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Vertenza Cambria, da Reggio Calabria l’appello alle Istituzioni: “Salvate i posti di lavoro”

Reggio Calabria, Uiltucs e Fisascat richiamano Governo, Regione ed Enti Locali: “nei nostri confronti c’è un generale disinteresse, che ci delude

“Chiediamo attenzione al Governo, alle Regione e alle istituzioni locali per la regolare erogazione degli ammortizzatori sociali e, soprattutto, per il mantenimento dei livelli occupazionali attraverso il sostegno a forze imprenditoriali che vogliano subentrare con serietà“. Così le rsa Giuseppe Vilasi (Uiltucs-Uil) e Roberto Pecora (Fisascat-Cisl) sulla vertenza “Distribuzione Cambria”, caso che ha visto la chiusura di Arghillà, Pellaro e Rosarno e degli altri punti vendita calabresi sin dallo scorso settembre e che coinvolge 70 lavoratori rimasti senza impiego nel Reggino e 600 totali fra Calabria e Sicilia.

Nonostante l’instancabile lavoro dei nostri rappresentanti di categoria di Cgil, Cisl e Uil a livello provinciale per ottenere gli ammortizzatori sociali e per cercare di trovare una soluzione per salvare i posti di lavoro, siamo ancora a vivere una situazione di delusione e preoccupazione. Delusione perché se Uiltucs, Fisascat e Filcams hanno fatto tutto il possibile, lo stesso non si può dire del Governo e dei ministri competenti, della Regione e degli enti locali” hanno affermato i due sindacalisti in occasione di “Futuro al lavoro. Ripartiamo dal Sud per unire il Paese”, manifestazione nazionale organizzata a Reggio Calabria dalla Triplice sindacale, al quale hanno partecipato dietro lo striscione “Comprateci, siamo in vendita”.

“A Roma, nonostante nella nostra vertenza siano coinvolti più lavoratori, sono più concentrati a casi come “Mercatone Uno” e “Whirlpool”. E con Regione ed enti locali, così come a livello ministeriale, abbiamo sempre avuto problemi a comunicare con loro. Insomma, nei nostri confronti c’è un generale disinteresse, che ci delude, perché non si pensa ai dipendenti e alle rispettive famiglie nelle loro difficoltà quotidiane e nella loro inquietudine per il futuro, e ci preoccupa, perché non riusciamo a vedere spiragli, nonostante abbiamo sempre lavorato con passione, impegno e qualità e i tre punti vendita sono commercialmente e geograficamente strategici” hanno aggiunto.

“Mentre i colleghi siciliani hanno visto definita la loro vicenda, la nostra resta irrisolta. Oltre a questo “danno”, assistiamo anche alla “beffa” dell’erogazione parziale della cassa integrazione che ci spetta, pagataci solo al 60%, e per giunta a singhiozzo, visto che da tre mesi non ce la stanno pagando. Di noi, a Roma, a Catanzaro e a Reggio, se ne fregano, considerato che le istituzioni continuano a permettere che pseudo imprenditori arrivino da altre regioni, distruggano e se ne vadano e che i diritti non si rispettino. Vorremmo che Governo, Regione ed enti locali mettessero la stessa attenzione e la stessa capacità che hanno messo Cgil, Cisl e Uil e le rispettive sigle di categoria. Forse, le cose andrebbero diversamente” è stata la conclusione di Vilasi e Pecora.