Decreto Calabria domani in Senato, Binetti: “assistiamo ad un pantomima”

Binetti: “siamo convocati per votare, il Decreto Calabria al Senato ma i paradossi della democrazia sono tali che sappiamo già in anticipo che tutti i 130 emendamenti riceveranno parere negativo”

“Siamo convocati per votare, il Decreto Calabria al Senato ma i paradossi della democrazia sono tali che sappiamo già in anticipo che tutti i 130 emendamenti riceveranno parere negativo. Questo decreto passerà perchè i Cinque Stelle e la Lega hanno i numeri sufficienti per farlo passare, e avremo specializzandi che non hanno ancora compiuto l’iter formativo e che si troveranno a tutti gli effetti a poter prendere decisioni e ad intervenire come gli altri medici”. È quanto afferma Paola Binetti, senatrice del gruppo Misto, che alla Dire aggiunge: “Assistiamo a una sorta di pantomima della democrazia, per cui il sistema bicamerale perfetto de facto e’ un sistema monocamerale in cui il resto e’ soltanto un’illusione. Faremo una battaglia sui contenuti, sui modi, sull’ipocrisia con cui questa maggioranza sta trattando l’opposizione e con cui il governo sta trattando il Parlamento”. Il decreto Calabria si compone di due parti molto differenti tra loro. “La prima riguarda la nomina dei direttori generali, le modalità di assunzione del personale, i criteri per ottenere un commissario sufficientemente capace di rifondare una Sanita’ calabrese. Colpisce, invece, la seconda parte del decreto– sottolinea la senatrice- perchè non ha nulla a che vedere con la Calabria. Introduce una riforma della facoltà di Medicina, in particolare una riforma delle Scuole di specializzazione delle facolta’ di Medicina, contro il parere della conferenza dei Rettori, della conferenza dei presidi delle facoltà di Medicina e del collegio dei docenti delle scuole di specializzazione. È una riforma che non ha tenuto nessun conto delle esigenze del mondo accademico”. Sono due le novità introdotte. “La prima riguarda gli specializzandi e la possibilità che possano essere assunti negli ospedali durante gli ultimi due anni della scuola di specializzazione. Questo per rispondere all’emergenza medici. A questo punto- continua Binetti- sembra che in Italia non ci sia un numero sufficiente di medici per farsi carico dell’esigenza del Sistema sanitario nazionale. Peccato che lo strumento di programmazione del numero degli iscritti alla facolta’ di Medicina e del numero dei posti nelle scuole di specializzazione finora sia stato bloccato laddove sarebbe invece stata semplice la programmazione ordinaria per mettere in pista un maggior numero di posti e di borse di studio.

C’e’ un aggravante: molti dei nostri specialisti- sottolinea la senatrice- non trovano lavoro in Italia per cui si recano all’estero, dove sono molto apprezzati per la qualità della formazione che hanno ricevuto e per le modalità concrete con cui si mettono al servizio dei malati”. “La cosa più sensata – aggiunge- sarebbe stata quella di assumere gli specialisti che ci sono attualmente in Italia e che sono sotto occupati, con ruoli e mansioni al di sotto delle competenze per cui sono stati formati e in condizioni di grande precarietà”. Gli specializzati non assunti in Italia rappresentano un numero non indifferente: “Sono 3.000-4.000 unità- fa sapere la senatrice Udc- forse ce ne sono anche di piu’ se consideriamo i medici di Medicina Generale che hanno fatto la scuola di Medicina Generale e che di fatto non sono ancora stati assunti”. Inoltre, questi specializzandi assunti “sono a carico degli ospedali, ma le mensilità risparmiate dalla scuola di specializzazione – che si potrebbero convertire in ulteriori borse di studio per un numero maggiore di specialisti – si vanno a perdere”. La soluzione doveva essere differente, secondo Binetti: “Avremmo dovuto aumentare il numero degli iscritti alle facoltà di Medicina. Attualmente si aggirano intorno ai 10 mila, sebbene le domande degli studenti siano 75 mila. Se ne potrebbero assumere quanti se ne possano formare. Si possono aumentare il numero delle borse delle scuole di specializzazione- continua la specialista– per avere un bacino di specializzandi sufficientemente vario, soprattutto in quelle aree come la medicina d’urgenza o il Pronto soccorso dove manca ancora una specializzazione chiaramente definita. O ancora si possono creare nuovi tipi di scuole di specializzazione a seconda dei bisogni emergenti, ad esempio per le cure palliative. Si potrebbero, poi, richiamare dall’estero molti giovani medici italiani specializzati in Italia, che hanno seguito percorsi interessanti di approfondimento all’estero portando nel nostro paese competenze nuove. Non sono di aiuto, per la senatrice, “questi processi e percorsi per cui esiste uno specializzando che e’ gia’ assunto prima di essere specialista, mentre c’e’ un medico specializzato che non e’ ancora assunto, o uno specializzando che non e’ assunto e che non si sa se sara’ assunto una volta che sara’ specializzato. Stiamo pasticciando in un sistema sanitario- conclude- che fino ad oggi, pur con le sue carenze, era considerato tra i migliori al mondo”.


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