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Catania-Reggina: brutto gesto dell’allenatore Sottil, le riflessioni di Don Zampaglione

don giovanni zampaglione

Catania-Reggina, Don Zampaglione: “incredibile il gesto di Sottil contro Cevoli”

“Mercoledì 15 come tantissimi altri tifosi ho guardato la partita in tv Catania -Reggina. Già dalle prime battute la tensione si “tagliava” con il coltello. Ma il gesto più clamoroso ( ripreso da tutte le televisioni , si sentiva pure l’audio ) è quando il signor Sottil dice delle parole fuori luogo al signor Cevoli. Nel vedere quel gesto ( visto da tantissimi ragazzi , giovani) sono rimasto senza parole e molto ma molto basito. In quanto educatore di generazioni di giovani mi permetto di fare qualche breve riflessione. Un allenatore e’ prima di tutto educatore. Perciò deve apparire agli occhi dei suoi giocatori e dei suoi beniamini come un uomo deciso ed equilibrato, deve dimostrarsi un sicuro e autentico modello di vita cui riferirsi. Carissimi allenatori , giocatori o altro tenete a mente un concetto fondamentali: i giovani vi guardano e spesso emulano le vostra gesta. Attenti dunque a cose esternate le vostra gesta”, è quanto afferma in una nota Don Zampaglione.Oggi – prosegue- viviamo in una società difficile dove spesso in ogni ambiente mancano gli educatori (a partire dai genitori, scuola). Non si possono lasciare i giovani ( spesso aspiranti calciatori) disorientati e senza una guida.Ecco perchè anche nell’ambiente calcistico l’allenatore e’ da ritenersi responsabile nella crescita comportamentale del calciatore. Se pero’ l’allenatore ( con il suo comportamento morale e da educatore) non è da esempio che valori può trasmettere? Mi auguro che in futuro non si vedano più gesti ( come quello del signor Sottil…da oscurare…) e ci sia più attenzione e più equilibrio nei comportamenti in maniera che con gli stessi si facciano maturare i vari elementi di una squadra che prima di essere in campo dei veri calciatori hanno bisogno di essere dei veri uomini (In campo e fuori). Concludo con questa massima: “l’educatore ha il dovere di alimentare il sorriso nel bambino , non di spegnerlo. Alimentiamo il sorriso di un bambino ( o tifoso) , diventando noi stessi dei “bambini” se e’ necessario”, conclude.