Goletta Verde in Calabria, Sapia: “insieme per difendere l’ambiente marino”

Il segretario generale di Fai Cisl Calabria plaude all’attività dell’associazione ambientale che è presente al porto di Corigliano: “Azione meritoria”

“È meritoria l’attività che sta portando avanti Legambiente per salvaguardare i nostri mari e che ha scelto Corigliano Rossano come tappa del suo tour per difendere il mare”. Lo afferma Michele Sapia, segretario generale di Fai Cisl Calabria, a margine della tavola rotonda che si è svolta a bordo di Goletta Verde attraccata al porto di Corigliano per lanciare la tre giorni della tradizionale iniziativa dell’associazione ambientalista. “Un’attività – aggiunge – che condividiamo pienamente e che ci vede in prima linea per contrastare le cause di inquinamento delle nostre acque ed individuare soluzioni che garantiscano contestualmente la tutela dell’ecosistema marino e la stessa sopravvivenza dei borghi marinari che sulla pesca artigianale si basano. La salute del mare è infatti precondizione per programmare qualsiasi ipotesi di sviluppo dell’intera filiera che passa sempre più da sistemi di pesca ecocompatibili. Un ambiente marino e costiero salubre infatti crea una qualità del lavoro migliore oltre a condizioni di maggiore vivibilità dei nostri centri costieri fortemente provati dal processo di spopolamento legato proprio alla diminuzione sempre maggiore della redditività economica delle attività legate alla pesca”. “La strada che come Fai Cisl Calabria portiamo avanti – dice ancora Sapia – passa attraverso la multifunzionalità della pesca. Un percorso che può dare senza dubbio sollievo ad un comparto come quello ittico fortemente provato da una crisi che ha portato ad un drastico calo della produzione, del valore della produzione di cui la sensibile diminuzione delle flotte non è che la cartina al tornasole”.  “In questo senso sosteniamo con convinzione – afferma il segretario generale di Fai Cisl – le inziative che vanno in direzione dell’utilizzo dei nostri pescatori in attività di tutela dell’ambiente marino come la pulizia delle acque dai rifiuti ad iniziare dalla plastica che invade sempre più il mare”.

A questo proposito Sapia cita i dati dell’ultimo report dell’Arpacal: “Tra il 2015 e il 2018 la mole di rifiuti spiaggiati o finiti in mare sul versante tirrenico è stato pari a 16.986 oggetti mentre lungo il litorale ionico sono stati riscontrati 6.297 oggetti. La gran parte costituita dalla plastica”. “Un problema che colpisce completamente i nostri pescatori – sottolinea – costretti a sopportare il danneggiamento delle loro reti e a rischiare contravvenzioni se trovati in possesso di rifiuti a bordo, magari raccolti per pulire il mare”. “Per questo stiamo seguendo con particolare attenzione – dice Sapia – il disegno di legge recentemente varato dal Consiglio dei ministri ribattezzato ‘legge Salva mare’. Un provvedimento che, almeno nel testo licenziato dal governo, prevede un meccanismo di premialità per quell’attività che di fatto i nostri pescatori svolgono da tempo, cioè di doversi trasformare in una sorta di spazzini del mare. Così come riteniamo fondamentale la misura contemplata dal Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp) 2014-2020 che prevede il finanziamento di progetti per l’economia blu sostenibile tra cui azioni per ridurre e dunque prevenire la produzione di rifiuti marini ma anche per monitorare e quantificarli così come adottare sistemi per la rimozione e il riciclaggio del materiale finiti in mare. A tal fine sarebbe utile recuperare ulteriori risorse per implementare misure come queste”. “Ovviamente – conclude – non è solo con la raccolta dei rifiuti che si può pensare di affrontare il problema dell’inquinamento dell’ambiente e del mare, ma con una strategia complessiva per ridurre la produzione e la diffusione di materiali così impattanti per la natura come la plastica che rischia di finire anche sulle nostre tavole. Bene in questa direzione il Piano d’azione varato di recente dalla giunta regionale che mira alla riduzione progressiva dei rifiuti a partire dalla plastica. Ma per fare questo, come abbiamo già evidenziato, occorre anche un cambio culturale che contempli un minore spreco di materiale attraverso il riutilizzo dei prodotti, maggiore informazione e responsabilità da parte di tutti per contribuire a salvaguardare il nostro ecosistema”.


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