“No al ponte sullo Stretto”: a Messina una grande manifestazione regionale

Venerdì a Messina la grande mobilitazione No Ponte

Tutti in strada per dire no al ponte sullo Stretto. Venerdì 26 luglio, alle 18 a Messina, le associazioni scenderanno in piazza contro “le privatizzazione di opere inutili e la secessione dei ricchi“. Parteciperà anche Rifondazione Comunista, che dichiara:

Impastoiato nella palude della sua maggioranza, privo di un progetto politico credibile, che non sia il cabotaggio della propaganda spicciola, la giunta Musumeci rilancia il Ponte sullo Stretto di Messina: operazione mirata a rimuovere la condizione disastrosa dei trasporti e della mobilità, e a suscitare gli appetiti confindustriali. Rinviato il via libera al raddoppio della Catania-Ragusa, nodo nevralgico della mobilità nel territorio sudorientale, avanza il rischio della privatizzazione degli aeroporti di Fontanarossa e di Comiso, con gli uomini di Montante collocati nelle posizioni strategiche, funzionale a un modello speculativo che vuole la Sicilia come spazio cementificato e come piattaforma commerciale dei beni alimentari provenienti dai nuovi processi di colonizzazione dell’Africa.
Niente raddoppio ferroviario della Messina- Palermo e della Siracusa-Catania-Messina, mentre si tagliano e si peggiorano nei tempi di percorrenza i collegamenti e i servizi con il resto del paese, e si abbandonano al loro destino i territori del centro e della Sicilia occidentale, peraltro penalizzati dalla chiusura di Birgi.
Una condizione che, in presenza della caduta dei tassi occupazionali, senza interventi di rilancio produttivo come nel caso dell’ex Fiat di Termini Imerese, con enti locali dissestati, nella desertificazione delle aree interne, con processi di concentrazione dell’economia agricola (dove il taglio alle risorse per i controlli ispettivi rende impunito lavoro schiavistico e servile, fino a consegnarlo in molte realtà alla criminalità mafiosa), incentiva l’abbandono del Mezzogiorno, e non solo dei giovani.
Chi grida alla invasione dell’isola mente, gioca cinicamente sulla paura, favorisce spudoratamente il disegno di quelle grandi forze economiche del Nord mirato a creare lavoro nero e a trasferire risorse, competenze e ricchezze dal basso verso l’alto, dal sud verso il Nord. L’imposizione del federalismo fiscale e delle autonomie differenziate producono un risultato oggettivo e incontestabile: un’Italia duale con gabbie salariali e regionalizzazione della scuola (per modificarne la funzione costituzionale di formazione e di valore pubblico della istruzione e dei suoi contenuti, per completarne il processo di aziendalizzazione e di subalternità al mercato e di asservimento ai potentati economici). Una logica che accomuna, con sfumature diverse, quasi tutto lo schieramento politico parlamentare, dalla Lega al Pd.
La secessione delle regioni del Nord si sposa con i vantaggi, i privilegi e l’arricchimento, anche con la flat tax, garantiti alle borghesie meridionali, in un quadro in cui le elites politiche isolane del centrodestra, sensibili agli interessi mafiosi, si alleano e competono tra di loro, con Musumeci che si offre come alfiere della Lega, e Fratelli d’Italia nella veste di forza che mixa nazionalismo e nuove e vecchie clientele, alimentata dagli arrivi trasformisti dei sindaci di Forza Italia e dell’ex centro di origine democristiana. Con l’apporto di quella zona grigia zeppa di apparato amministrativo e del blocco corporativo delle professioni. E’ in corso la costruzione di un nuovo patto politico fondato sull’alleanza tra secessione del nord e borghesia compradora del sud, con sullo sfondo l’austerità europea, spazio di governo sostenuto da Pd e pentastellati. Nessuna di queste due forze si pone in opposizione alle politiche liberiste della UE, anzi le condividono, nessuna a garantire diritti sociali, del lavoro, ambiente, beni comuni, welfare. Un quadro in cui è manifesta all’Ars l’assenza di una opposizione credibile e di alternativa. Non serve né l’opzione propagandistica e autoreferenziale dell’ autonomismo sicilianista, né il miraggio indipendentista, storicamente intrisi di interclassismo e trasformismo. Parteciperemo, come Partito della Rifondazione comunista, assieme a movimenti e associazioni, non solo per ribadire il nostro No al Ponte sullo Stretto, al Muos, alla militarizzazione, ma anche con la volontà di una battaglia più generale e unitaria contro le autonomie differenziate e contro l’abbandono del Mezzogiorno, per rivendicare un altro modello economico, autocentrato, non piegato agli affari e agli interessi delle vecchie e delle nuove mafie, con infrastrutture sostenibili, per rivendicare diritti di tutte e tutti, del proletariato migrante nostro e altrui. Continuiamo a stare in piazza, lavoriamo per produrre entro l’autunno una grande risposta democratica, sociale e politica di sinistra, di classe, antiliberista, per rendere forte ed efficace la risposta al governo regionale, a quello nazionale, alla tolda di comando della U, alle destre economiche e politiche”.


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