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Mafia: Borsellino ‘quater’, il mistero dell’agenda rossa che dura da 27 anni/Adnkronos (2)

(Adnkronos) – Ma c’è un fatto. Incontrovertibile. Alle 18.30 del 19 luglio ’92 la valigetta di Paolo Borsellino si materializza nell’ufficio del dirigente della squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera. Ma al suo interno non c’è l’agenda rossa. Contenente “una serie di appunti di fondamentale rilevanza per la ricostruzione dell’attività svolta da Borsellino nell’ultimo periodo della sua vita, dedicato ad una serie di indagini di estrema delicatezza e alla ricerca della verità sulla strage di Capaci”. Ma cosa poteva aver scritto in quella agenda Paolo Borsellino? ‘Poiché l’attività di determinazione così accertata ha consentito di realizzare uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana ‘ evidenziano i giudici nel documento di 1856 pagine ‘ è lecito interrogarsi sulle finalità realmente perseguite dai soggetti, inseriti negli apparati dello Stato, che si resero protagonisti di tale disegno criminoso, con specifico riferimento”. Quale regia occulta ha impostato questa strage e per quale motivo?
Un fatto è certo: quel giorno, il 19 luglio 1992, Paolo Borsellino aveva messo la sua agenda rossa in borsa. Come hanno anche testimoniato la moglie Agnese Piraino e il figlio Manfredi. Ma nella 24 ore sono stati trovati il costume da bagno che il giudice aveva utilizzato poche ore prima al mare, un paio di occhiali da sole, altri effetti personali. E basta.
Dopo la strage di Capaci, Paolo Borsellino scriveva spesso i suoi appunti in quell’agenda rossa. Il suo collaboratore fidato, l’allora tenente Carmelo Canale gli disse un giorno: ‘Ma che fa, vuole diventare pentito pure lei?”. E lui, il giudice, rispose serio: “Sono successi troppi fatti in questi mesi, anch’io ho le mie cose da scrivere”. Proprio in quei giorni Borsellino, da procuratore aggiunto a Palermo, stava raccogliendo le prime rivelazioni di diversi pentiti di mafia di primissimo piano. Con lui aveva iniziato a collaborare Gaspare Mutolo, ex autista dell’allora latitante Totò Riina, che svelò i nomi delle ‘talpe” di Cosa nostra nelle istituzioni come l’ex numero 3 del Sisde, Bruno Contrada, o il magistrato Domenico Signorino. E in quei giorni aveva avuto notizia di un ‘dialogo” tra pezzi dello Stato e i mafiosi, cioè la ‘trattativa” di cui si sta occupando il processo in corso a Palermo a carico di alti ufficiali dei carabinieri, mafiosi, politici.