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A Reggio Calabria il convegno “Il Turismo è una cosa seria” [GALLERY]

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Reggio Calabria: presso l’Oasi Village di Pentimele, si è tenuto il convegno “Il Turismo è una cosa seria”. Oltre ad un folto pubblico, erano presenti il Coordinatore Metropolitano del Movimento Nazionale per la Sovranità Ernesto Siclari, coadiuvato da tutti i dirigenti del partito

Alle 18:30 di ieri, presso l’Oasi Village di Pentimele, si è tenuto il convegno “Il Turismo è una cosa seria”. Oltre ad un folto pubblico, erano presenti il Coordinatore Metropolitano del Movimento Nazionale per la Sovranità Ernesto Siclari, coadiuvato da tutti i dirigenti del partito. Hanno inoltre presieduto il dibattito: il Presidente degli “Amici del Museo” Professore Francesco Arilotta, il Presidente di Confesercenti di Reggio Calabria Claudio Aloisio, il Dott. Giuseppe Biacca, broker portuale e croceristico, Pasquale Anastasi, ex Dirigente al Turismo della Regione Calabria ed infine l’Avvocato Fabio Colella Presidente del Circolo Nautico di Reggio Calabria. L’evento si è concluso con il discorso del Professore Giuseppe Bombino, Docente Universitario ed ex Presidente dell’Ente Parco dell’Aspromonte.

Questa iniziativa deve riportare in città la voglia di parlare di turismo e soprattutto di viverlo. In alcuni periodi, questa città aveva dato il giusto apporto alla causa, poi però siamo sprofondati letteralmente in un nulla di fatto come adesso. Reggio Calabria prima di tutto ha bisogno di programmazione, altrimenti non si può pensare alla vocazione turistica; quando parlo di Turismo, intendo non solo il capoluogo ma anche l’intera Città Metropolitana, ad esempio Scilla e Gerace, che sono borghi conosciuti in tutto il mondo. Di recente, a proposito di Gerace, un pullman di turisti non ha potuto accedere al paese per le condizioni precarie e deficitarie della strada, e questo è inaccettabile”, afferma Ernesto Siclari,Coordinatore Metropolitano Movimento Nazionale per la Sovranità.

Da operatore marittimo, vi spiego come si può associare il porto di Reggio Calabria al turismo. Nel comune lessico si sostiene che l’unica utilità di esso è focalizzata solo sulle Crociere, cosa assolutamente sbagliata o non completamente esatta. Facendo alcuni cenni storici, la Città di Reggio Calabria fu fondata da Tucidide e Diodoro Siculo nei pressi di un fiume, quasi certamente il Calopinace; fu scelto un posto simile per il grosso bacino acqueo che sarebbe stato utile per la città stessa. Tornando ad oggi, qualche tempo fa mi sono battuto con l’amministrazione comunale affinché si comprendesse come il nostro porto sia in grado di accogliere delle navi crociera, smentendo le dicerie locali che affermavano tutto il contrario; in breve tempo riuscimmo a portare a Reggio la nota compagnia “Costa Crociere”. Tutto questo è stato fatto attraverso una seria ed accurata programmazione, come diceva poc’anzi Siclari. Non è necessario far attraccare delle mega navi, ma basterebbe collaborare con armatori di navi con una capienza massima di 1000-1500 passeggeri, ma a monte è necessario offrire dei servizi congrui all’attività stessa”, afferma Giuseppe Biacca, Broker portuale e croceristico.

“Per quanto riguarda lo sport reggino e, per quel che mi riguarda, la vela, posso affermare che Reggio Calabria ha tutte le carte in regola per ospitare manifestazioni inerenti, soprattutto dal punto di vista climatico: basti pensare al vento che in tutte le stagioni ci accompagna. L’unica pecca che purtroppo riscontro è che spesso sono la stessa amministrazione e la Regione a non credere alla possibilità di potenziare il cosiddetto turismo sportivo”, è quanto afferma l‘Avv. Fabio Colella, Presidente Circolo Velico Reggio Calabria.

“Sin da quando ero piccolo, ho sentito sempre dire che la mia città ha la vocazione turistica, ma crescendo mi sono reso conto che in realtà non è così. Cito una città spagnola da cui Reggio potrebbe prendere esempio, cioè Bilbao in Spagna: ebbene, la suddetta città era in netto declino, ma si è avuta l’intuizione di istituire un museo d’arte contemporanea del mare, il Guggenheim Museum, grazie al quale la città si è salvata dal fallimento; un modello che a mio avviso potremmo riproporre a Reggio”, afferma Claudio Aloisso, Presidente Confesercenti Reggio Calabria.

Rispetto ad altre zone come il Vibonese e il Crotonese, perché i turisti non vengono a Reggio? La risposta è semplice: qui non abbiamo strutture così grandi per ospitare grossi afflussi di turisti, ma soprattutto non abbiamo nè un aeroporto che funzioni regolarmente né tutte le infrastrutture necessarie per raggiungere, ad esempio, la costa tirrenica e quella ionica”, è quanto afferma Pasquale Anastasi, Ex Dirigente al Turismo della Regione Calabria.

“Io naturalmente posso parlare per quanto concerne il Museo: oltre 6 milioni di visitatori, dal 1982, hanno visitato il nostro Museo, però in termini economici non hanno lasciato nulla alla città. Purtroppo, molti di loro vengono con i pullman, scendono al museo, visitano i Bronzi e se ne vanno. Quello che sarebbe logico, invece, è organizzare dei veri e propri tour con tanto di cartina e negozi di souvenir (che al momento non esistono in città) per far sì che il turista veda la nostra città, l’apprezzi nella sua interezza, ma lasci anche un ritorno economico”, è quanto afferma Francesco Arillotta, Professore e Presidente “Amici del Museo”.

“Stasera ho imparato una cosa grazie ai relatori: il turismo non è un dogma, non si eredita e neppure lo si subisce, direi piuttosto che sia una disciplina, una scienza con le sue leggi e regole. Ho imparato quindi che occorre tenere presenti due elementi per costituire un sistema turistico: per prima cosa, un attrattore possibilmente esclusivo, e mi sembra che ne abbiamo tantissimi tra culturali, naturali, paesaggistici, artistici, architettonici oppure archeologici. Possediamo inoltre un’antropologia composta dalle minoranze linguistiche, con idiomi particolari. Un attrattore stratificato, in cui se ne possono rintracciare molti altri. Seconda cosa, perché ci sia turismo, occorre che vi sia anche qualcuno che riconosca e possegga questo attrattore, perché se riconosciamo il valore della nostra proprietà, tramite essa possiamo creare lavoro ed economia. Ma se non vi è la pubblicità o la narrazione, possiamo pure possedere l’oggetto più bello al mondo, ma se non ci adoperiamo per farlo conoscere, esso non esiste di conseguenza! Prima del progetto c’è un atto quasi spirituale: capire cosa vogliamo fare di noi. Se maturiamo questa consapevolezza, allora nell’agenda del politico la parola “turismo” sarà presente in ogni santo giorno, compresi i festivi. Se esso diventa una voce fondamentale, ci si può organizzare in base ad essa: si formano così le professionalità, si creano tutte le congiunture favorevoli affinché si passi dall’atto volitivo al progetto. C’è stata una stagione a Reggio favorevole a tutto questo e che era nata da un’idea che aveva pensato alla geografia come attrattore; non è banale pensare che siamo una città mediterranea, anzi tutto dovrebbe essere programmato in relazione al mare, una volontà che oggi manca. Reggio non ha altra scelta, dobbiamo assumerci la responsabilità di lavorare con questa centralità del turismo per poter canalizzare in modo sapiente le risorse; il turismo è una filiera in cui ognuno può avere il suo ruolo, ma al momento mancano gli strumenti e le cose vengono affrontate con superficialità. Dovremmo imporci un termine quando affrontiamo queste tematiche: STUDIARE e capire di cosa veramente stiamo parlando. Occorre che il privato agisca inserito in un sistema che qualcuno ha immaginato in modo concertante e capisca come e in cosa può operare”.E’ quanto afferma Giuseppe Bombino, docente universitario ed ex presidente dell’Ente Parco d’Aspromonte.