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Messina, minacce alla compagna: sconto di pena e braccialetto elettronico per compagno violento [NOME e DETTAGLI]

Sconto di pena per un uomo condannato in primo grado per lesioni e maltrattamenti nei confronti della compagna. La Corte d’Appello di Messina accoglie anche la richiesta di modifica della misura della custodia cautelare in carcere, con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico

In data 16 Luglio 2018 il sig. Jonathan Boscarino veniva sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere per maltrattamenti in famiglia e lesioni nei confronti della propria compagna che lo aveva querelato, la stessa, ha dichiarato ai Carabinieri di aver subito vessazioni e gravi lesioni personali da parte dell’odierno imputato che, a seguito di udienza di convalida del fermo, è stato nell’immediatezza condotto in Carcere, sulla scorta delle gravi accuse della donna.

Successivamente il sig. Boscarino sceglieva di essere giudicato, dinanzi al Tribunale Monocratico di Messina, con rito abbreviato, lo stesso, veniva condannato in primo grado alla pena di anni 4 di reclusione per i reati di maltrattamenti e lesioni nei confronti della propria compagna.

Recentemente la Corte d’Appello di Messina, ha parzialmente accolto i motivi d’Appello proposti dall’Avv. Rosa Guglielmo, legale di fiducia del sig. Boscarino, derubricando il reato di maltrattamenti in famiglia in quello di minaccia grave continuata, rideterminando altresì la pena nei confronti dell’imputato in anni due di reclusione.

Sempre in sede d’Appello è stata accolta la richiesta avanzata in udienza dall’Avv. Rosa Guglielmo di modifica della misura della custodia cautelare in carcere con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, in quanto, il Boscarino non è un soggetto incensurato.

Il sig. Boscarino è stato assistito, in entrambi i gradi di giudizio, dall’Avv. Rosa Guglielmo del Foro di Messina, la quale è riuscita a dimostrare, nei propri motivi d’Appello, “come i racconti pervenuti dalla persona offesa non fossero rispondenti alla reale verità dei fatti”.