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Mafia: depistaggio Borsellino, nel ’95 Scarantino voleva svelare il depistaggio? (2)

(Adnkronos) – Per il depistaggio sono a processo tre poliziotti: Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, che appartenevano al Gruppo Falcone e Borsellino che si occupava dell’inchiesta sulle stragi. Erano loro a occuparsi, giorno e notte, del pentito Scarantino con la sua famiglia, la moglie Rosalia e due figli, in un appartamento a San Bartolomeo a Mare, in Liguria. Nelle bobine depositate dalla Procura messinese ai colleghi di Caltanissetta ci sono altre intercettazioni interessanti, come quella in cui Vincenzo Scarantino, il 21 aprile 1995, dopo avere ascoltato in tv le dichiarazioni del pentito Salvatore Cancemi, chiede una prima vota di tornare in carcere.
Alla 14.42 parla con il suo legale e gli chiede come fare per fare sapere ai magistrati della sua intenzione. Alle 14.48, come annotano i poliziotti, chiede alla Sip il numero del Questore di Palermo. Alle 14.50 Scarantino chiama la Questura di Palermo. Ha fretta. Il centralinista gli passa il dirigente della Squadra mobile, Luigi Savina. “Enzo non sa se deve testimoniare dopo le dichiarazioni di Cancemi – annota il poliziotto sul brogliaccio – Per questo motivo vorrebbe parlare con il questore. “Il dottor Savina gli dice che farà il possibile per metterlo in contatto con il questore”, scrive l’agente.
Seguono altre paginate di brogliacci con la scritta ‘controlli’. Ma non si sa a cosa si riferiscono. Accade fino al 2 maggio 1995. Poi il 22 maggio la telefonata drammatica con la moglie in cui annuncia che ha intenzione di tornare in carcere. Ma non accade nulla, e il 24 maggio Scarantino si presenta puntualmente davanti ai giudici di Caltanissetta per proseguire con il suo depistaggio. Perché?