7 buoni motivi per dire sì al Ponte sullo Stretto di Messina

Ponte sullo Stretto di Messina: un’opera necessaria, ma accantonata

“Nella temperie di annunci di opere megagalattiche, a giorni alterni, di improbabile realizzazione (come ad esempio il megatunnel che dovrebbe attraversare, via mare, la città di Palermo) assistiamo attoniti all’accantonamento di idee progettuali che tanto potrebbero essere utili alla Sicilia e non solo. Ricordiamoci infatti che il rilancio del Meridione, e della Sicilia che ne rappresenta un’ampia fetta, è indicato dagli esperti come la chiave di volta per un rilancio complessivo dell’economia nazionale che non potrà sempre contare, in via esclusiva, sulla locomotiva lombardo-veneta per reggere il confronto con i giganti dell’economia mondiale. Pensare in grande, in questo caso, sarebbe utile ed opportuno, per quanto riguarda le infrastrutture, al fine di dare seguito ad uno sviluppo in grado di limitare l’attuale gap esistente tra sud e nord del paese”. A dirlo è Roberto Di Maria, Ingegnere Civile Trasportista e Dottore di ricerca in Ingegneria delle Infrastrutture dei Trasporti.

Anche per Di Maria è evidente che l’occasione mancata più grande di tutte è rappresentata, in tal senso, dal Ponte sullo Stretto, opera già appaltata e contrattualizzata ma incredibilmente bloccata: “Caso più unico che raro, nella storia mondiale, di annullamento, anzi “caducazione” di un contratto per Legge. E che, vedremo presto, sanzionabile con pesanti penali a favore del contraente, che si è visto sottrarre all’improvviso l’aspettativa di utile su qualcosa come 8 miliardi di Euro di prestazioni. Proprio nei prossimi giorni è previsto il parere di legittimità dei giudici della Corte Costituzionale sulla legge stessa, al fine di stabilire i criteri di indennizzo che potrebbero essere molto penalizzanti per lo Stato”- ricorda Di Maria.

Perché è necessario il Ponte sullo Stretto

Realizzare l’opera comporterebbe invece, oltre all’ attivazione di un rilancio dell’occupazione con la creazione di posti stimati (fonte ANCE Calabria) in 100.000 per 8 anni, le seguenti ricadute positive sul territorio siciliano:
Fine dell’isolamento della rete infrastrutturale siciliana dalla rimanente rete nazionale: in questo modo si favorirebbe il rilancio del trasporto delle merci via terra, in particolare per quanto riguarda la rete ferroviaria. La convenienza della ferrovia, in questo senso, si esprime oltre gli 800 km di distanza, e pertanto si promuoverebbe l’utilizzo dello spostamento su ferro che, all’interno dell’isola, non converrebbe essendo impossibile raggiungere tale distanza.
Estensione alla Sicilia della rete ad alta velocità: impensabile estendere il servizio oltre lo stretto in assenza di un’infrastruttura stabile di collegamento. I treni AV, infatti, non sono “traghettabili” perché a composizione bloccata, a differenza degli attuali Intercity realizzati con carrozze tradizionali che, però, ne limitano la velocità ben al di sotto dei livelli AV. Ragion per cui il vettore aereo, che non ha confronti con il treno per tempi di percorrenza, continua ad operare in regime di sostanziale monopolio, favorendo le sperequazioni in termini di tariffe di cui tanto si parla proprio in questi giorni, a danno dei viaggiatori siciliani.
Drastica riduzione dei tempi di percorrenza su gomma nei collegamenti da e per il continente, tuttora gravati dai tempi di attesa all’imbarco, di navigazione e di coda allo sbarco, con grave danno per la competitività di tutti gli operatori economici siciliani rispetto a tutti gli altri operatori nazionali.
• Fine della dipendenza dalle condizioni del tempo, che rallentano o addirittura impediscono la navigazione nei periodi di maggiore maltempo.
Riduzione drastica degli effetti della stagionalità, che portano anche a 3 ore l’attesa all’imbarco nei periodi estivi caratterizzate dalle punte di affluenza verso l’isola e viceversa.
Creazione di una nuova area metropolitana comprendente le aree urbane di Messina e Reggio Calabria, già oggi interdipendenti ma fortemente penalizzate dall’assenza di un collegamento diretto. Si pensi, a tal proposito, alla creazione della “metropolitana dello Stretto” da realizzare attraverso il Ponte.
Rilancio della portualità siciliana, finalmente collegata ad un retroterra che non comprenda soltanto il territorio regionale, potendo contare su rapidi collegamenti con la penisola ed il settentrione.

Quest’ultimo aspetto– evidenzia Di Maria- ci fornisce lo spunto per estendere il discorso ad altre opere che potrebbero essere ritenute “faraoniche” ma che avrebbero un’utilità di gran lunga superiore a quelle spesso annunciate e, di fatto, inutili. In un ambito in cui la Sicilia sarebbe collegata stabilmente al continente avrebbero infatti un senso i progetti di ampliamento e riqualificazione che riguardano alcuni porti siciliani, come quello di Augusta, dotato di un Piano regolatore Portuale ambizioso ma regolarmente approvato e vigente. Un Piano che prevede strutture in grado di ospitare navi megacontainer delle più ampie dimensioni, come quelle che, attraverso il canale di Suez, giungono a Rotterdam dalla Cina per scaricare o caricare milioni di containers ogni anno, passando davanti le coste siciliane. Il porto olandese è praticamente l’unica area portale europea in grado di sostenere questo compito ricevendo ed inviando le merci cinesi per tutta Europa, Sicilia compresa. Movimentando, da solo, un volume di merci superiore a otto volte la somma delle merci movimentate da tutti porti siciliani (dati 2016)”.