Reggio Calabria, la drammatica storia di Piefrancesco Freno: dopo l’incidente del 2006 a Santa Caterina, non riesce più a trovare lavoro [DETTAGLI]

Reggio Calabria: Piefrancesco Freno Aveva appena compiuto 25 anni

“Aveva appena compiuto 25 anni Piefrancesco Freno, mentre una fredda mattina di gennaio lavorava su un lampione in una strada semideserta, sospeso a mezz’aria con una scala. Un’operazione compiuta così tante volte da lui, dipendente dell’azienda che aveva in gestione l’illuminazione pubblica della città di Reggio Calabria, che però quel giorno, quella mattina del 28 gennaio 2006, non si è svolta nel solito modo. Perché quel lampione in particolare era stato fissato male al muro di un’abitazione, in zona Santa Caterina, e proprio mentre il signor Freno si apprestava a svolgere il suo lavoro, cede all’improvviso, togliendogli il suo unico punto d’appoggio. Pierfrancesco perde l’equilibrio, cade all’indietro e perde i sensi spezzandosi la schiena contro la stessa scala a cui era rimasto ancorato”. Lo afferma in una nota Serena Bergamin Presidente Territoriale ANMIL Reggio di CalabriFrancesco Costantino.

Per le sue gambe, non c’è più nulla da fare. Già nel primo ricovero all’ospedale Riuniti e dopo un’operazione durata diverse ore, Pierfrancesco viene messo a conoscenza che non potrà più camminare: paraplegia con lesione midollare e frattura delle vertebre D6,D7 e D8.
Che, tradotto in altri termini, vuol dire incapacità di controllare o muovere tutto ciò che c’è dall’ombelico in giù”.

“La sua è solo una delle tante, troppe storie della città di Reggio Calabria che parlano di infortuni sul luogo di lavoro, di chi esercita la propria professione senza le adeguate misure di sicurezza. La sua storia Pierfrancesco la racconta alle telecamere del Tg3 regionale, in un’intervista che ha avuto luogo nella sede Anmil della città reggina, alla presenza del Presidente della sezione Francesco Costantino e del Presidente Regionale Antonio Carlizzi.
Dopo la tragedia, racconta Pierfrancesco, e il giusto dolore, arrivano la consapevolezza e il coraggio, la forza di volontà e la voglia di rimettersi in gioco, nella vita di tutti i giorni. Grazie alla sua tenacia, alla vicinanza dei familiari e degli amici, allo sport e anche al supporto datogli dall’Inail e dall’Anmil in primis, Pierfrancesco si è ricostruito una vita piena. Il segreto, svela, è non sentirsi mai una persona a metà, una persona invalida, anche di fronte alle ingiustizie di ogni giorno: anche quando la vita e la maleducazione dei suoi concittadini gli pongono davanti ostacoli insormontabili (rampe di accesso inesistenti o bloccate da parcheggi selvaggi, barriere architettoniche ma, soprattutto, “mentali”, come lui stesso le definisce). Anche quando, dopo 13 anni dall’incidente, non riesce a trovare una nuova occupazione”.

“Il racconto di Pierfrancesco è una delle numerose testimonianze raccolte dalla campagna del Tg3 sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali,  campagna che ha visto la collaborazione con l’Anmil (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro). Voluta fortemente dalla direttrice della terza rete Giuseppina Paterniti, l’inziativa, che ha avuto inizio lunedì 11 febbraio e si concluderà ieri, domenica 17, ha visto andare in onda puntualmente durante la settimana nell’edizione delle ore 19, servizi e interviste di chi, come Pierfrancesco, ha una sua vicenda e un suo infortunio da raccontare”.

“Sono le storie di chi ha subito un’amputazione a causa di un incidente, come Pasquale Santonicola (Marcianise, Caserta), o di coloro che hanno contratto malattie come l’infermiera Carla Battistini di Velletri, il medico Antonella D’Autilio di Chieti, o Michele Aversa, lavoratore dell’ex Isochimica di Avellino, che ha lavorato da quando aveva 20 anni nella coibentazione dell’amianto dei vagoni delle Ferrovie dello Stato e gli è stata riconosciuta l’asbestosi. È il racconto di Matteo Mondini, di Monza, oggi invalido all’85% per essere stato folgorato mentre lavorava a un pannello della corrente”.

“Queste testimonianze si uniscono ai dati 2018 che, ancora oggi, non ci fanno ben sperare, come ha commentato il Presidente Nazionale Anmil Franco Bettoni e come viene ricordato sul comunicato stampa dell’Associazione: «I dati diffusi dall’Inail relativi alle denunce del 2018, pur se ancora provvisori, mostrano chiaramente un peggioramento generale: un inaccettabile aumento degli incidenti sul lavoro con esito mortale del 10,1%. Oltre 100 vittime in più». L’iniziativa del Tg3, certo, è buona cosa ed è stata giustamente accolta dal plauso delle sedi Anmil di tutta Italia; ma, come ricorda ancora Bettoni, non basta, non può bastare, finché non vi saranno patti, collaborazioni strette e incisive tra istituzioni, imprese e parti sociali. Non possono bastare solo le parole: servono sempre di più fatti concreti, controlli efficaci, obiettivi specifici. Serve ancora, e ogni giorno di più, ricordarsi che un luogo di lavoro sicuro è un diritto inviolabile di ciascuno di noi. Serve fare prevenzione, non solo nelle aziende, negli uffici, nei cantieri, ma già nelle scuole, dove i ragazzi di oggi potranno essere i lavoratori e i datori responsabili del domani”.


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