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Mafia: pentito, ‘dietro strage Capaci i servizi segreti libici, indagato ex poliziotto’/Adnkronos (2)

(Adnkronos) – Ma perché racconta tutti questi fatti, molto importanti, solo adesso, a tanti anni di distanza? Lo hanno chiesto gli stessi magistrati al collaboratore. Che ha risposto così: “Parlo solo ora perché a mio avviso i tempi oggi sono maturi perché si possano trattare certi argomenti senza rischiare la vita”. “Tanti segnali mi inducono a fare tale affermazione – dice il collaboratore – primo fra tutti la sentenza che ha chiuso il cosiddetto processo per la trattativa Stato-mafia”. Ma aggiunge: “Al tempo in cui ho inviato la lettera agli uffici tale sentenza non era stata ancora emessa”. “Ma ripeto – dice – dopo un lungo travaglio interiore, avevo da tempo maturato l’intenzione di parlare con il dottor Luciani (pm del processo per il depistaggio Borsellino ndr), per dirgli tutto ciò che avevo taciuto”.
Il pentito ricorda ancora di avere saputo che tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del 2000, i Carabinieri “non avevano alcun interesse a catturare Bernardo Provenzano”, il capomafia corleonese arrestato poi nel 2006. Riggio racconta di essere stato “rimproverato” dallo stesso ex poliziotto. Che lo avrebbe rimproverato “per il fatto di avere collaborato con i Carabinieri” e gli dice: “Hai finito di cercare Provenzano?”, spiegandogli che “in realtà non hanno alcun interesse alla sua cattura” e “ammonendolo” sul fatto che “tale collaborazione avrebbe potuto costargli la vita”. Gli dice: “Se non c’ero io tu eri un uomo morto”.
Ma non finiscono qui le rivelazioni di Pietro Riggio. E’ lui a raccontare ai pm di Caltanissetta che “nel 2000 Cosa nostra voleva uccidere l’ex giudice istruttore Leonardo Guarnotta”, oggi in pensione, in passato membro del pool antimafia coordinato dal giudice Antonino Caponnetto. Con Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello, Guarnotta ha istruito il Maxiprocesso di Palermo e per ultimo ha ricoperto l’incarico di Presidente del Tribunale. “Ricordo che venne a casa mia (l’ex poliziotto ndr) – racconta il pentito – siamo intorno al 2000, mi tranquillizzò dicendomi che sarei tornato in servizio che la ‘nostra organizzazione’ aveva bisogno di fare favori alla politica quando ve ne era la necessità. Segnatamente mi disse che era stato incarico a uccidere il giudice Guarnotta (Leonardo ndr) e che a tal fine aveva già eseguito un sopralluogo nei pressi di un ‘palazzo’, ritengo fosse quello dove abitava il magistrato”. Dopo la scarcerazione, l’ex poliziotto avrebbe reclutato il mafioso per fare parte di una non ben identificata struttura dei Servizi che si occupava della ricerca di latitanti. “Ricordo che ci trovavamo in un bar di via Rosso di san Secondo, vicino a un giornalaio. Mentre parlavano fece anche uno schizzo che riproduceva la zona dove si trovava il palazzo cui ho fatto cenno”, dice ancora il pentito Pietro Riggio. “Con una scusa mi allontanai, dicendo che dovevo andare a prendere mio figlio e che sarei tornato da lì a poco”.