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Gianni Rivera: “il Pallone d’Oro vinto cinquant’anni fa? Sarebbe stato giusto dividerlo per darlo a tutti i compagni che avevo al Milan”

Gianni Rivera ai Lunatici di Rai Radio2: “il Pallone d’Oro vinto cinquant’anni fa? Sarebbe stato giusto dividerlo per darlo a tutti i compagni che avevo al Milan. La rivalità con Mazzola? Un’assurdità tecnica e tattica”

Gianni Rivera è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì dalla mezzanotte e trenta alle sei del mattino.

L’ex golden boy del calcio italiano ha raccontato alcune cose di se: “Il mio rapporto con la notte? Sono sempre andato a dormire. A parte un paio di volte nel corso di tutta la mia vita in cui ho fatto un po’ più tardi andando fuori con degli amici”.

Rivela ha raccontato: “Continuo ad avere una attività legata alla Federazione Calcio Italiana. Sto aspettando di capire come funziona questo famoso club Italia di cui faccio parte. Poi ho preso il patentino da allenatore professionista, magari prima o poi qualche società a forza di cambiare allenatore proverà a prendere uno che non l’ha mai fatto. Però credo di capirne qualcosa. Il pallone d’oro? L’ho vinto cinquant’anni fa. Fui molto felice. Avevamo vinto parecchio come Milan, avevamo vinto la Coppa Campioni, la Coppa Intercontinentale, voleva dire essere in grado di raggiungere quell’obiettivo. Sarebbe stato giusto dividere il pallone d’oro in tanti pezzettini per darlo anche a tutti i miei compagni”.

Sugli esordi: “Ho esordito in Serie A che non avevo ancora 16 anni. Mi interessava giocare, avevo questa grande passione, mio padre mi ha aiutato molto, mi portava in giro ovunque, a giocare nei prati, vicino allo stadio dove scendeva in campo l’Alessandria, giocavo all’oratorio. Lui aveva questa grande passione ma non aveva potuto svilupparla, mio nonno faceva il contadino e voleva che lui lavorasse e basta. Ai miei tempi i calciatori non avevano le manie di oggi. Eravamo proprietà della società, non eravamo liberi di andare dove volevamo. Era la società che era libera di darci via oppure tenerci”.

Sul gol segnato alla Germania nella semifinale dei Mondiali: “Parlarne è sempre un piacere, ogni tanto racconto come sono andati i fatti. Ero convinto di aver fatto gol di sinistro, poi ho visto il portiere che stava andando a buttarsi e ho cambiato direzione. Ma ero convinto di aver utilizzato il piede sinistro. Invece mi sono accorto che ho calciato col destro. E’ stato un talento particolare, ho fatto una cosa talmente veloce da non essermene accorto. Dopo il 3-3 mi sono sentito responsabile, c’ero io sul palo della nostra porta, avrei dovuto respingere la palla. Non ci sono riuscito, quindi mi sono sentito responsabile. Allora ho detto che avrei dribblato tutti e avrei segnato. Ma dopo aver visto il bianco dei tedeschi, ho capito che era impossibile. E che avrei dovuto far gol in un altro modo. Quel gol è stato il più importante, ma tutti i gol sono belli”.

Sulla rivalità con Mazzola: “Nessuno di noi due ha capito cosa significasse questo cambio automatico che si doveva fare. Mazzola doveva giocare il primo tempo e io il secondo, a prescindere di come andava il primo tempo. Questa era una assurdità tecnica e tattica. La politica giornalista e sportiva si intrometteva dove non doveva e faceva dei danni. Valcareggi ha subito questa pressione, sia Sandro che io non abbiamo mai capito perché dovesse essere così. Perché io dovevo giocare il secondo tempo a prescindere? Adesso una cosa del genere non potrebbe succedere”.

Sulla nazionale: “Mancini sta lavorando bene, anche se non abbiamo incontrato squadre fortissime. Ora dobbiamo prepararci a superare anche le squadre che magari hanno qualcosa in più di noi”.