rimproverando chi ancora c’era del turno precedente per la scarsa attenzione al caso. Perché? Perché la nonna aveva in corso un infarto. Dall’orario in cui eravamo arrivati. Aveva l’ infarto mente l’infermiera del triage ci ha fatto aspettare 30 minuti per una sedia a rotelle e per l’accettazione. Aveva un infarto mente, in codice verde, vedeva passare davanti a lei un signore con naso rotto. Aveva un infarto mentre era seduta sulla sedia di ferro. Aveva un infarto mentre il barelliere che la portava di sopra con noncuranza, per sbaglio ovviamente, ha sbattuto la barella schiacciandole la mano contro il muro. Aveva un infarto e non si è lamentata un attimo. Perché, come ci ha informato il medico, una persona diabetica il dolore al cuore lo avverte molto di meno. Infine, la ricoverano per farle una coronaria, ma non possono: la pressione continuava a scendere perciò volevano aspettare che si stabilizzasse, ma ciò non avveniva. Così decidono di procedere lo stesso, per mettere uno stent che divaricasse le coronarie e facesse passare il sangue. Purtroppo così non è stato. Due delle tre coronarie erano chiuse e l’altra aveva solo un piccolo “spiraglio”, chiamiamolo così. Hanno provato ad inserire lo stent, ma la nonna è andata in arresto cardiaco più volte. Tutto questo ci viene detto dal medico, che ci informa che purtroppo non possono fare più nulla… La nonna sta morendo. Possiamo solo aspettare che passino 72 ore, così da riprovare con uno stent; il bypass era fuori discussione. La pressione era scesa a 37 ed il cuore era troppo debole. In questi casi il dolore è tanto, la tristezza ancora di più perché di fronte a queste cose non si possono mai avere certezze, non sai se affidarti a Dio, ai medici, alla forza dei tuoi cari… Però non puoi fare a meno di renderti conto che SE il medico curante si fosse degnato di fare una visita DI PERSONA e non tramite IL TELEFONO, forse se ne sarebbe accorto, anziché limitarsi a punture contro il vomito. Non puoi fare a meno di renderti conto che SE l’infermiera del triage avesse messo da subito un codice ROSSO e non VERDE ad una signora di 70 anni diabetica con la glicemia a 512 e dolore allo stomaco, forse l’infarto si sarebbe potuto prendere prima che una coronaria si sigillasse del tutto e l’altra a metà. Ti rendi conto anche che quella dottoressa e quel dottore che si sono resi conto del REALE problema hanno fatto tutto il possibile ma che l’incompetenza, la maleducazione, la mancanza di tatto, la mancanza di empatia ma soprattutto la mancanza di CONOSCENZA DEL PROPRIO MESTIERE hanno avuto la meglio e forse, che Dio non voglia, sono stati i responsabili della morte di una persona. Della sofferenza di una figlia, un nipote, un fratello. Del dolore di una morte che forse si poteva evitare”.

Lettera firmata