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Mafia: pentito Mutolo, ‘Il depistaggio sulla strage Borsellino c’è stato’/Adnkronos

Palermo, 18 nov. (Adnkronos) – (di Elvira Terranova) -“Certo che c’è stato il depistaggio sulla strage Borsellino e continua ancora oggi. Non mi stupisce la sentenza d’appello di pochi giorni fa del processo ‘Borsellino quater’. Io conosco bene i soggetti e anche la storia…”. A parlare, in una intervista con l’Adnkronos, è il pentito di mafia Gaspare Mutolo, ex picciotto di Cosa nostra, ventidue omicidi, guardaspalle del boss palermitano Rosario Riccobono, killer ed autista del capo dei capi corleonese, il sanguinario Totò Riina. Fino al 1991, quando decide di collaborare con i giudici Giovanni Falcone prima e Paolo Borsellino dopo. Dalla sua residenza segreta, dove vive sotto protezione, Gaspare Mutolo parla della sentenza emessa venerdì dalla Corte d’assise d’appello di Caltanissetta.
“Per me – dice – il depistaggio sulla strage c’è stato. Falcone e Borsellino non erano invisi solo ai boss mafiosi…”. E racconta di avere conosciuto Paolo Borsellino nel 1976 “come giudice”, dice. “Iniziò proprio lui a farmi i primi processo”. La Corte d’assise d’appello di Caltanissetta, venerdì sera, confermando la sentenza di primo grado, ha condannato all’ergastolo i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati della strage in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque uomini della scorta. Condannati a dieci anni i ‘falsi pentiti” Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. I giudici hanno dichiarato estinto per prescrizione il reato contestato a Vincenzo Scarantino pure lui imputato di calunnia.
Gaspare Mutolo, che proprio in questi giorni è impegnato in una mostra di pittura a Giulianove dove ha esposto i suoi quadri, se la prende con l’ex capo della Squadra mobile, Arnaldo La Barbera che era a capo del gruppo investigativo ‘Falcone e Borsellino’. In un altro processo, sempre a Caltanissetta, sono alla sbarra tre poliziotti accusati di calunnia in concorso perché secondo la Procura avrebbe indotto l’ex pentito Vincenzo Scarantino a dire il falso sulla strage di via D’Amelio. “Ricordo che nei giorni in cui io venivo sentito dalla Dia a Roma – sottolinea Mutolo – feci uno schema agli investigatori sui mafiosi, ebbene, non ho mai fatto il nome di Scarantino. La Barbera veniva spesso a guardarmi però senza mai chiedermi niente. Si limitava a fissarmi e basta”.