Demenza e calcio, una relazione strettissima: sotto accusa i colpi di testa

demenza calciatori Claudio Martinelli/LaPresse

Gli ex calciatori professionisti hanno tre volte e mezzo di probabilità in più di morire di demenza rispetto alle persone della popolazione generale

Calcio e demenza sono strettamente connessi. Questa, in estrema sintesi, la conclusione di uno studio dell’Università di Glasgow (Scozia), pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine. Lo studio è stato commissionato dalla Football Association e dalla Professional Footballers Association, in seguito alla morte molto discussa del calciatore Jeff Astle, deceduto nel 2002. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno confrontato i decessi di 7.676 ex giocatori, sportivi che hanno giocato a calcio in Scozia tra il 1900 e il 1976, con quelli di 23mila persone della popolazione generale. Ciò che dimostra lo studio è preoccupante: tra gli ex calciatori il rischio di ammalarsi di Alzheimer è cinque volte superiore, mentre quello di ammalarsi di una malattia che colpisce i motoneuroni come la Sla è di circa quattro volte più alto. Non a caso sentiamo quasi ogni giorno di ex calciatori colpiti dalla sclerosi laterale amiotrofica. E ancora: tra gli ex calciatori il rischio di sviluppare il Parkinson risulta raddoppiato. Tuttavia, sebbene i calciatori hanno un rischio maggiore di morte per malattie neurodegenerative, hanno meno probabilità di morire per altre malattie comuni, come le malattie cardiache e alcuni tumori, incluso il cancro ai polmoni.

Calcio e demenza, si diceva, ma anche i colpi di testa preoccupano. Stefano Borgonovo, Gianluca Signorini e Piergiorgio Corno: sono alcuni dei nomi di calciatori italiani vittime di malattie neurodegenerative come la Sla. Messi sotto accusa sono i ripetuti colpi di testa. Negli ultimi anni anche Alan Shearer, ex attaccante inglese, ha rilasciato dichiarazioni in merito. Shearer ha ammesso di soffrire di problemi mnemonici. Non è il primo né l’ultimo calciatore ad aver accusato problemi di memoria. Un calciatore colpisce la palla con la testa in media 6-12 volte solo in una partita, ma vanno aggiunti gli allenamenti, il che significa migliaia di volte nell’arco della carriera.

In seguito alla pubblicazione dello studio britannico, il presidente della Federcalcio inglese Greg Clarke è pronto a chiedere alla UEFA e alla FIFA l’introduzione “il più rapidamente possibile” di sostituzioni temporanee in caso di colpi alla testa. “Una delle cose su cui stiamo spingendo, e ne ho parlato con la FIFA e la UEFA, è l’introduzione il più rapidamente possibile di sostituzioni in caso di commozione cerebrale. Se qualcuno ha un trauma cranico, non basta solo che un dottore lo guardi rapidamente, ma si potrebbe mandare qualcun altro a giocare mentre quel giocatore viene visitato per assicurarci che non ci sia pressione sui medici per prendere decisioni sanitarie davvero importanti”. L’argomento farà certamente discutere.


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