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Reggio Calabria, cos’è successo davvero al Parco della Mondialità? Una bimba in fin di vita, una famiglia distrutta e tanta omertà

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Reggio Calabria, l’aggressione del 23 Aprile al Parco della Mondialità e l’omertà dilagante: cos’è successo davvero?

Il Parco della Mondialità è una delle strutture più belle di Reggio Calabria: chi non l’ha frequentato crescendo in riva allo Stretto? Fondato da padre Aurelio Cannizzaro, grande missionario reggino, ospita laghetti con animali acquatici e numerose strutture che rappresentano le principali culture e religioni della storia dell’umanità, ed è un punto di riferimento simbolo di pace e fratellanza, ideale ritrovo per gruppi organizzati e famiglie che possono trascorrere le giornate all’aria aperta in modo sano e genuino. Almeno fino ad oggi. Qualcosa di molto grave, però, è accaduta due settimane fa all’interno del Parco, il 23 Aprile, nel giorno di San Giorgio, il santo patrono della città. Qualcosa rimasta avvolta da una densa (e oscura) nube di silenzio e omertà.

Le prime voci si sono diffuse in modo immediato, tra la stessa sera del 23 e il 24 Aprile. In Redazione abbiamo ricevuto una marea di segnalazioni: “una bambina di 13 anni che era con la nonna dentro il Parco della Mondialità è stata aggredita brutalmente e lasciata in fin di vita in mezzo ad un cespuglio con zigomi, mandibola, setto nasale e denti rotti, e un tentativo di violenza sessuale. Come mai voi di StrettoWeb, che siete sempre puntuali sulla notizia, non avete ancora pubblicato nulla?“. Le voci si sono rincorse e rimbalzate, ma non è mai trapelato qualcosa di ufficiale. La notizia, però, ha avuto una grande eco diffondendosi a macchia di leopardo su tutto il territorio tramite il passaparola popolare: nel terzo millennio non c’è bisogno che sia un’istituzione o una testata giornalistica a raccontare ciò che accada, ed è impensabile tentare di nascondere qualcosa di così clamoroso.

I post sui social network, in profili, gruppi e pagine pubbliche, sono centinaia ogni giorno. E i reggini che ne parlano sono migliaia, tutti con nome e cognome. Tanti riportano testimonianze di persone che quel giorno erano al Parco della Mondialità e hanno assistito ai soccorsi, alcuni sono in contatto con i familiari (distrutti) che ovviamente vogliono tutelare l’identità della bambina, già sottoposta ad un primo intervento chirurgico in Ospedale.

Negli ultimi giorni tra i cittadini più attivi a raccontare l’accaduto, nel disperato tentativo di fare luce su un episodio così grave, è stato Renato Raffa, stimato professionista molto attivo nell’ambito sociale e del volontariato. Raffa si occupa di accoglienza e ha raccolto numerose testimonianze che mette a disposizione delle forze dell’ordine qualora dovessero rivelarsi utili alle indagini. Oltre ai suoi post su facebook, Raffa ha fornito a StrettoWeb l’identikit dell’aggressore che secondo alcune testimonianze sarebbe un giovane italiano di età compresa tra 24 e 30 anni, con i capelli lunghi.

A prescindere dalle indagini sull’accaduto, sarebbe il caso di fare piena luce sulle misure di sicurezza all’interno del Parco affinchè gruppi organizzati e famiglie possano continuare a mandarci i loro bambini in modo sereno e tranquillo. Perchè Reggio non può permettersi di perdere anche il Parco della Mondialità…

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