‘Ndrangheta e massoneria a Reggio Calabria, accuse pesantissime per Pietro Fuda [DETTAGLI]

Massoneria e ‘ndrangheta a Reggio Calabria, indagato Pietro Fuda per concorso esterno in associazione mafiosa: “ha agevolato la cosca dei Commisso”

Accuse gravissime per Pietro Fuda, ex sindaco di Siderno, presidente della Provincia di Reggio Calabria e Senatore della Repubblica. Oggi la Dda di Reggio Calabria ha notificato stamani un avviso di conclusione indagini per concorso esterno in associazione mafiosa. Sempre secondo l’accusa, la lista Centro Democratico, che ha appoggiato Fuda nelle elezioni comunali a Siderno nel 2015, sarebbe stata sostenuta dalla cosca di ‘ndrangheta dei Commisso, alla quale poi lo stesso Fuda avrebbe fornito il proprio apporto in cambio del sostegno elettorale ricevuto. Secondo la direzione distrettuale antimafia della città dello Stretto “Fuda si sarebbe adoperato affinchè una ditta aggiudicataria dei lavori per la realizzazione di opere di urbanizzazione, nel quartiere “Cavone”, per un importo complessivo pari a quasi 400 mila euro, si rifornisse del materiale necessario alla realizzazione delle opere da un pregiudicato”. Altra accusa contestata “è quella di avere agevolato gli interessi delle famiglie di ‘ndrangheta locali, ed in particolare della famiglia Commisso e dei suoi affiliati, provvedendo a destinare alla realizzazione di un canile i terreni confiscati a Carmelo Muià, assassinato a Siderno il 18 gennaio del 2018, su proposta di un veterinario parente dello stesso Muià”. L’ex sindaco di Siderno avrebbe inoltre ritardato la notifica di un’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura nei confronti di una ditta di costruzioni, il cui titolare sarebbe condannato per associazione mafiosa. Inoltre, sempre secondo l’accusa, l’ex senatore avrebbe fatto “pressioni sul responsabile dell’Ufficio Tecnico-Settore Politiche del Territorio e Urbanistica, Attività produttive, Demanio e Patrimonio del Comune di Siderno, affinchè adottasse provvedimenti volti a prorogare le concessioni demaniali relative alle gestioni di chioschi sul litorale di Siderno, dichiarando sia pubblicamente, sia ai diretti interessati, come Domenico Cerisano, persona legata da vincoli di parentela con esponenti della cosca Figliomeni di Siderno, che tali proroghe potevano essere concesse”. Ed ancora avrebbe “condizionato le scelte dell’Amministrazione comunale da lui guidata sull’eventuale modifica dell’area della zona industriale di Siderno, ubicata in località “Pantanizzi”.

Sono, inoltre, indagati anche Giuseppe Figliomeni, Antonio Commisso, Cosimo Commisso e lo stesso Domenico Cerisano: accuse che vanno dalla corruzione elettorale aggravata per aver agevolato l’elezione di Giuseppe Figliomeni, candidato al Consiglio comunale di Siderno. Domenico Cerisano è accusato di minaccia a pubblico ufficiale, aggravata dal metodo mafioso, nei confronti del responsabile dell’Ufficio Tecnico, Settore Politiche del Territorio Urbanistica del Comune di Siderno per costringerlo a rinnovare in suo favore una concessione demaniale per la gestione di un chiosco su un tratto di spiaggia.


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