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‘Ndrangheta, il retroscena sul maxi blitz contro i Labate di Reggio Calabria: le vittime hanno denunciato dopo estorsioni di 200 mila euro

‘Ndrangheta, maxi blitz contro la cosca Labate di  Reggio Calabria: gli imprenditori hanno denunciato di essere vittime di ripetute estorsioni

Alcuni affermati imprenditori reggini del settore edile e immobiliare, dopo un’iniziale ritrosia per il timore di subire rappresaglie, hanno collaborato, per la prima volta, con i magistrati della Dda di Reggio Calabria. E’ quanto emerge dall’operazione “Helianthus” condotta dalla polizia contro la cosca Labate di Reggio Calabria. Gli imprenditori hanno denunciato di essere vittime di ripetute estorsioni consistenti nel pagamento di somme di denaro, anche nell’ordine di 200 mila euro, ad esponenti di rilievo e luogotenenti del clan Labate o nell’imposizione dell’acquisto di prodotti dell’edilizia in attivita’ commerciali nella disponibilita’ del clan. Tra gli elementi di vertice e luogotenenti della cosca figurano il boss Pietro Labate a cui il provvedimento restrittivo e’ stato notificato in carcere essendo detenuto per altra causa, al fratello Antonino reggente della cosca durante il periodo di latitanza di Pietro, al cognato (di entrambi) Rocco Cassone e ad altre nuove leve della consorteria. Le indagini della Polizia di Stato, coordinate dalla Dda di Reggio Calabria, sono state condotte sulla base di intercettazioni e dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, grazie alle quali e’ stato possibile focalizzare le vicende criminali che hanno portato al potenziamento della cosca. Oggi, secondo gli investigatori, il clan e’ una articolazione che trova forza nei legami di sangue che uniscono i componenti di vertice ad altre potenti cosche e nei solidi rapporti di alleanza con famiglie ‘ndranghetistiche dei tre mandamenti.