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Creare i nuovi Dpo, la ‘missione’ di Inveo

Roma, 11 nov. (Labitalia) –
Creare i nuovi responsabili della protezione dei dati, figure professionali indispensabili per le aziende. E’ l’obiettivo di Inveo, organismo di certificazione data protection accreditato e formazione privacy Gdpr per tutti i livelli, che ha elaborato un percorso di alta formazione post-universitaria per ‘plasmare’ il Data protection officer ‘ il responsabile della protezione dati- di oggi e di domani. “L’iniziativa segue un percorso culturale nato con il nostro mentore e amico scomparso Giovanni Buttarelli, già presidente della Autorità Garante europea con il quale abbiamo puntato a promuovere la cultura nella protezione dei dati personali”, racconta ad Adnkronos/Labitalia Riccardo Giannetti, Scheme Owner di Inveo . Secondo Giannetti, “Buttarelli è stato per l’Italia la persona più illuminata, è stato un importante servitore dello Stato, e ha creato una cultura nell’ambito della protezione dei dati”.
L’iniziativa di Inveo si sviluppa proprio all’interno della via tracciata da Buttarelli e si propone come un trampolino di lancio per giovani che, spiega Giannetti, hanno già una formazione accademica. ‘Il corso di alta specializzazione che noi abbiamo approntato ha il compito, più che l’ambizione, di dare una struttura tecnico-organizzativa al Dpo, di insegnare quelle che sono le tecniche di normazione standard che probabilmente non sono nelle corde di un Dpo, che nell’80% dei casi è un giurista. E i giuristi non sono molto avvezzi nella normazione tecnica”, sottolinea.
L’obiettivo di Inveo è offrire al Dpo tutti gli strumenti e le competenze specifiche -giuridiche e tecniche- a 360 gradi: dagli audit alle verifiche interne all’azienda, fino alla valutazione approfondita dei modelli di certificazione. Il corso di alta specializzazione, spiega ancora Giannetti, “è organizzato per essere tenuto due volte l’anno, proprio per la sua complessità, e perché non sono tantissime le persone che hanno i ‘numeri’ per potervi accedere”.
La sezione ordinaria del corso prevede 8 posti destinati a soggetti che svolgono già l’attività di Dpo, da almeno 6 mesi. In questo caso, non c’è limite d’età. ‘Devono essere fondamentalmente dei giuristi che esercitano già la professione responsabile della protezione dati e possono intraprendere il percorso di specializzazione”, aggiunge. L’attenzione ai giovani è testimoniata anche dall’istituzione di una borsa di studio riservata a candidati che ‘al massimo hanno 33 anni, hanno seguito un master universitario. A seconda dei criteri che sono pubblicati sul nostro sito è possibile trovare il bando per potere partecipare a questo corso di alta specializzazione. I giovani dovranno fornire anche un ‘lavoro’, un documento operativo che viene loro richiesto e che verrà valutato da una commissione. Ci sarà quindi una graduatoria, un punteggio a cui potranno accedere”, ribadisce.
Il primo corso inizierà la prima settimana di dicembre e successivamente verrà replicato a giugno. In ogni caso, verranno riservati sempre due posti gratuiti per due giovani che parteciperanno al bando e dimostreranno le loro caratteristiche. Si tratta di “due borse intitolate a Buttarelli con cui avevamo intrapreso questo percorso culturale”, ricorda ancora Giannetti.
“Il corso è strutturato così: prevede cinque giorni di aula, otto ore continuative al giorno, in cui io -spiega Giannetti- sarò l’unico docente per dare appunto continuità didattica. Terminati questi cinque giorni in cui spiegheremo molta parte tecnica, standard Iso, standard certificazione ecc, ci sarà una sesta giornata in affiancamento”, che consentirà di valutare direttamente e in termini pratici le attività di verifica e, quindi, di apprendere direttamente sul campo.
L’attività di Inveo non si esaurisce all’interno dei confini nazionali, come dimostra un evento tenuto a Bruxelles a ottobre. “In Italia, nonostante riusciamo sempre a farci del male da soli, abbiamo una grandissima cultura nell’ambito della protezione dei dati personali. Abbiamo una lunghissima tradizione. L’Europa da questo punto di vista ci ha seguiti, non ha nulla da insegnare a noi. E con Buttarelli abbiamo sempre riflettuto su questo: come possiamo portare la nostra cultura in Europa”, spiega. “Il convegno è stato un successo e proprio per questo a marzo/aprile avremo probabilmente la possibilità di farne un altro”, conclude.