Pd-M5S, nasce la coalizione: insieme alle Regionali in Calabria e alle Comunali di Reggio? Verso un clamoroso appoggio grillino a Falcomatà

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Il governo Conte-Bis, sostenuto da Pd e Movimento 5 Stelle, evidenzia (finalmente!) il reale colore politico dei grillini: altro che “gialli”, è un esecutivo tutto rosso che diventa già coalizione

La nascita del governo ConteBis dopo l’accordo politico tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico è molto più di un accordo esecutivo: come dichiarano gli stessi protagonisti delle trattative, si tratta di una vera e propria coalizione politica. Il premier Conte ha dichiarato senza peli sulla lingua: “Io non avrò soltanto il compito di guidare il governo. Io dovrò fare in modo che quella tra Cinque Stelle e Pd non sia semplicemente una somma. Ma un amalgama, una sintesi, una coalizione“. E se con la Lega Nord era servito un “contratto di governo” di 58 pagine ratificato dal notaio, con il Pd sono bastati due fogli, dieci punti e qualche poltrona. Perchè quest’accordo è molto più naturale rispetto a quello tra grillini e leghisti. In realtà, nei suoi contenuti, il Movimento 5 Stelle è sempre stato un partito di sinistra per i disvalori e la sottocultura tipica dell’anti-berlusconismo e della dottina comunista: assistenzialismo sociale (reddito di cittadinanza), più stato meno privati (acqua pubblica, autostrade, negozi chiusi la domenica), no alle grandi opere (Tav, Ponte sullo Stretto), no ai grandi eventi (Expo, Olimpiadi), giustizialismo manettaro, populismo e ignoranza.

Bolscevichi: ecco la vera identità del Movimento 5 Stelle

Assolutamente fuori dai tempi, i grillini sono sempre stati molto più a sinistra del Pd che adesso diventa il perno più “moderato” della coalizione della nuova sinistra italiana. Non chiamatelo, per favore, governo “giallo-rosso“: di giallo non c’è proprio nulla, è un governo tutto rosso o – se volete ancora distinguere Pd e 5Stelle, parlate di governo Rosso (Pd) + RossoRosso (M5S).

E’ in ogni caso una buona notizia per la politica italiana: si ricrea l’assetto bipolare, con la destra da un lato e la sinistra dall’altro. E soprattutto, il Movimento 5 Stelle esplicita chiaramente la propria posizione sinistroide dopo anni di capitomboli e giravolte che avevano disorientato l’elettorato portando anche alcune persone di destra, liberali, garantiste nella giustizia di uno Stato di diritto, progressiste in economia e conservatrici nella società ispirata ai valori e ai principi cristiani, a votare proprio per i grillini che invece non avevano mai sposato le battaglie ideologiche della destra.

Il flop di Salvini e la crisi di identità della destra all’opposizione ma con una ritrovata centralità di Forza Italia

Una destra che adesso è comunque in crisi d’identità, perchè deve risolvere il problema di Salvini: sovranista e leghista, oltre a burbero e populista, lì sì che è corretto identificarlo con un “verde” che non ha nulla a che vedere con l’azzurro (o il blu, fate voi) della destra liberale. Il faro resta Forza Italia, che ritrova centralità nelle parole di Berlusconi che ha parlato di un “centro/destra naturalmente lontano da ingenuità sovraniste e da tentazioni populiste, perché una democrazia occidentale funziona se la competizione al suo interno è tra un centrodestra e un centrosinistra, alieni da pauperismi, da giustizialismi, da sovranismi. Il nostro orizzonte è e rimane il centrodestra di cui siamo stati i fondatori, di cui dovremo essere il centro pensante, il fulcro operativo è il pilastro insostituibile. La destra senza di noi non sarebbe in grado di vincere e se anche vincesse non sarebbe in grado di governare. Oggi comincia per noi un cammino impegnativo, per ritornare ad essere il primo partito in Italia e nel centrodestra“. Chiaramente a 83 anni il Cavaliere non è più in grado di rappresentare personalmente il leader di una forza sana, liberale, moderna e lontana da ogni populismo: soltanto con l’emergere di un nuovo leader moderato, ma al passo con il linguaggio dei tempi e in grado di parlare alla pancia del Paese, la destra potrà allontanarsi dalla deriva salviniana collocandosi in una posizione assolutamente in linea con i suoi valori e le sue tradizioni liberali, a partire dall’europeismo e l’atlantismo.

La coalizione Pd-Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni Regionali e Comunali

La coalizione tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle diventerà a tutti gli effetti politica quando per la prima volta nella storia grillina, anche alle elezioni locali i due partiti saranno alleati. Con ogni probabilità succederà alle prossime Elezioni Regionali in Umbria, in programma per il 27 Ottobre. Nella bucolica Regione del Centro Italia Pd e M5S si parlano da tempo, ben prima dell’accordo di Governo di questi ultimi giorni. Adesso l’accordo sembra scontato. L’esperimento sembra un po’ più difficile per l’Emilia Romagna, dove si dovrebbe votare tra Novembre e Dicembre, vista la distanza anche umana e personale tra gli esponenti locali di Pd e Movimento 5 Stelle che proprio a Bologna se ne sono dette di tutti i colori negli ultimi anni. Tuttavia, era stato così anche a Roma: una guerra fratricida per avere un ruolo di leadership nel mondo della sinistra. Il matrimonio più difficile della storia è soltanto appena iniziato. Più semplice, invece, che in Calabria (il voto è in programma a Gennaio) i due partiti si presentino insieme, vista l’inconsistenza locale del Movimento 5 Stelle fin qui mai protagonista della politica regionale (non ha mai eletto neanche un consigliere). Sarebbe clamoroso l’accordo tra Pd e Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni Comunali di Reggio Calabria: la città dello Stretto potrebbe essere la prima città metropolitana d’Italia a presentare le liste della nuova coalizione di sinistra a sostegno dello stesso candidato. I rapporti, strettissimi, tra l’attuale Sindaco Pd Giuseppe Falcomatà e la deputata grillina Federica Dieni non sono una novità. Dopotutto Falcomatà è sempre stato un personaggio tipicamente grillino per i tuoi atteggiamenti assolutamente infantili nella gestione pubblica della città e nella comunicazione politica: dalle clamorose gaffe con cui ha segnato la sua sindacatura all’uso smodato dei social e dell’immagine a discapito della sostanza. Anche qui, un matrimonio assolutamente naturale per principi e valori: qualche grillino convinto e appassionato ce ne ha dette di tutti i colori negli anni quando più volte su StrettoWeb abbiamo dipinto il primo cittadino reggino come un “grillino mancato“. Da grillino, si sentiva offeso. Adesso che l’accordo politico si è concretizzato ed è vicino anche il sostegno locale, sarà difficile per molti elettori e militanti a cinque stelle evitare crisi di nervi: c’è il rischio di impazzire per la delusione di un tradimento così profondo. Che però era già scritto, e infatti ampiamente previsto. Con il Movimento 5 Stelle a sinistra, le cose tornano al loro posto.

Il progetto del Movimento 5 Stelle: la leadership a sinistra passando dalla protesta

LaPresse / Roberto Monaldo

Certamente questa crisi di Governo è stata innescata dalla miopia di Salvini che ha sbagliato tutto. Ma vuoi vedere che a lungo termine, da Grillo al premier Conte (è arrivato come un burattino ma in poco più di un anno si è trasformato in un vero e autorevole leader politico) non fosse proprio un disegno studiato a tavolino? Trovare casa nella sinistra con un ruolo di leadership, tramite un momentaneo accordo con la Lega per dare tempo all’elettorato di accettare le cose ed evitare subito l’accordo con il Pd che sarebbe stato mal digerito, continuare a cavalcare l’onda populista e anti-europeista con l’alleato leghista pur con la consapevolezza di subirlo, per poi collocarsi nella sinsitra con un ruolo preminente rispetto al Pd. Perchè adesso saranno proprio i grillini a divorare i dem: sul temi cari alla sinistra, non ci sarà storia e saranno proprio i 5Stelle a catturare il consenso di quel mondo a cui il Pd non piaceva più così tanto sin dai tempi di Monti, Letta e del patto del Nazareno, e poi a maggior ragione con Renzi, Gentiloni e Minniti perchè considerato un partito “vicino alla destra“, “vicino alle banche“, “vicino alla finanza“, “vicino agli Stati Uniti“, “troppo europeo“, “troppo cattolico“, “troppo istituzionale“. I 5Stelle diventano il nuovo PCI e inevitabilmente schiacceranno il Pd, sperando che dall’altro lato i liberali riescano a prendere il sopravvento su Salvini, Meloni e sul sentimento sovranista. Altrimenti ci ritroveremo davvero con un bipolarismo Lega-5Stelle in cui la vera destra liberale e la vera sinistra socialdemocratica saranno scomparse dalla scena e sarà soltanto una partita tra tangheri populisti destinati a distruggere un Paese che è ancora – nonostante tutto – l’ottava potenza industriale del mondo e un pilastro fondamentale dell’occidente democratico.

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