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Il legale di Carola Rackete: “propaganda di Salvini irresponsabile, lo quereleremo…”

Il legale di Carola Rackete: “propaganda di Salvini invereconda e irresponsabile, lo quereleremo per gli insulti e l’istigazione a delinquere nei confronti di Carola. Espulsione? Difficile per i cittadini comunitari”

L’avv. Alessandro Gamberini, difensore di Carola Rackete, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sull’attuale posizione di Carola Rackete. “Carola Rackete rimane attualmente indagata per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e del reato previsto dall’articolo 1100 del Codice della navigazione –ha affermato Gamberini-. Io mi sono subito affrettato a dire che abbiamo vinto una battaglia, ma non la guerra. Il procedimento continua. Carola è tornata libera senza alcuna limitazione e il giudice ha sgombrato il campo dalla possibilità che quella della Guardia di finanza possa essere considerata nave da guerra. Espulsione? Quando esiste un procedimento a carico di una persona, è fisiologico che venga chiesta l’autorizzazione al magistrato, il quale deve concedere un nullaosta rispetto all’espulsione di una persona, addirittura accompagnandola alla frontiera. Per i cittadini comunitari l’espulsione deve essere accompagnata da un provvedimento che ne sottolinei i validi motivi. Lasciamo perdere la propaganda truculenta che la qualifica come delinquente, quella che è abituato a fare il ministro dell’interno in maniera invereconda e irresponsabile, il giudice ha detto che non c’è nulla, che quella condotta è stata nell’ambito di una risposta ad una situazione drammatica che c’era a bordo. Trattare come nemico principale una barca che ha salvato 50 naufraghi che si avvicina alle nostre coste è davvero ridicolo, considerando che contemporaneamente sono arrivati a Lampedusa centinaia di migranti con dei barconi. La battaglia contro le Ong è una battaglia pregiudicata, si è scelto un nemico. L’ong salva dei naufraghi in male nei limiti delle proprie possibilità, accusare le ong di essere responsabile di un’invasione barbarica è ridicolo. L’ong non fa politica. Abbiamo fornito alla Procura un report dettagliato di come è avvenuto il salvataggio. Il tema è evidente che non può essere quello di dirci: dovete portare i migranti in Libia. Chiunque sa che quello non può essere considerato un porto sicuro”.

Salvini ha detto che se Carola non avesse forzato l’attracco, il Viminale il mattino dopo avrebbe autorizzato lo sbarco. “Questo non era stato assolutamente comunicato a Carola. Lei è una giovane, brillante comandante di nave, ma forse non è abituata ai giochini politici di cui Salvini è maestro. Questa barca atteso due settimane che qualcuno autorizzasse lo sbarco, non è stato detto e fatto nulla e quindi ha deciso di sbarcare. Ci sono dei report medici che evidenziano situazioni drammatiche di alcuni migranti a bordo. Alcuni minacciavano di buttarsi per raggiungere a nuoto la riva, altri di suicidarsi. La fiducia di una soluzione era venuta meno”. Sulle possibili querele. “Come Sea Watch noi abbiamo già preparato la querela nei confronti del ministro Salvini. Non è facile raccogliere tutti gli insulti che Salvini ha fatto in queste settimane e anche le forme di istigazioni a delinquere nei confronti di Carola, cosa che è ancora più grave se fatta da un ministro dell’interno. Nel circuito di questi leoni da tastiera abituati all’insulto, è lui che muove le acque dell’odio. Una querela per diffamazione è il modo per dare un segnale. Quando le persone vengono toccate nel portafoglio capiscono che non possono insultare gratuitamente”.

Di Pietro: “Carola Rackete? Bonafede non sa che questa non è una sentenza, va scusato”

Antonio Di Pietro è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano. Sull’ipotesi di separazione delle carriere dei magistrati. “La separazione delle carriere è una cosa, il mantenimento dell’indipendenza della magistratura è un’altra –ha affermato Rackete-. Non si può mai sottomettere il pubblico ministero ai voleri della politica. Io personalmente sono dell’idea che la magistratura debba essere una sola, perché il pm ricerca la verità non il colpevole. C’è un reato, è solo da quel momento in poi che si cerca il colpevole. Chi invece cerca prima il colpevole è da condannare”. Sullo scandalo Csm. “Quel che emerge oggi è un atto di ipocrisia –ha dichiarato Di Pietro-. Come quando ci fu Mani Pulite tutti si stupirono, ma lo sapevano tutti. Sono convinto che il magistrato non abbia bisogno di avere correnti. Questo sistema delle correnti non è la madre della questione, è la figlia della modalità di elezione del CSM, che va cambiato. La composizione del Csm andrebbe fatta per sorteggio. In Italia succede sempre, aggiustano i ponti dopo che cadono, si rincorre il giorno dopo quello che bisognava rincorrere il giorno prima. La riforma della giustizia dovrebbe essere un atto condiviso da maggioranza e opposizione per andare a cercare quello che è giusto, non quello che conviene”. Sul caso Carola Rackete, il ministro Bonafede ha detto che le sentenze vanno rispettate. “Bonafede non sa che questa non è una sentenza, va scusato –ha affermato Di Pietro-. Io pensavo avesse parlato Toninelli, invece era Bonafede. Le ordinanze e le decisioni di un giudice si rispettano, ma si possono anche criticare, senza però criminalizzare il giudice. Sul piano umano vorrei dare ragione al giudice, ma siccome il giudice deve ragionare con la legge e non con il cuore, se il giudice ritiene che quella legge non sia conforme alla Costituzione, fa eccezione di costituzionalità e lo chiede alla Consulta, non può cambiarla lui. Condivido l’animo di quel giudice che ritiene queste leggi sbagliate, ma ritengo sbagliato che l’abbia deciso lui. Doveva sospendere la decisione e chiedere alla Corte Costituzionale”.