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Reggio Calabria: Domenico Vecchio è il nuovo presidente di Confindustria

Domenico Vecchio è il nuovo presidente di Confindustria Reggio Calabria. L’imprenditore, legale rappresentante dell’azienda Vecchio Costruzioni Generali Srl, è stato eletto dall’assemblea dell’associazione che si è riunita questo pomeriggi0

L’ingegner Domenico Vecchio è il nuovo presidente di Confindustria Reggio Calabria. L’imprenditore, legale rappresentante dell’azienda Vecchio Costruzioni Generali Srl, è stato eletto dall’assemblea dell’associazione che si è riunita questo pomeriggio. “Sono onorato della fiducia che mi è stata attribuita dai colleghi. Lavoreremo per una Confindustria forte e unita che faccia della compattezza la sua caratteristica fondamentale e che sappia valorizzare le eccellenze produttive del territorio”. Sono queste le prime parole del neo presidente di Confindustria Reggio Calabria al termine delle operazioni di voto.

BIOGRAFIA

L’ing. Domenico Vecchio è nato a Bagnara Calabra il 14 luglio del 1957, è laureato in Ingegneria Civile Edile nell’anno 1983 ed abilitato alla professione nello stesso anno, è sposato ed ha tre figli. Ha immediatamente intrapreso l’attività lavorativa con l’incarico di seguire la gestione dei cantieri presso l’impresa di Costruzioni Comm. Geom. Giuseppe Vecchio costituita nei primi anni ‘50 dal padre Comm. Giuseppe Vecchio, trasformata successivamente con l’inserimento suo e del fratello arch. Luigi Roberto, in S.r.l. oggi riveste il ruolo di Amministratore Unico e Direttore Tecnico. L’Impresa Vecchio Costruzioni Generali Srl è una delle più affermate Imprese di Costruzioni Calabresi ed è l’Impresa capogruppo delle aziende che costituiscono il “Gruppo Vecchio”. Essa, negli ultimi anni, con la fattiva collaborazione dell’ing. Domenico, quale Direttore di Cantiere, ha realizzato importanti lavori e opere pubbliche. L’ing. Domenico Vecchio è anche Socio di altre Società ed in alcune delle quali ricopre anche la figura di Legale Rappresentante tutte facenti parte del gruppo imprenditoriale “Vecchio”
Lo stesso ingegner Vecchio è stato fin dall’inizio della sua carriera imprenditoriale facente parte dell’Associazione degli Industriali di Reggio Calabria. Nell’arco della sua carriera imprenditoriale e personale, si è sempre distinto per il suo altissimo livello di rigore morale.

DISCORSO INSEDIAMENTO

Carissimi amici, colleghi, autorità confindustriali,

vivo oggi una grande emozione. E sento di rivolgermi a voi, innanzitutto, con una parola: grazie. Grazie della fiducia che avete riposto nella mia persona, che proverò a ripagare, al massimo delle mie possibilità, per rappresentare al meglio il mondo degli industriali reggini, a cui mi onoro di appartenere. E grazie dell’affetto e della stima che, non solo nelle ultime ore ma in tutti questi mesi, mi avete dimostrato. È un momento speciale per me. Un momento che, in qualche misura, sancisce un “ritorno a casa” dopo gli anni straordinari che la mia famiglia e la nostra azienda hanno vissuto dentro l’Associazione nazionale dei costruttori edili. Bando però ai sentimentalismi. C’è molto da fare, e da buoni imprenditori dobbiamo metterci all’opera con concretezza , con pragmatismo e l’approccio del buon padre di famiglia. Quella che inizia oggi, per me e per tutti noi, sarà una sfida impegnativa e complessa che però non ci fa paura: la sfida di rendere più forte la voce degli imprenditori della Città metropolitana di Reggio Calabria e di mettere al servizio del tessuto produttivo locale servizi, opportunità e relazioni. La “mission” della Confindustria è questa.

Oggi la situazione economica in provincia di Reggio Calabria è molto grave. Le conseguenze dell’ultima crisi, che ancora non ha esaurito i suoi effetti, sono state pesantissime. I fondamentali economici sono letteralmente crollati e oggi ci ritroviamo (come certificano tutti i principali osservatori socio-economici) nella condizione di essere il fanalino di coda del Paese e del Continente. I fattori di produzione, i livelli di occupazione e di reddito, l’indebitamento delle famiglie e delle imprese, le difficoltà di accesso al credito e, ancora, la pressione fiscale e il gap infrastrutturale dipingono un quadro complessivo da far tremare le vene ai polsi. Dinanzi a una siffatta situazione, Confindustria non può tacere né, a mio avviso, deve farsi distrarre da altre questioni che, pur importanti, non appartengono alla mission di questa istituzione.

È di ogni evidenza che il territorio nel quale viviamo è economicamente quasi morto. Dico “quasi”, perché mi ostino a credere, con l’ottimismo della volontà, che ci sia ancora una piccola speranza per Reggio e per la Calabria. A quella speranza ci dobbiamo aggrappare, consapevoli della difficoltà di questo momento. L’economia della Città metropolitana reggina ha bisogno di un fortissimo e positivo shock in grado di generare produzione di valore e iniezioni monetarie nell’economia reale del territorio. Molto passa dal settore che fino a qualche anno fa ha trainato l’economia calabrese e del Mezzogiorno e che deve tornare a recitare un ruolo da protagonista: l’edilizia. Un comparto che, come dimostrato dai dati appena presentati da Ance Calabria sul quadro congiunturale 2019, soffre terribilmente per la drammatica riduzione degli investimenti pubblici, crollati in dieci anni, su base regionale, da 3 miliardi e mezzo a 600 milioni di euro. A chi imputare tali responsabilità?  I nostri politici, o pseudo tali, hanno cognizione di tutto questo? Far ripartire l’edilizia, soprattutto sul versante delle opere pubbliche, significherebbe somministrare una “cura ricostituente” all’economia reggina, generando benefici a cascata in tutti i settori, e al tempo stesso contribuendo a migliorare un territorio che ha bisogno di notevoli interventi in termini di mitigazione del rischio del dissesto idrogeologico, di rigenerazione urbana, di riqualificazione degli edifici sul versante antisismico ed energetico, di manutenzione dei beni pubblici, secondo la legge e le regole del mercato. E sempre a proposito dell’edilizia, ma è riscontrabile in tutti i settori produttivi, è anche mia opinione la necessità di rivedere il sistema delle informative interdittive antimafia, che spesso gettano via il bambino con l’acqua sporca, ribadendo tuttavia che Confindustria è, con forza e senza tentennamenti, contro la ‘ndrangheta e per la legalità e la giustizia; mi pare che i primi segnali in questo senso già ci siano, se è vero, come è vero, che in un recente convegno, autorevolissimi Magistrati di Reggio Calabria, hanno affermato che si dovranno rivedere i sistemi di valutazione delle interdittive.  In questo senso, chiederò alle autorità istituzionali del territorio di sostenerci per realizzare nel più breve tempo possibile lo sportello antiracket a sostegno degli imprenditori taglieggiati.

Per il futuro dell’economia reggina, sarà fondamentale il rilancio effettivo del porto di Gioia Tauro. Le recenti vicende del terminal ci inducono a un cauto ottimismo sul versante della ripresa del transhipment, ma anche a un inevitabile pessimismo riguardo ai ritardi causati dalla burocrazia. Il rilevamento delle quote della Medcenter da parte della MSC, alla luce delle ambizioni pubblicamente manifestate dai vertici di quest’ultima azienda, potrebbe nel tempo portare a sviluppi positivi in termini di rimbalzo del mercato. Uno dei miei primi atti da Presidente,  in tale direzione,  proprio perché credo che il Porto rappresenti una direttrice economica di preminente interesse, sarà quello di chiedere un incontro a MSC per conoscere le strategie dell’azienda su Gioia Tauro. Resta, però, sul tappeto un grave vuoto di governance. L’autorità portuale è ancora oggi commissariata e questa situazione al limite dell’assurdo, genere incertezza, mancanza di programmazione attendibile,  il tutto ovviamente a discapito del rilancio del porto; la creazione della sedicesima port authority che comprende Reggio, Villa e Messina ha depotenziato il ruolo dell’ente portuale gioiese; manca un piano regolatore che ci consenta di andare oltre il transhipment; mentre la condizione, ormai certificata, di decozione del CORAP richiede un intervento immediato della mano pubblica per restituire un governo vero alle aree industriali calabresi. Attendiamo inoltre l’inizio dell’attività del gateway ferroviario, ormai completato, mentre la ZES, risultato di una battaglia avviata sette anni fa da questa associazione, è operativa ma ancora avvolta in una sorta di “nebulosa”, per cui chiederemo alla Regione un incontro per capire concretamente come accedere agli sgravi fiscali e quali sono i termini della semplificazione burocratica prevista. Lo faremo tutti assieme, non lo farà il Presidente, ma lo faranno insieme al presidente anche una commissione, che si andrà a costituire, di operatori del Porto che conoscono la realtà e  che saranno ben lieti di poter mettere a disposizione la loro esperienza per dare importanti suggerimenti  per la immediata soluzione delle problematiche che affliggono questa nostra importante realtà economica. Il nostro futuro prossimo, sarà molto impegnativo, perché i temi sul tavolo saranno tanti, dalle infrastrutture al turismo (una provincia come la nostra, con un patrimonio di bellezze paesaggistiche e naturali, non può prescindere dall’apporto che il turismo può restituire).

La Confindustria che ho in mente non è fatta da un cantante solista. È un complesso jazz, nel quale ciascuno sarà libero di esprimere se stesso senza “deragliare” dallo spartito. Una Confindustria aperta al mondo delle start up (e confido molto nel contributo che, nello specifico ambito loro assegnato, sapranno dare i Giovani imprenditori, e il Gruppo dei Giovani Imprenditori di Reggio Calabria sono un vanto ed un esempio per tutta la nostra Regione non solo per la nostra provincia, e le loro performance imprenditoriali lo dimostrano); dicevo una Confindustria capace di valorizzare le eccellenze dell’agroalimentare, punta di diamante delle nostre esportazioni, e attenta alle esigenze di tutte le sezioni, nessuna esclusa, che non cito singolarmente perché non vorrei dimenticare nessuno. Ho in mente una Confindustria collegiale e nello stesso tempo, autorevole, scevra da personalismi, ma che finalmente ritrovi la voglia del Fare, cioè di mettersi al servizio del tessuto produttivo locale offrendo servizi, opportunità, relazioni, cioè ritrovi la sua missione. Nei rapporti con le istituzioni politiche e democratiche, e mi pare pleonastico ricordarlo, Confindustria Reggio Calabria si manterrà rigorosamente terza. Non ci faremo tirare dalla giacca, né a destra, né a sinistra perché l’unico “consenso” che ci interessa è quello della platea degli imprenditori onesti e lavoratori che siedono in questa sala e che ci danno la loro fiducia. Certamente avremo un dialogo con chi rappresenta le istituzioni e faremo il possibile per renderlo fruttuoso. Ma nel merito delle questioni, con lo stile che appartiene a questa associazione e a ciascuno di noi individualmente, non faremo sconti. Non li faremo neppure al Governo nazionale sul tema dell’autonomia differenziata che, così com’è, rischia di consumare una rottura definitiva dello Stato unitario, senza la definizione dei Livelli Minimi delle Prestazioni, senza i costi standard, ma con l’illegittima pretesa di alcune Regioni di trattenere l’extragettito erariale.

Se applichiamo questo modello a una sanità già disastrata e resa esangue dai commissariamenti frutto di politiche scellerate sia a livello regionale e sia a livello nazionale, i rischi che corriamo, come cittadini calabresi, sono altissimi. Avere Regioni più efficienti è doveroso ed è una battaglia che anche noi condividiamo; ma l’Italia è una e indivisibile, come recita la nostra Costituzione, e noi cittadini e imprenditori reggini rivendichiamo con orgoglio di essere cittadini e imprenditori italiani. E con questo stesso orgoglio, con la voglia di continuare a dimostrare al mondo ciò che  siamo capaci di fare, con la dignità e l’umiltà che ci appartengono, sono certo che anche il nostro lavoro in Confindustria porterà i risultati attesi. A questo punto non mi resta che fare i dovuti ringraziamenti a tutti, e vi prego di concedermi un momento personale, perché sento il bisogno di ringraziare la mia famiglia, da mia Moglie ai miei figli, che è vero che mi supportano in tutto, ma la verità è che mi sopportano. Ringraziare mio fratello, perché questa mia avventura confindustriale lo costringerà inevitabilmente ad un sovraccarico di lavoro per sopperire alle mie assenze in azienda,  e per ultimo, volutamente, consentitemi di ringraziare una persona che oggi vivrebbe questa giornata con grande orgoglio, una persona che di questa associazione è stata uno strenuo difensore ed una autorevole voce, una persona che mi ha insegnato tutto, ma principalmente mi ha insegnato i valori dell’onestà, della famiglia, del rispetto altrui, e che mi ha trasmesso un grande valore, l’Amore per il lavoro: consentitemi di ringraziare Mio Padre.