Salute mentale: la Calabria ai primi posti per pazienti assistiti con patologie come depressione, schizofrenia, ansia e attacchi di panico [INTERVISTA]

I disturbi mentali, in tutto il mondo, sono considerati tra le prime cause di morte e sottovalutarli equivale a danneggiare intere comunità: in Calabria i pazienti aumentano sempre di più

La salute mentale è parte integrante della salute generale,essenziale per lo sviluppo di un equilibrio personale e interpersonale“. E’ quanto scrive Vittorio Porpiglia, Specialista in Psicoterapia Breve Strategica e operante tra Reggio Calabria e Arezzo. “Mi sono reso conto che c’erano dati insufficienti e poco aggiornati rispetto alla situazione della salute mentale in Calabria – spiega Porpiglia ai microfoni di StrettoWeb – e quindi mi sono cimentato nel cercarne il più possibile, al fine di comprendere una realtà che presenta ancora troppi punti interrogativi. Mi sono così imbattuto in un documento che il Ministero della Salute pubblica ogni anno, ovvero un rapporto sulla salute mentale in Italia. E’ stato reso pubblico a fino giugno e presenta tutti i dati, a livello nazionale, riferiti ad adulti con problemi di salute mentale che si sono rivolti alla sanità pubblica“.

Vittorio Porpiglia – Psicologo e Psicoterapeuta

Il dato che mi è subito balzato all’occhio –  continua lo psicoterapeuta – è che la Calabria presenta un numero di pazienti assistiti tra i più elevati d’Italia. Inoltre, si tratta della regione con il tasso più elevato di persone assistite nelle strutture territoriali psichiatriche, che fanno capo ai centri di salute mentale (CSM). Ciò che si nota subito, al primo impatto, è il forte squilibrio tra l’elevato numero, in continuo aumento, di situazioni di disagio psichico e il progressivo impoverimento delle risorse umane, economiche e strutturali che dovrebbero far fronte alla sofferenza dei cittadini. Risorse che non sono per niente aumentate, casomai diminuite; questo implica un affossamento dell’efficienza dei servizi stessi, perché ci sono molti più pazienti da assistere e meno risorse che possono occuparsene“.

Ma quali sono le diagnosi prevalenti nella nostra regione? “Lascia basiti il fatto che la maggior parte delle diagnosi risultino ‘in attesa di definizione’ – chiosa Porpiglia – impedendo così la tempestiva individuazione del disturbo e il suo trattamento. Al secondo posto della lista troviamo poi la depressione – che colpisce prevalentemente le donne – e di seguito la schizofrenia e altri disturbi psicotici – più diffusi tra gli uomini. Troviamo poi le sindromi nevrotiche, come ansia, attacchi di panico, fobie, ipocondria e disturbo ossessivo-compulsivo”.

Perché tutto questo? Perché questa regione si ritrova ad avere dei simili primari? “In Calabria, rispetto ad altre regioni, i dipartimenti di salute mentale (DSM) rappresentano uno dei punti di riferimento principali per le persone con disagi psichici – spiega lo psicologo –. La criticità è che all’aumento del numero di pazienti presi in carico non è corrisposto un aumento delle risorse, sia economiche che di personale specializzato. Inoltre, la Calabria, vive da tempo una prolungata esposizione a numerosi fattori di rischio per la salute psicologica. La povertà, la disoccupazione e un generale svantaggio sociale non possono non influire anche sullo stato di salute mentale del cittadino“.

“In merito alla mancanza di strutture, poi, ci sarebbe molto da dire. Il commissariamento della sanità non aiuta di certo: in questo momento a livello organizzativo c’è un totale stallo. Ci sarebbe bisogno di politiche sanitarie efficaci e tempestive che tutelino la crescente richiesta di aiuto da parte dei calabresi. Nel trattamento dei disturbi mentali si assiste troppo spesso ad una prospettiva di cura solo farmacologica, come se fosse l’unica possibile, ma non è così – precisa Porpiglia -. Si dovrebbero sviluppare piani di intervento sanitario concreti, oltre che promuovere la salute mentale nelle comunità, migliorare l’accessibilità ai servizi e integrare percorsi di cura, in maniera tale che l’intervento farmacologico non sia l’unico“.

Un altro aspetto di non poco conto da tenere in considerazione è l’invecchiamento della popolazione: i giovani pazienti sotto i 25 anni, infatti, sono solo il 4%. “I giovani vanno via e la popolazione invecchia sempre di più – precisa l’esperto – . La maggioranza degli utenti, anche a livello nazionale, ha più di 45 anni, con un picco nelle donne sopra i 75”.

Oggi intervenire in tempi brevi sulle psicopatologie è una inevitabile richiesta da parte dei pazienti, che hanno tutto il diritto di essere aiutati a liberarsi il prima possibile e meglio dalle loro sofferenze. A tal scopo, diventa prioritario per la sanità calabrese attuare un piano di intervento per rispondere ai crescenti bisogni di chi soffre di disturbi psichici e riconoscere (con azioni concrete) il ruolo essenziale che il benessere psicologico ha nel determinare la salute non solo dei cittadini ma della comunità intera. Sarebbe un primo passo. Come indicato da Orazio, considerato uno dei maggiori poeti dell’età antica, ‘cominciare è già metà dell’opera’“, conclude Vittorio Porpiglia. Anche perché, lo ricordiamo, i disturbi mentali sono la terza causa di morte al mondo e sottovalutarli equivale a danneggiare intere comunità.

Per maggiori informazioni: www.vittorioporpiglia.it


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