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Sbarca a Reggio Calabria da un barcone proveniente dalla Nigeria e viene ridotta in schiavitù

La giovane era sbarcata nel porto di Reggio Calabria a luglio del 2016

Reclutata con la promessa di un lavoro che avrebbe permesso alla famiglia rimasta in Africa di vivere, una giovane nigeriana di 21 anni doveva restituire 35mila euro a chi aveva favorito il suo viaggio in Italia, prostituendosi. Dopo diversi mesi di violenze e abusi ha trovato il coraggio di fuggire e denunciare tutto alle forze dell’ordine. I carabinieri della compagnia di Perugia hanno arrestato, su disposizione del gip Lidia Brutti, un nigeriano di 33 anni, gia’ da tempo in Italia con regolare permesso di soggiorno, disoccupato con precedenti di polizia specifici, per i reati di tratta di esseri umani, riduzione e mantenimento in schiavitu’, sfruttamento della Prostituzione e violazione delle norme sull’immigrazione. Al vaglio della magistratura anche un’accusa di violenza sessuale. Indagate due donne, nigeriane di 28 e 29 anni, per favoreggiamento della permanenza su territorio italiano. La ragazza era stata avvicinata nel febbraio del 2016, in Nigeria, da una conoscente (in corso di indagini si scoprira’ che era la sorella dell’aguzzino da tempo dimorante in Italia) con la proposta di un lavoro in Italia. Le resistenze della 21enne erano state infrante con la rassicurazione del sostegno economico per il viaggio e del sostegno di un connazionale una volta giunta nella Penisola. Poi avrebbe ripagato con quello che avrebbe guadagnato con il lavoro. La giovane non aveva di che preoccuparsi perche’ grazie al lavoro avrebbe potuto sostentare la famiglia e ripagare un po’ alla volta il contratto d’ingaggio. Cosi’ si era messa in viaggio, attraversando il deserto e diversi confini, di volta in volta presa in consegna da nuovi accompagnatori. Fino a giungere a Tripoli dove, sia lei sia le persone con cui viaggiava erano sottoposte a violenze e soprusi, in attesa dell’imbarco su una carretta del mare. L’imbarcazione e’ stata soccorsa da una nave della Marina Militare italiana che ha fatto sbarcare i quasi mille migranti nel porto di Reggio Calabria a luglio del 2016. Da li’ la ragazza ha raggiunto un centro di accoglienza a Taranto. Chi aveva organizzato il viaggio aveva fatto divieto assoluto di portare un qualsiasi documento. Solo nella memoria custodiva un numero telefonico da chiamare appena sbarcata. La giovane, una volta a Taranto, si e’ fatta prestare un cellulare e ha chiamato l’uomo che aveva pagato il viaggio. Il quale le ha detto di lasciare il centro di accoglienza e andare alla stazione di Taranto, dove l’avrebbero prelevata a condotta a Perugia. Il 33enne arrestato gia’ nel viaggio verso il capoluogo umbro – secondo quanto riferito dai carabinieri in una conferenza stampa – ha spiegato alla giovane che per pagare i 35mila euro di debito avrebbe dovuto prostituirsi e consegnare l’intero incasso di ogni notte trascorsa in strada. Dopo averla tenuta chiusa in una stanza di un appartamento a Fontivegge, l’uomo l’ha affidata a due connazionali di 28 e 29 anni, anch’esse prostitute, con il compito di istruirla e controllarla. Il giorno dopo l’hanno portata a Pian di Massiano. La ragazza aveva provato a rifiutarsi, ma era stata picchiata e minacciata, con l’avviso che ci sarebbero state ritorsioni anche per la sua famiglia se non si fosse prostituita. In una occasione la giovane, piangendo, aveva confidato ad una delle ragazze che credeva amica, l’intenzione di fuggire; ma questa aveva raccontato tutto all’aguzzino e appena la 21enne era rientrata in casa l’aveva picchiata. Ogni sera che rientrava dalla strada, inoltre – sempre secondo quanto riferito dai carabinieri – le venivano presi tutti i soldi e segnati su un libretto a scalare del debito (a cui si sommavano le spese per vitto, alloggio e vestiti). Se non guadagnava veniva malmenata. Nel marzo del 2017, pero’, dopo aver subito una violenza sessuale da parte dell’uomo, la giovane riusciva a fuggire dall’appartamento e rifugiarsi a casa di un amico africano, conosciuto nei mesi precedenti a Perugia. Questi la convinceva a denunciare tutto ai carabinieri. Nel corso di una deposizione straziante, aiutata da un carabiniere donna e un altro militare che parlava inglese, la ragazza ha raccontato la sua storia. Gli accertamenti dei militari hanno messo in relazione il racconto della giovane con i tabulati telefonici dell’arrestato, i dati dei controlli antiprostituzione (la giovane e le altre due donne erano state controllate per strada e in un appartamento dove veniva esercitata la Prostituzione), nonche’ lo stato di totale assoggettamento nei confronti dell’uomo della giovane, giunta in Italia senza punti di riferimento e possibilita’ di sostentamento. Dopo la denuncia la ragazza avrebbe ricevuto diverse minacce di morte, anche nei confronti della madre in Nigeria, dove opera la sorella dell’uomo arrestato.