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Ex province, saltano le elezioni. Il colpo di mano dell’Ars e “la democrazia negata”

Saltano le elezioni in programma il prossimo 30 giugno. Un “colpo di mano” deciso con voto segreto dalla maggioranza all’Ars che non solo fa salire a sette gli anni di commissariamento nelle Città metropolitane e nei Liberi consorzi, ma che scatena reazioni di ogni sorta, con in testa il sindaco di Messina De Luca

Stop al voto nelle ex province in Sicilia: lo ha deciso ieri l’Ars, rinviando le elezioni entro maggio 2020. Ieri pomeriggio l’Assemblea regionale ha approvato l’emendamento a firma di Vincenzo Figuccia, accogliendo la proposta formulata dal Gruppo Misto, dall’Udc, da Fratelli d’Italia, dai Popolari e Autonomisti e da Sicilia Futura. Le elezioni in programma il prossimo 30 giugno non ci saranno. Un “colpo di mano” deciso con voto segreto dalla maggioranza all’Ars che non solo fa salire a sette gli anni di commissariamento nelle Città metropolitane e nei Liberi consorzi, ma che ha scatenato reazioni di ogni sorta, con in testa il sindaco di Messina De Luca, che commenta soddisfatto: “Era una delle clausole del discusso ‘Patto della Madonnina’”.

Ma il clima all’Ars e non è certo dei più sereni. I 5 stelle e il PD sono subito partiti all’attacco contro il governo Musumeci. “Dopo una campagna elettorale per le Europee passata a promettere a sindaci e consiglieri un ruolo negli organismi di Liberi Consorzi e Città Metropolitane, ecco che il centrodestra getta la maschera ed al primo voto rinvia le elezioni di un anno”-dichiarano il capogruppo del Pd Giuseppe Lupo e il parlamentare regionale Antonello Cracolici-“Oltretutto la norma è stata approvata con un emendamenti presentato direttamente in Aula ed agganciato al ddl sui ‘Marina Resort’ senza il preventivo esame della commissione”. 

Sulla stessa linea i deputati m5s, che accusano la maggioranza di Musumeci di schizofrenia e di irresponsabilità:Siamo alla farsa – ha affermato il capogruppo Cappello – con il Presidente della Regione e la sua maggioranza che procedono in direzione diametralmente opposta, e che, soprattutto, non tengono in nessuna considerazione la barca di soldi spesi per separare le elezioni amministrative dalle Europee proprio per consentire ai Comuni che andavano ad elezioni di poter partecipare alle elezioni per le ex Province”.

Dura presa di posizione dal parte dell’assessore Falcone, che prende le distanze rispetto alla decisione dell’Ars:  “È uno sbaglio madornale rinviare le elezioni provinciali, per quanto di secondo livello. La paralisi di questi enti è da attribuire anche alla protratta assenza di un organo politico al vertice di Città metropolitane e Liberi consorzi”.

E da Messina tuona anche l’ex assessore provinciale Michele Bisignano, che con amarezza parla di “democrazia negata” e accusa i deputati Ars di nascondersi dietro il voto segreto. Bisignano non usa mezzi termini: “La decisione dell’Ars dimostra che le città metropolitane sono ostaggio di giochi di potere e regolamenti di conti all’interno della maggioranza Ars. Hanno affossato l’unico strumento che poteva consentire lo sviluppo delle realtà metropolitane.”.

Bisignano non ha dubbi: “quello che è accaduto ieri si inserisce all’interno di dinamiche ben precise, in particolare all’annunciato rimpasto della Giunta Musumeci. È evidente che gli interessi del territorio sono subordinati ad ambizioni personali di potere”.

Bisogna poi considerare che a Messina il consiglio metropolitano con le sue funzioni c’è ed è rappresentato dal commissario straordinario e Bisignano si domanda: “Dopo il colpo di mano dell’Ars, chi pagherà le spese per la nomina del commissario, dopo la convocazione dei comizi e tutto quello che riguarda le delibere dell’ufficio elettorale e la sua costituzione? Le elezioni erano fissate entro il 30 giugno ed entro il 15 giugno bisognava inviare le liste. Sono state fatte delle spese, chi le pagherà? I cittadini.”

Bisignano punta il dito anche contro i sindaci che hanno accolto l’appello di De Luca e partecipato alla marcia: “Perchè chi rappresenta il territorio non prende una posizione in merito? Perché non si dimettono? Non ci si può limitare solo a partecipare alle marce senza esprimere considerazioni su questo colpo di mano. In moltissimi hanno partecipato alla marcia dei sindaci, proprio per chiedere voce in capitolo. È assurdo che ora che sono state rinviate le elezioni tutti scelgano di tacere, lasciando che ci sia un uomo solo al comando. A Messina nessuno considera che l’unico possibilità per far decollare le città metropolitane è quella di sganciarle una volta per tutte dai liberi consorzi, che non sono riconosciuti a livello nazionale. La città metropolitana di Messina continuerà a vivere nel limbo. È stata condannata ad un altro anno di gestione monocratica, che impedirà di dare voce al territorio. Si è persa un’altra occasione”.