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Reggio Calabria: l’Associazione Centaurea Onlus presenta il libro di Don Francesco Cristofaro

Reggio Calabria, la presentazione sarà a cura dell’Associazione Centaurea Onlus

Si svolgerà venerdì 5 luglio 2019 presso il santuario San Paolo alla Rotonda di Reggio Calabria, la presentazione del libro “Signore, ti prego con il cuore” di Don Francesco Cristofaro. L’Associazione Centaurea Onlus presenterà l’incontro con l’autore alle ore 19:30 dopo la messa delle 19.

Don Francesco Cristofaro si racconta:

Sono don Francesco Cristofaro. Sono nato il 10 novembre 1979 con una paresi spastica alle gambe. Per tanti anni non ho accettato questa mia situazione di vita e di salute. Ciò che mi ha fatto più soffrire è stato il pietismo della gente e il sentirsi dire: “poverino”. Mi sentivo così poverino che pensavo di non servire a nessuno.
Per tanti anni della mia vita non ho conosciuto il sorriso sulle mie labbra. Sono stato un girovago tra tante amarezze e false consolazioni. Ero arrivato a dire: la mia vita non serve a niente perché gli altri mi facevano credere questo, perché la gente non scommette su chi non è forte, su chi non è come tutti gli altri, su chi non rispecchia le categorie mondane. Cosa ha fatto il Signore nella mia vita? Ha trasformato e spazzato via questi pensieri e mi ha reso un uomo nuovo. Per il mondo non è questo un miracolo eclatante ma, per me si, lo è. Oggi il sorriso è sulle mie labbra, sul mio viso, nel mio cuore, nei miei gesti. Oggi sono felice. Ecco cosa ha fatto la misericordia di Dio nella mia vita. All’età di 18 anni, si decise di fare un passo importante ma non credevo, così sofferto. I medici avevano sempre sconsigliato i miei genitori, prima di quell’età di fare degli interventi chirurgici perché c’è un tempo fisico/biologico in cui i tendini si allungano da soli. Dovevo, appunto, fare due interventi di allungamenti dei tendini. Abbiamo deciso di intervenire, per due volte, prima al tendine destro e poi al sinistro. Intanto, avevo già deciso di entrare in seminario e ne avevo già dato comunicazione e il vescovo aveva già accolto la mia domanda. Gli interventi e la riabilitazione, però, furono molto lunghi e dolorosi e ritardarono di un anno il mio ingresso in seminario. Partii per Milano per gli interventi. Nel cuore sapevo di non guarire, di non risolvere nulla. Al Signore servivo in quel modo. Però, non volevo deludere le attese di mamma e papà che aspettavano quel momento da 18 anni. Avevano già pensato alla festa da fare! Sono stati dei mesi bruttissimi e dolorosissimi. Per un lavoro fatto male, ho dovuto assumere morfina. Dopo l’intervento, mi dovettero sostituire il gesso perché fatto male e troppo stretto. Riecheggiano ancora nelle mie orecchie le mie gridate per il dolore, ma la sofferenza più grande era vedere il mio papà che doveva mettere in tasca del fisioterapista la mancetta per fare bene il suo dovere o il viaggio in treno della mia mamma, di ritorno a casa, con un fortissimo mal di denti, di notte, perché c’erano tre fratelli soli ad aspettare. Permettetemi di aprire una parentesi (i veri campioni di vita sono proprio i genitori. Chi non ha amore per i propri genitori è un ingrato ed egoista). Che delusione dopo il secondo intervento quando per la prima volta, tolto il gesso metto i piedi a terra. I primi passi. Nel volto di mio padre non leggo nessuna emozione. Questo era segno che era avvenuto ben poco. Del resto, me lo aspettavo! Ma anche questo passa. Torno a casa. Ora la mia preoccupazione era solo quella di rimettermi ed entrare in seminario. Fin da piccolo ho sempre fatto fisioterapia fino al momento degli interventi. Da lì mi sono fermato per oltre 12 anni. Nessuno mi aveva detto che avrei dovuto continuare. I miei muscoli stavano diventando sempre più deboli. Fino a quando una mia amica, fisiatra, mi convinse che era importante riprendere. Ho ripreso fisioterapia da sette anni, ora i miei muscoli sono molto più forti. È importante la fisioterapia. Un altro segno per me strano. Un giorno, mi trovavo in Chiesa e in mezzo alla folla mi sento chiamare e mi viene regalato un bastone che conservo come qualcosa di preziosissimo e mi viene detto che sarebbe stato il bastone della mia vecchiaia. Svanisce ogni piccolissima ombra di dubbio in me. Prima piangevo per guarire e ora piangevo per la gioia. Quel bastone avrebbe separato nel mio cuore la tempesta e portato una pace indescrivibile che non vi so spiegare. E’ molto strano il Signore. Non cercate di comprenderlo perché Lui si diverte a svelarsi e nascondersi. Oggi sono un sacerdote felice e sereno, certo con successi e fallimenti (non un santo, anche tremendo in alcuni momenti) ma pieno di vitalità ed energia che lotta e si impegna per annunciare il vangelo, parroco di una parrocchia di periferia, con soli 400 anime, pochissimi bambini, poco più di 20 e tanti anziani. Non ci facciamo mancare nulla, però. Abbiamo le attività di catechesi per bambini e adulti, le attività di oratorio, i musical, le visite agli anziani e ammalati e tanto impegno nella caritas parrocchiale. Allo stesso tempo, mi sento parroco del mondo. Infatti, mi piace utilizzare al meglio tutti i mezzi di comunicazione moderni. Ogni giorno ricevo diverse centinaia di richieste di preghiere o di consigli spirituali sui vari social e ogni qualvolta, ho la possibilità di raccontare la mia storia vengono inondato di messaggi di gratitudine da persone che vivono disabilità o che hanno provato e provano i miei stessi sentimenti. Non possono queste righe farvi sentire il battito del mio cuore quando penso a Gesù. Non possono queste righe mostrarvi le lacrime di gioia e di emozione che provo nello scrivere queste parole. Queste righe non possono mostrare tante cose ma la mia vita si“.