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La cultura del lavoro, la vergogna di Ferrovie della Calabria e la buona azione di un autista che ha portato i pendolari a Reggio per umanità

I disservizi di Ferrovie della Calabria e i disagi degli utenti della provincia: una battaglia quotidiana nella giungla del trasporto pubblico calabrese

E’ accaduto di nuovo. Perché le cose peggiori, in Calabria, succedono sempre di nuovo. Perché nella nostra bella regione, dove tutti piangono la mancanza di lavoro, manca anche spesso la cultura del lavoro. Ed è così che nuovamente un servizio fondamentale come quello del trasporto pubblico viene a mancare proprio in quei territori che ne avrebbero maggiore bisogno. Ed è anche così che, chi ha la fortuna di avere un posto di lavoro, decide di abbandonarsi alla nullafacenza, senza minimamente considerare le esigenze di decine di utenti, come nel caso dei trasporti, che ogni giorno viaggiano e si spostano per motivi di studio o di lavoro.

Anche questa mattina, come già vi avevamo documentato qualche settimana fa, la corsa n°34 di Ferrovie della Calabria che parte da Santa Cristina d’Aspromonte e arriva a Reggio Calabria è stata soppressa. O meglio, è stata annullata senza alcuna comunicazione di alcun tipo agli utenti. Dell’autobus, che dovrebbe passare da Sant’Eufemia d’Aspromonte alle 07:35 e arrivare a Reggio alle 08:20, alle 07:55 non si vedeva nemmeno l’ombra. Alcuni utenti hanno dunque deciso di contattare gli uffici aziendali e solo in quel momento è stato comunicato loro che l’autobus aveva subito in guasto e dunque la corsa era stata soppressa, con buona pace di chi doveva raggiungere il posto di lavoro o un’aula universitaria. Al coordinatore che ha risposto alle chiamate è stato anche chiesto se fosse possibile inviare un mezzo sostitutivo, ma la risposta è stata negativa. E non basta, perché il coordinatore in questione ha anche detto: “E che possiamo fare noi?“.

Che possiamo fare. Tipica frase che noi calabresi siamo costretti a sentirci dire negli uffici più disparati. Tipica frase alla quale dovremmo cominciare a rispondere così, per esempio: “Che puoi fare? Puoi iniziare a lavorare seriamente, coordinando uomini, mezzi e risorse, visto che è quello che è il tuo compito, in maniera tale da non creare disagi a decine di utenti per un mal di pancia dell’autista o per una gomma forata. Potresti, per esempio, alzare il telefono e mandare uno dei tanti autisti liberi a sopperire al disservizio“.

La corsa 34, a dire il vero, è da sempre soggetta a ritardi, soppressioni improvvise, disservizi di vari natura. Si tratta di una corsa utilizzata ogni giorno da decine di studenti universitari e di lavoratori che si recano a Villa San Giovanni o a Reggio Calabria; un collegamento fondamentale e indispensabile per i comuni aspromontani in questione, eppure è segnalata – e anche considerata – come scolastica, quando di fatto gli studenti delle scuole superiori non usufruiscono di quella corsa, bensì di quella precedente. E’ una delle corse, su quella tratta, con il più alto numero di viaggiatori paganti, ovvero tutti, perché anche questo dell’utenza non pagante è un problema serio da risolvere dando direttive obbligatorie agli autisti e senza lasciar fare loro “a sentimento”.

In ogni caso, in tutta questo ingarbugliata mancanza di organizzazione da parte di un’azienda come Ferrovie della Calabria, la vicenda di questa mattina si è risolta con un lieto fine: un autista della medesima compagnia, che passava casualmente in quel momento con il mezzo vuoto, ha deciso di farsi carico lui del trasporto degli utenti rimasti a piedi. Un gesto di umanità più unico che raro, purtroppo, ma che non doveva rendersi necessario: sarebbe bastata una maggiore organizzazione a livello aziendale. Tra i passeggeri rimasti a piedi c’erano lavoratori e universitari, questi ultimi con un corso obbligatorio da seguire e la cui lezione di oggi non potevano saltare per alcun motivo. Cultura dello studio e cultura del lavoro, insomma. Speriamo che almeno i nostri giovani riescano a farne uno stile di vita, perché a giudicare da questi episodi ne abbiamo un bisogno estremo.