Reggio Calabria: bioagricoltura sociale nel Mezzogiorno. Il seminario svolto per il ciclo “RETI” della Biblioteca di Agraria

Reggio Calabria, il 7 maggio si è svolto il secondo seminario del ciclo “RETI: Racconti di Esperienze Territori e Imprese”, promosso dalla Biblioteca del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea

Martedì 7 maggio si è svolto il secondo seminario del ciclo “RETI: Racconti di Esperienze Territori e Imprese”, promosso dalla Biblioteca del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria nell’ambito de “Il maggio dei libri 2019”. Il tema trattato, “La bioagricoltura sociale nel Mezzogiorno”, ha visto come relatori Salvatore Cacciola (presidente dell’Associazione Nazionale di Bioagricoltura Sociale) e Marco Potitò della Cooperativa sociale agricola Satyroi (Bova marina, RC). In apertura hanno portato i loro saluti e l’apprezzamento per l’iniziativa il Prof. Giuseppe Zimbalatti, direttore del Dipartimento di Agraria, e la dott.ssa Francesca Giuffré, Presidente dell’Ordine dei Dottori agronomi e dei Dottori forestali della Provincia di Reggio Calabria, che ne ha condiviso l’organizzazione. L’incontro è stato introdotto dal Prof. Salvatore Di Fazio (delegato ai Servizi di Biblioteca) che lo ha inquadrato all’interno della più ampia tematica trattata nel ciclo di seminari. Salvatore Cacciola ha brevemente descritto la rete dell’agricoltura sociale nel mezzogiorno, a partire dalla sua esperienza in Sicilia e nella rete nazionale costituita all’interno di AIAB. ”La rete non è un cappello, né è preordinata da una strategia a tavolino, ma nasce come graduale messa a sistema di esperienze che originano da storie personali e aziendali le più disparate, accomunate dall’importanza attribuita a un orizzonte etico del lavoro che coniuga gli obiettivi propri della produzione agricola – efficienza, qualità dei prodotti, competitività – con orizzonti etici che riguardano il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento della dignità del lavoro e dei lavoratori, la partecipazioni a percorsi condivisi che favoriscono l’inclusione sociale di soggetti più fragili – disabili, ex-detenuti, immigrati. Esperienze non standardizzabili, che recano ciascuna una forte impronta originale, spesso legata alla sensibilità e alle capacità di chi le guida e vi partecipa”. Nel presentare il volume “Guida all’agricoltura sociale” (ed. Giunti, Firenze) di cui è curatore, Cacciola ha sottolineato un tratto comune alle diverse storie che vi sono raccontate, dove la dimensione sociale delle esperienze aziendali non appare come appiccicata alla dimensione produttiva: “La dimensione sociale non serve ad edulcorare la rappresentazione della durezza e del pragmatismo del lavoro agricolo, ma è ad esso intimamente inerente, nel senso che è semplicemente un “modo” di fare agricoltura, perché chi lavora non può fare a meno di assumere una posizione etica e questa posizione di fatto è un contenuto stesso del prodotto”. Ciò non va in contrasto con la competitività dell’agricoltura, che pur bisogna conquistare e mantenere. “Oggi, – ha detto Cacciola – sempre più il consumatore riconosce il valore economico dei contenuti etici, ed è disposto a pagarlo. Sul fronte ambientale, basti pensare all’incremento dei consumi di prodotti biologici certificati registratosi negli ultimi anni. Ciò inizia ad accadere anche rispetto al posizionamento delle aziende riguardo agli aspetti sociali. Alla rete dei produttori che perseguono obiettivi sociali corrispondono anche reti di consumo etico, ad esempio, i GAS – Gruppi di Acquisto Solidale – che ne acquistano e distribuiscono i prodotti tra i soci. Da una diversa alleanza produttore-consumatore, che salva gli interessi di entrambi, la società può trarre un grande beneficio”.

Nel raccontare dell’esperienza della cooperativa sociale Satyroi, Marco Potitò ha riferito dell’importanza di rendere riconoscibile e certificabile una posizione etica dell’azienda e le pratiche che ne conseguono: “Noi lavoriamo soprattutto con due categorie di prodotti, i pomodori e gli agrumi. Sono prodotti intorno ai quali nel Sud spesso si consuma lo sfruttamento dei lavoratori, soprattutto immigrati, trattati senza dignità fino alla schiavitù: le cronache continuamente ci consegnano notizie drammatiche provenienti proprio dalla nostra regione, da S. Ferdinando, dalla Piana di Rosarno o da altri luoghi. Ebbene, la possibilità di avere una certificazione etica per i nostri prodotti, anche riguardo al rispetto della dignità del lavoratore, ci ha consentito di guadagnare competitività su quei mercati dove ciò viene ritenuto fondamentale. In paesi come la Germania, la Svezia e molte aree del nord Europa, dove esportiamo, c’è grande sensibilità riguardo a ciò. Così, con gli agrumi dei nostri soci, siamo arrivati anche a fornire IKEA”. Cacciola ha poi presentato alcuni casi aziendali. Tra essi un’azienda che ospita ragazzi autistici, con il sostegno di operatori socio-sanitari: “il rapporto con il lavoro agricolo, ovvero con le piante, la natura, gli animali ––ha detto Cacciola – ha un’enorme valore terapeutico per queste persone e per tante altre affette da diversi disturbi. E’ scientificamente dimostrato. Gli obiettivi del percorso di recupero si raggiungono meglio, più facilmente, e a costi quasi sempre minori di quelli che comportati dal ricovero in strutture del Servizio sanitario, con cui pur collaboriamo. Mi ha colpito un piccolo episodio: la stessa azienda ha ospitato ragazzi in alternanza scuola-lavoro che si sono integrati con i loro coetanei autistici; da loro sono stati introdotti alla comprensione delle piante e del lavoro quotidiano, così alla fine agli studenti è sembrato naturale che proprio uno dei ragazzi autistici fosse designato come leader del gruppo di lavoro” . Al termine del seminario si è svolto un serrato ed interessante dibattito cui hanno preso parte diversi docenti, studenti, operatori e professionisti. Il prossimo appuntamento del ciclo di seminari è per il 22 maggio, sul tema “Baladin: il genio della birra”. La storia, il presente e il futuro dei birrifici artigianali italiani sarà presentato da Teo Musso, fondatore del Birrificio agricolo indipendente Baladin.


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