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Ubriaco minaccia di uccidere la moglie e di suicidarsi, portato in ospedale i medici rifiutano il Tso: il racconto di una domenica da incubo a Messina

La presidente della Lelat di Messina racconta il calvario vissuto domenica al fianco un giovane che in preda ai fumi dell’alcol ha minacciato di uccidere la moglie e poi di suicidarsi, purtroppo all’ospedale i medici hanno rifiutato di sottoporlo a Tso

Riportiamo di seguito la lettera aperta della Presidente della Le.L.A.T., Dott.ssa Anna Garufi, inviata alla stampa e al Prefetto di Messina: il racconto di una domenica folle, nel disperato tentativo di sottoporre a Tso un giovane alcolista che ha tentato di uccidere la moglie e di suicidarsi.

Mi chiedo e vi chiedo in questa disperata città come si può fare per avere giustizia e assistenza sanitaria. Ho quasi 80 anni e per amore e senso di responsabilità ho passato una intera giornata, digiuna, per vedere di trovare una soluzione per un giovane alcolista che “uscito fuori di testa” aveva iniziato a minacciare la moglie di ucciderla e poi di uccidersi. Facendo leva sul carisma che avevo sempre avuto su di lui, sono riuscita a portarlo a casa mia, a chiamare il 118, a far venire la dottoressa dell’ASP per prescrivergli un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Arriviamo al Papardo dopo averlo imbottito di sedativo (nel frattempo si erano già fatte le 17 e noi combattevamo dalle 11…), e lì la psichiatra, avendolo trovato sedato e calmo, ha dichiarato che non lo avrebbe ricoverato perché non c’erano gli estremi per un TSO (premetto che era già scappato ieri dal Policlinico e l’altro ieri dal Piemonte). Se avesse minacciato ancora suicidi e omicidi, bisognava segnalarlo ai carabinieri (che a loro volta non hanno strumenti per aiutarlo). Abbiamo pregato la dottoressa del Papardo di fargli il TSO per non farlo scappare, ma si è opposta perché a suo dire dovevamo portarcelo a casa. Siamo andati via frustrati e spaventati dicendole che se fosse successo qualcosa se ne sarebbe assunta la responsabilità. Ho mandato messaggi al sindaco e all’assessore Calafiore che, essendo domenica, non rispondevano al telefono di servizio. Nel viaggio di ritorno ci ha tirato di colpo il freno a mano perché c’era un bar e ci stava facendo ammazzare. Ora l’ho lasciato alla moglie che, terrorizzata, se lo riportava a casa e io alle 21,30 sono tornata a casa mia. Ho insistito perché venisse anche lui ma all’inizio non ne voleva sentire!
Poi, dopo aver bevuto un po’ si è convinto e ha passato la notte a casa mia. Questa mattina l’ho portato al Sert, ma ambulatorialmente non hanno gli strumenti per disintossicarlo se non con farmaci anticraving e una scaletta …di alcol.
Insomma a chi ci si deve rivolgere per aiutare una persona non in grado di intendere e di volere? Alla malattia della dipendenza si deve rispondere con la galera? Si deve arrivare allo scarica barile delle istituzioni se avviene un fatto di sangue?”.