Messina e Reggio Calabria, una politica quasi “comune”: i debiti, le sentenze, i commissariamenti e i processi

Tra Messina e Reggio Calabria una storia politica analoga ma con sfumature differenti per le sentenze dei Tribunali: un’analisi del percorso delle due città dello Stretto nell’ultimo decennio

Il Ponte tanto atteso non è stato mai realizzato, ma Messina e Reggio Calabria continuano a guardarsi ogni giorno come se fossero una lo specchio dell’altra, sempre vicine per cultura e società. E così leggendo un passato socio-politico molto simile, si possono disegnare scenari sul futuro dell’Area dello Stretto. Eppure Messina e Reggio Calabria, sorelle quasi gemelle nel loro destino, si caratterizzano da alcune anomalie e peculiarità che evidenziano sfumature molto differenti, e in alcuni casi non certo di rilevanza spicciola, nonostante una distanza geografica minima, una storia e un’identità comune.

I debiti e le sentenze

Messina e Reggio sono state accomunate nell’ultimo decennio dagli stessi problemi di “bilancio” nei rispettivi comuni, con tanto di processo e di sentenze per gli amministratori al centro delle inchieste. Stesso reato ma differenti pene commutate dai Tribunali delle due città: a Messina, per quattro bilanci che secondo la procura furono falsificati (2009-2012), l’ex sindaco Giuseppe Buzzanca è stato condannato a un anno e cinque mesi in primo grado: una sentenza ben diversa da quella che ha colpito l’ex sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, in primo grado condannato a 6 anni (pena ridotta a 4 anni e 7 mesi dopo l’Appello e la Cassazione), che sta ancora scontando presso il carcere di Arghillà dove si trova recluso da quasi un anno e mezzo. Quello di Scopelliti resterà, ancora oggi, un caso eccezionale su scala nazionale essendo l’unico sindaco a subire una condanna così pesante per reati amministrativi (pena di gran lunga inferiore, invece, per i tre Revisori dei Conti dell’epoca e nessuna condanna per altri esponenti dell’amministrazione). A Messina, invece, oltre a Buzzanca in primo grado sono stati colpiti da condanna altri 27 soggetti tra funzionari, dipendenti e amministratori del Comune, ma per tutti la pena è stata sospesa e comunque non supera mai i due anni di reclusione.

Il Commissariamento

Entrambe le città (Messina più volte) hanno dovuto subire anche il “commissariamento” dei propri Enti comunali. Subire, è un vocabolo scelto volutamente perché la gestione commissariale incentrata sull’ordinaria amministrazione ha lasciato spazio a lacune e ad una mancanza di progettualità che le città interessate non sono riuscite a colmare. Per Messina e Reggio il destino è stato simile, il commissariamento ha lasciato in eredità più dubbi che certezze, più delusione e rabbia che soddisfazione nei cittadini. E Messina e Reggio sono state commissariate l’ultima volta nel 2012, quasi contemporaneamente, Messina il 17 settembre 2012 e Reggio Calabria il 9 ottobre 2012.

Accorinti e Falcomatà

Dal buio periodo commissariale sono usciti dal cilindro due personaggi anche qui molto simili: Renato Accorinti a Messina e Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria. Il primo, attivista “no ponte” che con l’incastrarsi di alcuni episodi favorevoli è diventato sindaco di Messina la ballottaggio, è stato protagonista di “cinque anni da incubo”, con feroci e continue proteste ed una città che è regredita ulteriormente. La gestione Accorinti è bocciata sonoramente alle urne nel 2018 quando l’uscente primo cittadino si ferma ad un misero 14% di consensi e viene escluso dal successivo ballottaggio che premia l’attuale sindaco Cateno De Luca.

Intanto nell’altra sponda Giuseppe Falcomatà ha un cognome pesante che gli apre le porte della città senza nessun sforzo nel 2014, quando vince dapprima le primarie del centrosinistra e in seguito viene eletto Sindaco al primo turno contro un centrodestra quasi inesistente e con un’astensione record per la città calabrese dello Stretto. Anche qui, come per Accorinti, il risultato è stato disastroso, peggiore persino della stagione commissariale, tanto che oggi in vista delle nuove elezioni comunali l’indice di gradimento dei reggini nei confronti del loro Sindaco è ai minimi termini.

Ma per Falcomatà c’è un problema più serio: si chiama “Caso Miramare”, processo che vede imputati il Sindaco e la sua Prima giunta per i reati di “abuso d’ufficio e falso ideologico” (per i quali è già stata condannata a un anno l’ex Assessore ai Lavori Pubblici Angela Marcianò che ha scelto il rito abbreviato): tutto nasce dall’assegnazione del “Miramare”, noto hotel di prestigio di proprietà dell’amministrazione comunale, alla onlus “Il sottoscala”, preseduta da Paolo Zagarella. Per la Procura le persone indagate avrebbero violato i doveri di “imparzialità, trasparenza e buona amministrazione”, concordando l’affidamento solo con l’associazione di cui l’imprenditore è stato nominato presidente il giorno precedente alla delibera di Giunta. Zagarella è notoriamente amico del primo cittadino e gli concesse in uso gratuito il proprio immobile da destinare a sede della segreteria politica, in occasione delle amministrative del 2014. “Abuso d’ufficio e falso ideologico”, per Falcomatà e i suoi Assessori l’accusa è pesantissima, sono gli stessi capi d’imputazione per cui Scopelliti ha avuto una condanna così pesante. Quale sarà la sentenza in primo grado e, soprattutto, quali le ripercussioni per il futuro politico della città, alla luce dell’intenzione di Falcomatà di ricandidarsi per le prossime elezioni comunali? Reggio e Messina resteranno così vicine geograficamente e socialmente ma con differenti sfumature politiche, o anche la storia amministrativa delle due città continuerà su binari paralleli?


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