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Fatta giustizia per Bova Marina: amministrazione Squillaci assolta dopo 8 anni di calvario giudiziario per la vertenza Panzera, ha difeso gli interessi pubblici nel rispetto della legge

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Vertenza Panzera: l’amministrazione Squillaci di Bova Marina ha difeso gli interessi pubblici, nel rispetto della legge. Assolta perché il fatto non sussiste

I processi fatti fuori dai tribunali distruggono chi ne è vittima. La Calabria è una delle realtà che maggiormente presenta rischi in tal senso, perché sono sufficienti parole come ‘colluso’ e simili per marchiare a vita un uomo, prima ancora che un eventuale processo abbia inizio. E il discorso vale per i singoli come per intere comunità, o per gruppi politici, associazioni e quant’altro.

Quanto accaduto a Bova Marina ne è la prova. Per raccontare questa storia andiamo con ordine, perché inizia nel 2011 e termina pochi mesi fa. A parlare ai microfoni di StrettoWeb, oggi, è Tito Squillaci, ex consigliere comunale di Bova Marina, nonché fratello dell’ex sindaco, Giovanni Mario Squillaci. “Ero consigliere comunale con delega alla cultura e alle minoranza linguistiche – racconta Squillaci -. Nel 2008 abbiamo costituito la lista civica “Nuovi Orizzonti” capeggiata da mio fratello, con la quale abbiamo vinto le elezioni contro avversari che rappresentavano la classe politica storica di Bova Marina; ci siamo posti come alternativa al ristretto gruppo di persone che da decenni gestiva la vita politica del nostro paese. La nostra lista rappresentava un elemento nuovo dal punto di vista della formazione, ma soprattutto della forma mentis. Volevamo cambiare rotta e dare una svolta al paese e la gente ci ha dato fiducia, ma lì è iniziato il nostro calvario. Ci siamo trovati pressoché soli contro tutti, subendo persino atti intimidatori. Al comune abbiamo ereditato una situazione pesantissima sul piano finanziario, con debiti per circa otto milioni di euro, più 1 milione e 200.000 euro di debiti fuori bilancio, non riconosciuti dalla precedente amministrazione. Inoltre, c’era un’evasione fiscale elevatissima”.

carabinieri di sera“Ma non solo – precisa l’ex consigliere comunale – perché abbiamo avuto anche un’eredità pesante sul piano sociale: c’era stata l’operazione “Bellu lavuru” e l’amministrazione precedente alla nostra ne era uscita malissimo, i magistrati avevano definito Bova Marina “blindata dalle cosche” e risultava un asservimento dell’amministrazione ad interessi privati. Noi, dunque, ci siamo trovati ad amministrare in una situazione debitoria pesantissima, senza risorse e senza liquidità. L’opposizione ha iniziato da subito una campagna micidiale di denigrazione, con attacchi continui sulla stampa e nel paese, creandoci numerose difficoltà. Il loro obiettivo era quello di togliere di mezzo la nostra esperienza amministrativa, e ci sono riusciti. Lo scontro si è fatto molto duro. Ci sono stati persino arresti, a causa di illeciti che erano emersi nel corso dell’attività amministrativa“.

La situazione si è ulteriormente complicata il giorno in cui, come nostra abitudine, abbiamo deciso per l’ennesima volta di rispettare la legge. Dal pagamento di debiti fuori bilancio, infatti, era emerso che il nostro vicesindaco Giuseppe Panzera aveva in corso un contenzioso con il comune, che aveva omesso di riferire, come doveroso, al momento della sua elezione. Non è legittimo che chi ha un contenzioso con un ente pubblico sia amministratore di quello stesso ente. Noi, appena scoperto, abbiamo fatto emergere l’incompatibilità, dichiarando decaduto il consigliere ed effettuando una surroga con il primo dei non eletti. Il vicesindaco Panzera – spiega ancora Squillaci – ha opposto ricorso contro la nostra decisione, ma per un errore, il giorno della discussione in tribunale, l’avvocato difensore del comune (un giovane tra i tanti ai quali, a rotazione, affidavamo le cause) non si è presentato all’udienza. Il comune, dunque, è stato giudicato in contumacia e ha perso la causa. Avverso tale sentenza anche noi abbiamo opposto ricorso, ma anche questa volta c’è stato un imprevisto tecnico: il ricorso è stato presentato in ritardo e quindi rigettato per decorrenza dei termini, senza che il tribunale entrasse nel merito della questione”.

Rimaneva, dunque, valida la prima sentenza, che sanciva il diritto del vicesindaco Panzera a conservare la carica di consigliere, “ma questo non implicava che egli lo fosse in automatico – precisa Squillaci – in quanto il reintegro di un consigliere dichiarato decaduto deve essere effettuato dal consiglio comunale. È stato, pertanto convocato un consiglio con all’ordine del giorno proprio il reintegro di Panzera. Per quel consiglio il sindaco aveva predisposto che venissero convocati i 17 consiglieri in carica in quel momento, tra i quali vi era la consigliera Errante, che era subentrata al vicesindaco decaduto, in modo da poter dichiarare decaduta la Errante e reintegrare Panzera. L’ufficio preposto, però, ancora una volta per problemi di interpretazione, vista la particolarità della situazione, ha depennato la Errante, fino a quel momento ancora consigliere in carica, e ha convocato al suo posto Panzera, non ancora reintegrato nelle sue funzioni. La sera del consiglio, dunque è emerso un insanabile vizio di forma, poiché non era stato convocato un consigliere in carica, e per tale motivo il sindaco ha comunicato la necessità di rimandare il consiglio di qualche giorno per rifare le convocazioni. C’è da dire che all’epoca il consiglio comunale di Bova Marina era composto da 17 membri, e in quel momento vi erano 9 membri di maggioranza e 8 di minoranza. Ma Panzera, dopo la dichiarazione della sua decadenza, era passato all’opposizione, per cui con il suo reintegro noi avremmo perso la maggioranza, e questo era l’obiettivo dell’opposizione in quel consiglio comunale. L’emergere delle suddette problematiche, che avrebbero allontanato la prospettiva di fare cadere l’amministrazione, ha creato in aula un forte clima di tensione, che ha portato anche a urla. L’atmosfera si era fatta molto pesante e mentre noi della maggioranza lasciavamo l’aula, hanno persino cercato di sottrarre con la forza il registro del segretario comunale. A quel punto, andati via sindaco, segretario e tutta la maggioranza, l’opposizione ha proseguito da sola con un consiglio comunale farsa. Erano 8 consiglieri, ma la maggioranza richiesta era di 9, per cui hanno pensato bene di utilizzare Panzera, prima che fosse stato reintegrato, per raggiungere il numero legale e successivamente hanno proceduto al suo reintegro, con lo stesso Panzera che assicurava il numero legale e votava per reintegrare se stesso! Il giorno seguente tutti i consiglieri di opposizione, compreso Panzera, si sono dimessi, ottenendo il riconoscimento di tali dimissioni da parte della prefettura (!). Così la nostra esperienza amministrativa si è conclusa”.

bova marinaDopo tutta questa odissea e questi arzigogolati sotterfugi e raggiramenti della legge, “il nostro ex vicesindaco, con il sostegno e le testimonianze giudiziarie di tutta l’opposizione e di altri soggetti vicini a loro politicamente, ha denunciato tutta la maggioranza per abuso di ufficio e altri reati“. Iniziata nel 2011, la vicenda giudiziaria si è conclusa con la sentenza dello scorso luglio, che è molto chiara: tutti assolti con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste.È emerso, infatti – scrivono i magistrati – come le scelte degli amministratori del comune di Bova Marina siano state ispirate al perseguimento di interessi pubblici, nel rispetto della legge, supportati costantemente nelle decisioni dal parere tecnico di soggetti professionisti”.

Vicende come la nostra sono micidiali per il nostro territorio – considera amareggiato Tito Squillaci -, noi siamo stati combattuti duramente per aver avviato un’azione vera e profonda di cambiamento. Nel nostro territorio chi mette le mani sui problemi reali viene bloccato in questo modo. Sei mesi dopo la caduta della nostra amministrazione il comune di Bova Marina è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. La relazione ha parlato di forte condizionamento dell’apparato burocratico, in quanto l’amministrazione era caduta ormai da tempo. Dopo due anni e mezzo è stato eletto un nuovo sindaco, poi arrestato, e il comune ha subito un nuovo commissariato per infiltrazioni mafiose. Tutto questo credo sia la dimostrazione che, se la comunità non fa la sua parte con un profondo cambiamento di mentalità, i commissariamenti non possono bastare. Purtroppo viviamo in un contesto sociale e culturale che non si stupisce del clientelismo e delle collusioni. La gran parte delle persone non comprende che sono proprio questi fenomeni a creare degrado, sottosviluppo e disoccupazione. Tali modalità di fare politica vengono accettate come normali e questo blocca la possibilità di un cambiamento serio. La nostra terra è ricca di risorse, anche umane, ma questi meccanismi costringono i giovani ad andare via. Se si vuole il cambiamento bisogna pagare, perché noi sopravviviamo senza creare sviluppo e perché c’è chi continua a gestire la cosa pubblica a fini privatistici”. Queste le conclusioni di Tito Squillaci, che insieme al proprio gruppo, nel periodo in cui hanno amministrato Bova Marina, è stato promotore di innumerevoli iniziative culturali, tra le quali l’avvio delle attività del parco archeologico Archeoderi, che ha vissuto in quegli anni momenti di alto profilo.

E’ stato un vero e proprio calvario giudiziario quello vissuto dall’amministrazione Squillaci: sono stati anni in cui gli ex consiglieri e il sindaco hanno vissuto un incubo, insieme alle proprie famiglie, per un processo di fatto costruito sul nulla. I magistrati hanno accertato che essi avevano sempre rispettato la legge, nonostante gli avversari politici abbiano sostenuto a gran voce il contrario, marchiandoli agli occhi di una comunità e di un intero territorio. I processi devono svolgersi nelle aule di tribunale e non sui giornali o sui social network, o peggio ancora nei bar. E questa lunga storia ne è la prova. La speranza per una Calabria che guardi al futuro dovrebbe partire proprio da qui.