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Iqos debutta in America con ‘heatstick’ made in Italy

Milano, 23 ott. (Adnkronos) – Dai primi giorni di ottobre Iqos è in vendita anche nel mercato statunitense, a seguito della decisione della Food and Drug Administration (Fda) di autorizzare l’immissione in commercio negli Stati Uniti di questi nuovi prodotti, avvenuta nell’aprile 2019. Un’opportunità anche per lo stabilimento di Bologna in quanto gli stick di tabacco utilizzati da Iqos (i cosiddetti ‘Heatsticks’) per il mercato americano saranno inizialmente prodotti proprio nell’innovativo impianto presente nel nostro Paese.
‘Abbiamo cominciato la commercializzazione di Iqos negli Stati Uniti a fronte dell’autorizzazione da parte dell’Fda che ha ritenuto il prodotto strumento idoneo alla tutela della salute pubblica”, ha spiegato Marco Hannappel, Amministratore Delegato di Philip Morris Italia durante la presentazione di Iqos 3 duo, avvenuta oggi a Milano. ‘Da Bologna, la nostra fabbrica più innovativa ‘ ha continuato ‘ partono i prodotti per gli Stati Uniti che saranno così il ventisettesimo Paese verso cui esportiamo gli ‘heatstick’ interamente fabbricati in Italia”.
Ampliato a partire dal 2014 grazie a un investimento di oltre un miliardo di euro per la costruzione, l’avviamento e la messa a regime del primo impianto produttivo al mondo per la produzione su larga scala di prodotti del tabacco senza fumo, oggi Philip Morris Manufacturing and Technology Bologna è il sito produttivo di riferimento per i 44 stabilimenti di Philip Morris International presenti in 32 paesi e rappresenta il centro di eccellenza mondiale per l’innovazione nelle tecnologie produttive per la manifattura di filtri e prodotti che riscaldano il tabacco, basati sulla tecnologia ‘heat-not-burn’.
A cinque anni di distanza dal debutto a Milano e Nagoya del primo Iqos in commercio, quindi, oggi il dispositivo è presente in 51 mercati tra Europa, America e Asia ma resta sempre forte il legame con il nostro Paese, dove Philip Morris Italia e Philip Morris Manufacturing and Technology Bologna contano oltre 2000 persone: circa il 50% in più rispetto al dato di fine 2016.
Ma l’Italia è centrale anche per la propria filiera tabacchicola che riveste un ruolo fondamentale per la qualità dei prodotti di Philip Morris International (Pmi), che ha deciso di investire con forza sul tabacco italiano. A partire dai primi anni 2000, Pmi ha sostenuto il settore tabacchicolo nello sviluppo di un modello innovativo di gestione agricola, incentrato sui coltivatori, che garantisce prevedibilità commerciale, sostenibilità di lungo periodo e migliore competitività a circa 1000 imprese tabacchicole Italiane attive in Campania, Umbria, Veneto e Toscana.
L’impegno di lungo corso di PMI nei confronti dell’Italia ha generato investimenti agricoli per circa 2 miliardi di euro complessivi. L’obiettivo è promuovere una produzione di tabacco di alta qualità, coltivato in condizioni che tutelino l’ambiente, per consentire raccolti sostenibili e prevenire il caporalato, nel rispetto delle persone impiegate.
Inoltre, Philip Morris Italia, nel marzo 2019, ha sottoscritto un verbale d’intesa programmatica con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo che prevede investimenti fino a 500 milioni di Euro complessivi in 5 anni da parte dell’azienda sulla filiera tabacchicola italiana. Si tratta del più alto investimento nel settore da parte di un’azienda privata, finalizzato all’acquisto di tabacco in foglia italiano e alla valorizzazione, innovazione e sostenibilità della filiera, la più importante d’Europa, con oltre 50.000 addetti nelle fasi di coltivazione e trasformazione primaria.
‘E’ un impegno di filiera quello che stiamo portando avanti ‘ ha commentato Marco Hannappel, Amministratore Delegato di Philip Morris Italia ‘ perché l’Italia è il cuore pulsante della trasformazione di Philip Morris International: dal seme della pianta di tabacco fino alla produzione di prodotti senza fumo. Siamo al fianco dei coltivatori attraverso una serie di progetti e con un accordo di lungo periodo in grado di consentire loro di mettere in campo dei processi produttivi e di innovazione duraturi. Credo di poter dire che siamo molto attenti a questo aspetto e che per noi è un’ulteriore declinazione, un fiore all’occhiello, di quello che significa per noi fare innovazione”.