Tendopoli di San Ferdinando: il ghetto dei migranti della Piana che provoca morte e dolore

Tendopoli di San Ferdinando: dopo l’ennesima tragedia, la Prefettura vuole smantellare la baraccopoli per installare container

Tristezza, sgomento, paura, rassegnazione, sono i sentimenti che animano i migranti che vivono ghettizzati nella tendopoli di San Ferdinando. Nel periodo invernale, quando parte la campagna della raccolta degli agrumi, arrivano ad essere anche in 3-4 mila ammassati come bestie in un degrado incredibile tra fango, baracche costruite in plastica e lamiera, immondizia. Questa baraccopoli assurda dista a pochi metri dalla tendopoli “ufficiale”, allestita dalla Regione Calabria e gestita insieme al Comune di San Ferdinando con il coordinamento della Prefettura. Essa è composta da tende fornite dalla Protezione Civile ed è dotata di impianti di videosorveglianza, servigi igienici, box docce. Ogni migrante è dotato di badge ma il numero che vive qui è di soli 600. A pochi metri, invece, c’è l’inferno, la morte, la disperazione.

Gli immigrati, ormai da anni, vivono il fenomeno dello sfruttamento nonostante l’intensificarsi delle operazioni delle forze dell’ordine. I “capi”, per 10-12 ore al giorno di lavoro, danno la misera paga di 25-30 euro. Molti lavoratori sono assolutamente regolari, come Surawa Jaith, il 18enne morto nell’incendio di sabato scorso (facente parte dello Sprar di Gioiosa Jonica), altri invece no, ma cambia poco sullo “stipendio”.

Ogni volta che succedono le tragedie si parla della necessità di smantellare la struttura. Per trovare una soluzione il prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, ha costituito un tavolo permanente con l’obiettivo di giungere allo smantellamento completo ed installare container. Ma allo stato, ha detto il Prefetto, si è in attesa delle “le verifiche previste sull’individuazione di un sito idoneo”.