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Afghanistan: al Centro maternità di Emergency ad Anabah più di 600 parti al mese

Milano, 15 ott. (Adnkronos) – Più di 600 parti al mese ad Anabah, in Afghanistan, nel centro maternità creato da Emergency. IIl Paese è stato devastato da una guerra che dura da 41 anni e che che ha causato enormi danni materiali e umani, centinaia di migliaia di vittime e un numero ancora più alto di sfollati interni e persone in fuga. La guerra ha seriamente compromesso la struttura del Paese, incluso il Sistema Sanitario Nazionale. Le donne, in particolare, hanno un difficile accesso al Sistema sanitario. Dal 1999 Emergency è presente in Afghanistan e nel 2003, ad Anabah, nella Valle del Panshir, ha costruito un Centro di maternità che, ad oggi, rimane l’unica struttura specializzata e gratuita nella zona. ‘Una rivoluzione silenziosa’ è il rapporto di Emergency che analizza l’impatto che un Centro di maternità specializzato e gratuito può avere sulla salute e sul ruolo sociale delle donne che vi hanno a che fare, sia come pazienti, sia come staff, e come questo sistema possa offrire un modello da replicare in altre aree del Paese, o in altri Paesi con scarse risorse.
Il Centro di maternità di Emergency offre assistenza ginecologica, ostetrica e neonatale, così come servizi di pianificazione familiare e contraccezione. Inoltre, è un polo formativo per il personale afgano, composto esclusivamente da donne. Fino ad oggi, centinaia di infermiere e ostetriche, e diverse dottoresse sono state formate nel Centro. La ricerca svolta da Emergency è stata realizzata nell’autunno 2018, attraverso interviste condotte tra 300 pazienti del Centro di maternità, 50 operatrici sanitarie del Centro e di due Posti di primo soccorso, e 20 interviste a operatrici sanitarie. Il tasso di mortalità femminile in Afghanistan è più altro del 50% rispetto a quello maschile. 1 donna su 14 muore durante la gravidanza o il parto. Anche la mortalità infantile è alta: 1 bambino su 18 muore prima di compiere 5 anni (di questi, l’80% muore entro il primo anno di vita). La sicurezza è il fattore principale che influisce sull’accesso all’assistenza sanitaria per il 40% delle donne intervistate e va ben oltre l’ostacolo della distanza fisica necessaria per raggiungere le strutture sanitarie (10%).
Le opinioni familiari e le questioni culturali, invece, rappresentano un ostacolo significativo (31%). “Il parto è un passaggio quasi universale per le donne afgane e il Centro di maternità di Emergency è un microcosmo che riflette bene le differenze presenti all’interno del Paese. Vi si recano tanto pazienti provenienti dalle zone rurali delle tre province circostanti, il Panshir stesso, Parwan e Kapisa, quanto dalla capitale, Kabul. Le prime, spesso analfabete, sono attratte soprattutto dall’assenza di costi e dall’ampissima disponibilità di cure, mentre le seconde, di norma più istruite e dotate di maggiore autonomia decisionale riguardo all’andamento della propria gravidanza, sono consapevoli dell’alta qualità dell’assistenza medica offerta da Emergency. Ciononostante, dalle interviste a tutte le madri emerge un minimo comune denominatore di difficoltà ad accedere alle cure mediche a causa dell’insicurezza dovuta al conflitto, alle resistenze della famiglia motivate da tabù culturali e religiosi, oltre che ai costi da sostenere e alle distanze da percorrere.