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Politica, dallo “strappo” di Calenda può nascere la nuova “casa” dei moderati: ci pensa anche Berlusconi

Calenda ha intenzione di muoversi nel perimetro del centrosinistra ma non e’ detto che i prossimi sviluppi della situazione politica non possano portare a convergenze trasversali con interlocutori al momento concorrenti

Dallo strappo col Pd alla fondazione di un nuovo partito: per Carlo Calenda il dado e’ tratto. “Ho ben presente il rischio“, ammette, avendo in mente un soggetto liberal-progressista in grado di raccogliere consensi nell’area moderata. Un’area alla quale sono in molti a guardare da tempo, e a maggiore ragione ora che l’asse sovranista e’ collassato, lasciando spazio a operazioni di scomposizione e ricomposizione per intercettare i favori dei circa venti milioni di elettori accreditati dai sondaggi in quota all’astensione. Calenda ha intenzione di muoversi nel perimetro del centrosinistra (ha gia’ confermato di voler rimanere nel gruppo Eurosocialista a Strasburgo), ma non e’ detto che i prossimi sviluppi della situazione politica non possano portare a convergenze trasversali con interlocutori al momento concorrenti: da Matteo Renzi, sul quale si sprecano i sospetti di voler uscire dal Pd facendo leva sui suoi “Comitati civici”, a Silvio Berlusconi che, dopo il recente varo di “Altra Italia”, potrebbe lavorare alla piu’ volte auspicata ricostituzione del fronte moderato. L’addio di Calenda non e’ stato un fulmine a ciel sereno. L’ex ministro dei governi Renzi e Gentiloni aveva tenuto duro fino al 4 marzo 2018 prima di iscriversi al Pd. Ma in questi quindici mesi di permanenza – segnati dal personale successo alle Europee con la fondazione del movimento “Siamo europeisti” – non ha mai mancato di esprimere pareri critici sulla dirigenza. Soprattutto ogni volta che l’ipotesi di un dialogo con il M5s e’ affiorata, fino a diventare da ultimo, e nel giro di poche ore, la premessa di un accordo di governo sdoganato proprio da Renzi, altro oltranzista della fronda anti-M5s, rispetto al quale ora Calenda rivendica la propria “coerenza”. I rapporti tra i due, dopo l’iniziale afflato governativo, si sono via via deteriorati ed e’ difficile, al momento, immaginare che le loro strade possano incontrarsi di nuovo, anche se l’orizzonte moderato al quale rivolgersi e’ sostanzialmente lo stesso per entrambi. Molto dipendendera’ dalle sorti del nascente governo Conte-bis, e dalla tempistica con cui Renzi potrebbe concretizzare i sospetti sull’abbandono del Pd (“formera’ i suoi gruppi parlamentari a ottobre: lo sanno tutti”, taglia corto Calenda), dopo aver criticato a piu’ riprese lo spostamento a sinistra attribuito al segretario Nicola Zingaretti. Si vedra’. In ogni caso, secondo un sondaggio fatto dopo le Europee, un soggetto politico guidato da Calenda e Renzi potrebbe ambire al 10%. Se mai un’aggregazione di stampo liberal-riformista andasse in porto, le ripercussioni sul centrodestra sarebbero inevitabili (o forse contestuali). Berlusconi, del resto, che sul sovranismo non nasconde forti perplessita’, al progetto moderato non ha mai rinunciato, anzi: lo ha ripreso in mano ai primi di agosto in risposta all’addio di Giovanni Toti, migrato nell’orbita leghista. Certo, la crisi di governo e lo sganciamento della Lega dal M5s potrebbe favorire il ritorno a una coalizione di centrodestra (diffidenze incrociate permettendo). Ma in Forza Italia, come afferma Pierferdinando Casini che di centrismo se ne intende, “c’e’ chi non accetta di morire salviniano”. E potrebbe confluire in un contenitore moderto nel quale l’ex leader dell’Udc vedrebbe bene proprio Calenda, Renzi (“e’ uno di quelli in grado di parlare ai moderati”) e altri politici di varia provenienza interessati piu’ che mai a “coprire lo spazio immenso che si e’ creato al centro”.