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Emergenza Rifiuti e presunzione di Falcomatà: così il Comune di Reggio Calabria sta perdendo ogni dignità (e senso di legalità)

Reggio Calabria, così il Comune sta perdendo ogni dignità e quel senso di legalità che dovrebbe essere proprio delle Istituzioni: sull’emergenza rifiuti la presunzione del Sindaco Falcomatà degenera nell’imbarazzo socio-politico

Ieri il Sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, stava andando a pranzo da sua madre quando ha visto un cumulo di rifiuti, ha preso un paio di guanti e ha iniziato a rovistare nella spazzatura. Si è fatto fare una foto e ha pubblicato su facebook una storiella ad hoc per prendere in giro qualche allocco. Certo, non pensavamo di poter cadere così in basso. Non solo da un punto di vista politico e amministrativo, ma anche a livello di dignità. Perchè non crediamo che sia degno che un Sindaco si metta a rovistare nei rifiuti, non crediamo che sia degno voler far credere alla gente che casualmente, mentre andava a pranzo dalla mamma, aveva con se’ un paio di guanti e un fotografo personale che potesse immortalarlo per i social. Quando scriviamo che Falcomatà è un grillino mancato, ci riferiamo proprio a queste buffonate… e se i grillini a Reggio sono “non pervenuti”, probabilmente neanche presenteranno la lista e un candidato alle prossime comunali, evidentemente è perchè la loro espressione culturale è già da 5 anni a Palazzo San Giorgio. Ma torniamo alla spazzatura.

Il problema è a monte: la presunzione di Falcomatà sta portando il Comune di Reggio Calabria a perdere ogni dignità e persino il senso di legalità. Già la scorsa settimana, infatti, gli agenti della Polizia Municipale erano stati costretti a rovistare nella spazzatura con i guanti alla ricerca di dati sensibili che potessero, nell’ottica deviata dei nostri amministratori, portare a multare i responsabili. E l’Assessore di Falcomatà alla Polizia Municipale, Nino Zimbalatti, ha inviato alla stampa tutti questi dati sensibili (che, almeno su StrettoWeb, abbiamo appositamente oscurato…). Insomma, predicare la legalità agendo con enorme leggerezza nei confronti delle norme che tutelano la privacy… Non certo un bell’esempio!

Nell’idiozia degli stolti da tastiera che di esaltano per queste multe assolutamente illegali, ci sono già numerose sentenze che certifichino come il Comune stia perdendo tempo e soldi. L’ente non incasserà neanche un centesimo da questa imbarazzante attività di autolesionismo: non c’è alcuna prova che a gettare quei sacchi di spazzatura siano le persone a cui fanno capo i dati che si possono trovare dentro. Un cittadino può fare una ricarica al telefono di un’altra persona, quindi il titolare di quell’utenza non ha alcuna responsabilità se un amico o parente getta quel rifiuto in strada. O, ancora, un cittadino può fare la ricarica e gettare la ricevuta nel cassonetto interno al tabacchino, al bar o al centro commerciale. Oppure può buttare la ricevuta/scontrino con i propri dati in ufficio, in un locale, in modo impeccabile, e poi sono terzi (di cui non c’è traccia nei sacchetti) a smaltire malamente quel rifiuto.

Infatti la giurisprudenza è chiara: ci sono già le sentenze emesse dal Giudice di Pace di Mascalucia (n. 508 del 2016), dal Giudice di Pace di Pozzuoli (29 settembre 2014) o dal Giudice di Pace di Napoli (n. 369 del 2016). Tutti i giudici che hanno analizzato i ricorsi dei cittadini che avevano ricevuto multe analoghe, hanno scritto nelle sentenze che le origini dei dati sensibili che si possano trovare in un sacco di spazzatura gettato in strada “sono imponderabili e infinite, spaziando da un possibile “dispetto” creato volontariamente dal vicino, a tanti altri motivi casuali. La violazione – quindi – deve essere provata dall’ente accertatore che deve cogliere in flagranza di reato il delinquente (perchè di delinquenti si tratta!) che getta la spazzatura in mezzo alla strada. Il reato non può essere presunto: non è, quindi, sufficiente affermare che Tizio ha commesso un’infrazione sulla base di un elemento come un documento di qualsivoglia tipo rinvenuto nel sacchetto che riporta i propri dati, se non c’è la prova che sia stato proprio quel Tizio a buttare quel sacchetto.

Il Sindaco Falcomatà, quindi, ieri avrebbe potuto raggiungere la mamma senza sporcarsi le mani, prendere i guanti e farsi fare la foto da pubblicare su facebook: non sta facendo nulla di utile alla città e all’ente che amministra grazie ai voti del 60% dei cittadini su cui adesso si scaglia contro apostrofandoli come “lordazzi“.

Errare è umano, perseverare è diabolico. Che il sistema di raccolta differenziata porta a porta che Falcomatà ha voluto imporre alla città non funzioni è evidente, sotto gli occhi di tutti. Non c’è nessuna città del mondo delle dimensioni e dalla conformazione urbana di Reggio Calabria che pratica il porta a porta. La raccolta differenziata funziona egregiamente, ovunque, con bidoni per i vari tipi di rifiuto in cui ogni cittadino può depositare i rifiuti differenziati in qualsiasi orario di qualsiasi giorno, quindi in modo estremamente più comodo, e gli addetti possono ritirare la spazzatura già differenziata direttamente nei punti di raccolta, evitando quindi l’enorme dispendio di risorse provocato dalla gestione del “porta a porta”, con tutte le inefficienze che comporta.

sindaco falcomatà

Un bravo amministratore è soprattutto chi si rende conto dei propri errori e, quando serve, fa un passo indietro. Qui, invece, assistiamo ad una perseveranza con l’intenzione diabolica di scaricare sugli altri le proprie responsabilità. I “lordazzi” sono solo un alibi per giustificare le proprie défaillance: è il sistema che non funziona. E se c’è così tanta gente che in ogni quartiere, in ogni strada, dal centro storico alle periferie, getta i rifiuti in strada, evidentemente anche dal punto di vista civico e culturale questo Sindaco, dopo quasi 5 anni di governo, ha fallito.

Falcomatà non è riuscito ad educare la gente all’amore per il bello e per il bene pubblico, come invece avevano fatto egregiamente i suoi predecessori e in modo particolare suo padre alla fine degli anni ’90, quando Reggio si era trasformata e per un decennio abbondante, fino al commissariamento, è stata una città molto pulita e ordinata non solo per l’efficiente funzionamento della raccolta dei rifiuti delle società miste Leonia e Fata Morgana (nel 2008 Reggio era già al 20% di raccolta differenziata, una delle percentuali migliori del Sud per quei tempi), ma anche e soprattutto per l’educazione dei cittadini che vedevano le strade pulite, amavano la propria città e mai si sarebbero sognati di sporcarla. La teoria dei vetri rotti.

Reggio Calabria raccolta rifiuti Cozza

Un’immagine dell’attività promozionale che tra 2006 e 2008 aveva portato la raccolta differenziata di Reggio Calabria al 20% con l’impegno di Leonia e Fata Morgana e i bidoni differenziati stradali

E così adesso, alle soglie del 2020, mentre il mondo viaggia verso l’obiettivo di “Rifiuti Zero” con le più moderne tecnologie di raccolta e smaltimento, a Reggio Calabria c’è una città in piena emergenza, sommersa da montagne di immondizia in ogni portone, e un Sindaco che pensa a pubblicare buffonate su facebook nel vano tentativo di prendere in giro la propria gente, continuando a perseverare nei propri errori con la convinzione di essere infallibile e di scaricare sugli altri (“quelli che c’erano prima“; “i lordazzi“) ogni colpa. In questo modo, lui stesso e tutto l’ente che governa (fino ai poveri agenti della municipale) stanno perdendo ogni dignità, mettendosi a rovistare nei sacchi di rifiuti senza alcuno scopo concreto, minando anche il senso di legalità che dovrebbero impartire alla gente, elevando multe e sanzioni assolutamente illegali.

Piuttosto facessero funzionare davvero la differenziata con i cassonetti differenziati in due/tre punti di raccolta in ogni quartiere e aumentassero i controlli (quelli reali) con gli ispettori ambientali e le verifiche incrociate tra i cittadini che – eventualmente – dovessero continuare a sporcare la città. Ma se il sistema funzionasse, sarebbero molti di meno. Se poi fossero incentivati economicamente a differenziare (come accade in tutte le città del mondo), non ci sarebbero proprio. Anzi. Farebbero a gara a chi differenzia di più. Ci vuole un genio per capirlo? Basterebbe un semplice esame di coscienza…

Infine ci chiediamo che differenza c’è tra i cumuli di spazzatura abbandonati a bordo strada e quelli che rimangono settimane intere intorno ai mastelli di ogni portone per i ritardi e malfunzionamenti della raccolta. Facciamo la multa anche a loro? Brutti sporchi e cattivi, la spazzatura ve la dovete mangiare!