Reggio Calabria, bancarotta Multiservizi: scoperta pioggia di compensi a 3 avvocati, 1 commercialista, 1 architetto e 1 ragioniere: sequestrati altri 2 milioni di euro [NOMI e DETTAGLI]

Reggio Calabria, bancarotta Multiservizi: la Guardia di Finanza ha sequestrati altri 2 milioni di euro a 6 noti professionisti della città

Militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto operativo dei colleghi di Roma e Milano, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, diretta dal Procuratore Capo Giovanni Bombardieri, hanno dato esecuzione al “Decreto di sequestro preventivo d’urgenza” emesso dal citato Ufficio di Procura, nelle persone del Procuratore Aggiunto Dott. Gerardo Dominijanni e del Sostituto Procuratore Dott. Andrea Sodani, che ha disposto la misura cautelare reale del sequestro finalizzato alla confisca di somme di denaro pari a circa 2 milioni di euro nei confronti di professionisti indagati – a vario titolo – in concorso tra loro, per il reato di bancarotta fraudolenta (artt. 110 c.p., 216 comma primo n. 1 e comma 3, 219 commi primo e secondo n. 1, 223 commi primo e secondo n. 2 del R.D. 16.3.1942 n. 267) in quanto – con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, distraevano e dissipavano il patrimonio della società “Gestione Servizi Territoriale S.r.l.” (G.S.T. S.r.l.) in pregiudizio dei creditori, cagionandone dolosamente il fallimento.

L’attività de qua segue la recente esecuzione:

  • della misura custodiale nei confronti di Pietro Cozzupoli cl. ’38, Lauro Mamone cl. ’57, Giuseppe Rocco Giovanni Rechichi cl. ’58, Antonino Rechichi cl. ‘85, Giovanni Rechichi cl. ‘85, Rosario Giovanni Rechichi cl. ’61, Michelangelo Maria Tibaldi cl. ’67, Michele Tibaldi cl. ’87;
  • del sequestro preventivo di disponibilità finanziarie – quale illecito profitto – per circa 5 milioni di euro, nei confronti delle imprese “Brick s.r.l.”, “Ingg. Demetrio, Pietro e Domenico Cozzupoli s.r.l.”, “Rec.Im. s.r.l.”, nonché degli amministratori Michelangelo Tibaldi e Pietro Cozzupoli,

scaturite dagli esiti delle investigazioni svolte nell’ambito della citata operazione “Mala Gestio” che hanno permesso di accertare come le vicende fallimentari che hanno colpito le società “Multiservizi S.p.a.” e “G.S.T. S.r.l.” – dichiarate fallite tra il 2014 e il 2015 – erano da ricondursi ad un ingegnoso meccanismo fraudolento messo a punto da coloro i quali avevano ricoperto contemporaneamente cariche sociali nelle due imprese fallite e in altre ditte a favore delle quali venivano svolte le distrazioni di risorse economiche mediante il riconoscimento di compensi ancorati agli utili anziché alle prestazioni rese.

Tale sistema fraudolento, ha reso possibile l’accaparramento di svariati milioni di euro che, liquidati dal Comune di Reggio Calabria (unico finanziatore della Multiservizi di cui deteneva la quota del 51 % del capitale sociale), prima venivano introitati nelle casse della G.S.T. s.r.l. e poi da queste, confluivano nelle tasche degli indagati, alcuni dei quali ritenuti contigui a cosche di ‘ndrangheta operanti nel centro cittadino quali “Condello”, “Libri”, “Tegano” e “De Stefano”.

In relazione alle attività di cui sopra, venivano delegate dalla citata Procura della Repubblica al G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, apposite indagini anche a carattere economico/patrimoniale, all’esito delle quali sono state individuate ulteriori condotte distrattive in capo ad un’impresa di costruzioni edili (A.C. S.r.l.) – in persona dell’amministratore C.F. – ed a 6 professionisti che hanno ricevuto in maniera non dovuta e privilegiata, somme di denaro provenienti dalla fallita G.S.T. s.r.l..

Nel dettaglio, la quantificazione degli illeciti profitti conseguiti – che variano da euro 28.000 a circa 1 milione – riguardano plurime operazioni dissipative del patrimonio della G.S.T. S.r.l. – assimilabili a “…una vera e propria donazione di denaro…” – tutte concluse a condizioni svantaggiose, in quanto la fallita – nella persona di Michelangelo Tibaldi – si obbligava a corrispondere ai citati professionisti, somme predeterminate e calcolate in base ad una percentuale dei ricavi della G.S.T. s.r.l., prescindendo dal valore delle prestazioni fornite dai predetti professionisti.

Al riguardo, è stata contestata alla Annadue Costruzioni. S.r.l., in persona del suo legale rappresentante pro tempore Filippo Catalano cl. ‘38, una condotta distrattiva posta in essere nel 2010 “…allorché la G.S.T. s.r.l., in persona di Michelangelo Tibaldi, stipulava un contratto preliminare di acquisto mediante il quale (la fallita) si impegnava ad acquistare, entro il 31.12.2010 dalla società A.C. s.r.l., l’immobile sito a Reggio Calabria … per un valore di 3.400.000 € (IVA esclusa). Tale preliminare di vendita non veniva mai trascritto nei registri immobiliari e l’immobile oggetto della promessa di acquisto era costituito da una palazzina di quattro piani fuori terra e di un seminterrato. All’atto del preliminare G.S.T. s.r.l. versava un acconto di € 240.000, dei quali 40.000 € a titolo di IVA, senza che poi a detto preliminare facesse seguito la conclusione del contratto definitivo e senza che gli amministratori della GST si attivassero per richiedere la restituzione dell’anticipo”.

Inoltre, nei confronti dei professionisti, vengono complessivamente contestate operazioni di natura distrattiva per circa € 1.800.000, di cui gli stessi si sono avvantaggiati in modo consapevole – a vario titolo – attraverso l’affidamento di incarichi amministrativi, giuridici, finanziari e societari, con corrispettivo mensile predeterminato a monte, quale percentuale (tra l’1 e l’8%) dei ricavi annui di G.S.T., a prescindere dal servizio effettivamente prestato.

Le investigazioni hanno permesso di appurare che “non veniva eseguita alcuna attività di controllo finalizzata alla verifica della effettività delle prestazioni rese, tanto che la GST srl effettuava il pagamento delle fatture nello stesso giorno della loro emissione e/o, addirittura, con un giorno di anticipo”. Emblematico, al riguardo, un contratto stipulato in relazione all’“elevato profilo e alla specifica esperienza professionale” di un avvocato, che, a quella data, non era iscritto all’albo.

Ed invero, come si legge negli atti d’indagine, si trattava di compensi relativi a consulenze delle quali non appare chiaro il reale oggetto, talvolta relative ad attività del tutto inutili o già svolte da personale della G.S.T. o dalla Multiservizi, per le quali non veniva esplicitato quali fossero i termini e le modalità di adempimento delle prestazioni d’opera.

In tale contesto è d’uopo evidenziare come lo stesso giorno della risoluzione della convenzione con la Multiservizi S.p.A. ed a distanza di pochi giorni dall’emissione dell’interdittiva antimafia, in un momento in cui era chiaro che la G.S.T. s.r.l. si sarebbe sciolta e non avrebbe più avuto la possibilità di riscuotere altre somme dal suo unico cliente (Multiservizi), il relativo Consiglio di Amministrazione, su proposta di Michelangelo Tibaldi, votava di provvedere al pagamento di individuate somme di denaro in favore di alcuni dei citati professionisti.

Nel dettaglio, si riportano gli ingenti compensi riconosciuti ai predetti professionisti, negli anni:

  • al commercialista Domenico Pensabene, euro 978.521;
  • all’architetto Corrado Trombetta, euro 475.056;
  • all’avvocato Alessandro Pellegrino euro 133.643;
  • al ragioniere Antonio Francesco Rogolino euro 104.196;
  • all’’avvocato Lidia Barbaro euro 52.000;
  • all’’avvocato Francesco Giuffrè euro 28.000;

Alla luce di quanto sopra, la locale Procura della Repubblica, ha emesso nei confronti dei predetti un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza sulle disponibilità finanziarie a questi riconducibili per una somma pari a circa 2 milioni di euro.
Nell’ambito dell’operazione di servizio in rassegna, le disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro preventivo, quali illecito profitto derivante da operazioni dissipative, raggiungono la somma complessiva di oltre 7 milioni di euro.

L’azione operativa del Corpo nel caso di specie è finalizzata a sostenere il tessuto economico legale ed a garantire ai cittadini adeguati livelli di vivibilità che sono messi a rischio da servizi pubblici di bassa qualità. Infatti, la lotta agli sprechi di denaro e la conseguente salvaguardia dei bilanci pubblici sono alla base di un efficiente gestione delle risorse, del buon andamento e dell’imparzialità della PA ma costituiscono soprattutto l’argine più forte all’interessamento della criminalità alla gestione della res pubblica.


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