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Reggio Calabria, Ospedale Riuniti in ginocchio, a Capodanno si rischia il collasso dei reparti più importanti: addio ad altri 55 infermieri

Ospedali Riuniti Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Entro qualche giorno gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria potrebbero ritrovarsi sull’orlo del baratro: oltre 50 dipendenti saranno lasciato a casa. Chi si occuperà dei pazienti?

Se tutto va bene siamo rovinati. E non è un eufemismo, non è un’esagerazione, non è retorica. Quanto sta accadendo al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, meglio noto come Ospedali Riuniti, ha dell’incredibile: nei prossimi giorni potrebbero venire a mancare i requisiti minimi per assicurare i Livelli essenziali di assistenza (LEA).

In data odierna almeno 55 dipendenti a tempo determinato del personale infermieristico hanno ricevuto comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro, “per sostituzione personale assente“. Il contratto, dunque, “si risolve a far data dal 01.01.2020 (ultimo giorno lavorativo 31.12.2019)“. In apparenza potrebbe sembrare una normale risoluzione di contratto di lavoro a tempo determinato, ma a ben pensarci così non sarà perché a rimetterci, ancora una volta, saranno i pazienti. “Noi sapevamo già che prima o poi il contratto non sarebbe stato rinnovato – ci raccontano alcuni dipendenti -, ma ci lascia perplessi il fatto che non ci siano concorsi in vista. Come ci sostituiranno? Non pretendiamo la stabilizzazione, ovviamente, ma cosa accadrà ora? Ci manderanno a casa e chiuderanno l’ospedale o assumeranno nuovi dipendenti? Per farlo, però, dovrebbero avere il tempo materiale necessario per l’assunzione e per la formazione, e questo tempo allo stato attuale non c’è“.

medici ospedaleL’ospedale si trova allo stato attuale in una situazione terribile e sul nostro territorio è la struttura migliore – raccontano ancora gli infermieri – già con noi c’è carenza di personale e si riesce a malapena ad assicurare i livelli essenziali di assistenza, indispensabili per qualsiasi ospedale. Dalla regione non è arrivata nessuna comunicazione in merito alla proroga dei nostri contratti, dunque l’Azienda ospedaliera ci ha inviato le lettere di fine rapporto”. In sostanza la Regione Calabria si è dimenticata di questi dipendenti e soprattutto si è dimenticata di dover assicurare la salute dei propri cittadini.

Può darsi che lunedì sapremo qualcosa di certo in merito al futuro dell’ospedale e del personale“, ma di fatto dal 1 gennaio i Riuniti si ritroveranno in ginocchio. E questo è un dato concreto considerando che in genere il 1 gennaio è uno dei giorni dell’anno in cui si ha una maggiore affluenza di pazienti in pronto soccorso. Ma questo è il minimo e sarà solo l’inizio. “Le lettere sono arrivate via mail ai nostri direttori di reparto, molti colleghi sono in ferie e ancora non sanno nulla. Eravamo convinti di proseguire vista la carenza e visto che non ci sono concorsi previsti, anzi in 10 anni ne sono stati banditi tre e tutti e tre sono stati bloccati. Eppure se pensiamo ai pensionati e a quelli che si pensioneranno con Quota 100, noi precari potremmo andare a compensare dei vuoti diversamente incolmabili“, raccontano.

La situazione è ai limiti del catastrofico: “Ci sono reparti che hanno 7-8 unità di personale a tempo indeterminato. Molti capi reparto si sono già mobilitati perché si rischia il collasso. Noi ci preoccupiamo per il nostro lavoro, ma l’ospedale dovrebbe preoccuparsi della sua stessa sopravvivenza a queste condizioni. Ci saranno reparti letteralmente messi in ginocchio. Quello messi peggio sono l’Unità Coronarica, il blocco onco-ematologico, ma anche la medicina, il pronto soccorso, la rianimazione. Con una simile carenza di personale si verranno a creare problemi di ordine pubblico“.

L’anno nuovo potrebbe iniziare dunque con un suicidio da parte degli Ospedali Riuniti, a meno che qualcosa in ballo per sostituire il personale lasciato a casa non ci sia e semplicemente non ne sia stata data comunicazione. Ma conoscendo i tempi burocratici all’italiana (o peggio ancora alla ‘calabrese’), è molto difficile che in cinque giorni si possa risolvere tutto. E intanto istituzioni cittadine e regionali restano a guardare una sanità sempre più alla deriva, anzi potrebbero essere loro stessi, con l’inezia tipica ormai da troppi anni della nostra politica, ad accendere la miccia dell’incredibile botto di Capodanno ai Riuniti. E speriamo che non si facciano male nell’accenderlo, perché poi rischiano di trovare l’ospedale vuoto e senza personale qualificato.