Reggio Calabria, l’Ufficio del Garante Metropolitano incontra i detenuti

L’Ufficio del Garante Metropolitano per i diritti dei detenuti è in attesa che il Comune di Reggio Calabria assegni un immobile da utilizzare come centro di ascolto e per i laboratori

L’ufficio del Garante Metropolitano di Reggio Calabria per i diritti dei detenuti, rappresentato dal Garante dott. Paolo Praticò e dagli Avvocati penalisti Giovanni Montalto, Giuseppe Gentile e Maria Cristina Arfuso, ha iniziato la propria attività, avviando i colloqui conoscitivi nelle inizialmente presso le strutture  di San Pietro e Arghillà. “Numerose richieste di colloquio– si legge in una nota- sono state presentate dai detenuti e successivamente esaminate cinque, segnalando a chi di competenza le problematiche inerenti il diritto alla salute di alcuni e la possibilità di colloqui telefonici di altri che per motivi logistici (distanza dai familiari residenti all’estero) non possono incontrare personalmente. Gli incontri con i detenuti degli Istituti “Pansera” avranno cadenza quindicinale e l’Ufficio del Garante mira in breve tempo di ascoltare tutti quelli che richiedono l’ intervento del predetto Ufficio, fornendo, ove possibile, riscontri positivi. Proseguono anche le visite anche negli Istituti della provincia, oggi area metropolitana. Venerdì 20 settembre l’Ufficio del Garante Metropolitano si è recato nella Casa Circondariale di Locri. I rappresentanti dell’Ufficio sono stati accolti e guidati nella visita dalla direttrice dott.ssa Patrizia Delfino accompagnata dal comandante della polizia penitenziaria dott.ssa Giuseppina Crea e dall’ispettore Zucco Benedetto, nonchè dalle educatrici dott.ssa Marika Foti e dott.ssa Valeriani Maria. Il carcere di Locri è stata una piacevole sorpresa per efficienza e finalità rieducative atte al reinserimento nella vita civile dei detenuti che vi sono ristretti. Ed infatti all’interno dello stesso sono attivi diversi laboratori artigianali e artistici e si è potuto ammirare ad esempio lavori dei fabbri ferrai che riciclano vecchie brandine in ferro, ricavandone artistiche panchine da destinare ai parchi pubblici che ne fanno richiesta o ad altri istituti penitenziari di ogni parte d’Italia, la falegnameria, i corsi di pittura e di informatica. Tutto questo è merito dei detenuti che vi sono ristretti ma, anche è soprattutto degli operatori con la direttrice in testa che gestiscono in maniera egregia, personalità non certo semplici da gestire. Per concludere, c’è da sottolineare un aspetto che personalmente ha molto colpito il Garante, e cioè il silenzio, per chi non lo sapesse la cosa che colpisce e disturba maggiormente i detenuti, perché ricorda loro costantemente il luogo nel quale si trovano, il rumore metallico delle porte blindate che si chiudono delle chiavi che girano e della “battittura” di sicurezza che gli agenti effettuano nelle sbarre per verificarne la compattezza. Ebbene a Locri il Garante ha potuto “ascoltare” un silenzio quasi mistico e la stessa direttrice su tale aspetto ha riferito che la struttura carceraria all’origine era un convento, facendo venire in mente al Garante il famoso motto dei monaci “Ora et Labora”. Ci si augura che venga rafforzato il presidio sanitario presso il carcere di Locri, così come già più volte richiesto”.
L’Ufficio del Garante Metropolitano per i diritti dei detenuti è in attesa che il Comune assegni allo stesso un immobile da utilizzare come centro di ascolto, come poliambulatorio specialistico e ove possibile i laboratori artigiani esterni.


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