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Strane coincidenze e un destino avverso, l’addio a Kobe Bryant: il ‘Mamba’ arrivato da Reggio Calabria all’Olimpo NBA

Dal PalaBotteghelle di Reggio Calabria allo Staples Center di Los Angeles, il viaggio di Kobe Bryant: l’anima reggina del campione dei Lakers scomparso fra coincidenze nefaste e un destino avverso

È il 1986, al PalaBotteghelle di Reggio Calabria gioca Joe Bryant, ala grande con un passato da oltre 500 partite in NBA fra Sixers, Clippers e Houston. Palmares mica male per giocare in A2.

Ogni tanto sul parquet, nell’intervallo delle partite, c’è un ragazzino nero, inconfondibile. La palla a spicchi è la sua migliore amica, si sforza di fare qualche tiro con un pallone più grande di lui. Gli spettatori si divertono, lo guardano con curiosità e amore. Lui osservando il basket dei grandi sogna di ripercorrere le orme di papà e un giorno fare il grande salto in NBA. Il piccolo Kobe Bryant farà anche di meglio. Da Reggio Calabria allo Staples Center di Los Angeles, il ragazzino che masticava un po’ di dialetto reggino, si è fatto uomo nella metropoli americana, ha riportato i fan dei Lakers ai tempi dello ‘Showtime’, ha vinto 5 anelli e impresso a fuoco la leggenda del ‘Black Mamba’ nella storia americana.

Kobe bryant

Incredibile ma vero, fra le pagine di quella magnifica favola sportiva raccontata dall’NBA c’è anche un pizzico di Reggio Calabria, legame rafforzato anche dall’avvento di Manu Ginobili, ma quella è un’altra storia…

Restiamo su Kobe Bryant, da qualche giorno i riflettori sono forzatamente puntati su di lui. Lo scorso 26 gennaio, una notizia che mai avremmo pensato raccontare, ha sconvolto le vite di tutti gli appassionati sportivi, riducendo la distanza che separa Los Angeles da Reggio Calabria, unite da un filo sottile di dolore che non conosce confini geografici: Kobe Bryant ha perso la vita in un incidente in elicottero insieme alla figlia ‘Gigi’ e altre 7 persone.

Una tragedia che sfugge ad ogni possibile interpretazione logica, seppur presenti delle coincidenze che fanno riflettere.

Kobe Bryant

LaPresse

Kobe Bryant ha reso iconico il numero 24, indossato per gran parte della sua carriera in maglia Lakers. La figlia, vestiva la casacca numero 2. La somma dei due numeri dà 26, il giorno della sua morte. Nello stesso giorno Calabria ed Emilia Romagna, le due terre a cui il ‘Black Mamba’ era più legato (trascorse 3 anni a Reggio Emilia, ndr), erano unite dall’immaginario filo della politica intrecciato con le elezioni regionali. La dipartita di Kobe è avvenuta a causa di un triste incidente in elicottero per cause ancora da definire. Nel 2016, la puntata del cartone animato ‘Legends of Chamberlain Height’ aveva inscenato la morte di Kobe Bryant avvenuta dopo uno schianto in elicottero. Una serie di coincidenze, teorie, segni del destino. Non lo sapremo mai.

Kobe bryantQuel che sappiamo invece è che Kobe Bryant è anche nostro. Il bambino che a Reggio i coetanei chiamavano ‘fagiolino’ da Bean, suo secondo nome; il ragazzino che ha scambiato qualche parola, giocato e sorriso insieme ad altri piccoli reggini; colui che ha imparato i fondamentali del basket allenato da Rocco Romeo, ha fatto parte della storia di Reggio Calabria e da Reggio Calabria ha posto le basi della sua leggendaria carriera. Kobe è un patrimonio cittadino che dobbiamo ricordare con orgoglio, un esempio per i nostri figli, un vanto che dà lustro alla nostra città fin troppo spesso citata solo per esempi negativi. Per ricordare Kobe Bryant adesso basta alzare gli occhi al cielo: quella stella che brilla ha un po’ le sembianze del numero 24, non vedete anche voi?