‘Ndrangheta, Cafiero de Raho: “pagamenti della cocaina anche in bit-coin”

Cafiero de raho Foto StrettoWeb / Simone Pizzi

Reggio Calabria, duro colpo alla ‘Ndrangheta della locride e alle sue ramificazioni in tutto il mondo: 90 arresti. Ecco le parole di De Raho e Bombardieri

“La ‘Ndrangheta è l’unica organizzazione criminale che non deve pagare in anticipo la cocaina, grazie agli accordi con colombiani e messicani; e che paga la droga anche in bit-coin, il che rappresenta una ennesima nuova frontiera da contrastare”. E’ quanto sottolinea Federico Cafiero de Raho procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, durante la conferenza nella sede della Dna dell’operazione che ha portato all’arresto di 90 persone fra Italia, Germania, Olanda e Sud America. “Si tratta di un’operazione di grande rilievo a contrasto dell’attività criminale portata avanti da diverse cosche della ‘Ndrangheta della costa ionica calabrese con agganci internazionali –sottolinea il procuratore della Dna- un’operazione compiuta grazie all’intervento di una squadra investigativa comune con indagini molto complesse, intercettazioni e pedinamenti, proiettate in diversi paesi europei”. Prosegue Cafiero de Raho: “Abbiamo acquisito il quadro del traffico internazionale di droga ad opera di cosche che organizzavano l’import di cocaina dal Sud America per oltre due tonnellate, di cui 500 chilogrammi sono stati sequestrati: la merce arrivava nei porti di Anversa e Rotterdam oltre a quelli di Gioia Tauro, Genova, Livorno, Napoli, Salerno: la ‘Ndrangheta ha delocalizzato i porti di arrivo della droga, dove operano portuali che sono referenti delle cosche e con la collaborazione di elementi criminali turchi e albanesi. Da qui, poi veniva distribuita anche in Lombardia e in Calabria”.

La Procura di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri riferisce che “le attività criminali sono state poste in essere sul territorio nazionale all’estero da diversi esponenti di affermate famiglie della ‘Ndrangheta calabrese operanti soprattutto nel cuore della Locride, dedite al traffico internazionale di droga, al riciclaggio e al reinvestimento di rilevanti capitali finanziari, soprattutto nel settore commerciale e della ristorazione, contando su basi logistiche dislocate non solo in Calabria ma anche in altre regioni italiane nonché in Olanda e in Germania e dotate di una vera e propria flotta di mezzi per far giungere a destinazione la cocaina“. Queste cosche calabresi “hanno spostato i loro interessi nel Nord dell’Europa dove per loro risulta più agevole ed economicamente vantaggioso procurarsi ingenti quantitativi di cocaina in arrivo direttamente dai paesi produttori sudamericani nei porti di Anversa e Rotterdam”. In particolare, “il compito di recuperare e di modificare ‘ad hoc’ numerose auto dotate di complicatissimi doppifondi, così da renderle praticamente impermeabili ai normali controlli su strada della polizia, era affidato a un sodalizio di pregiudicati turchi da anni trapiantati in Germania, mentre il trasporto della droga in Italia veniva delegato a fidati corrieri che raggiungevano la Calabria e la Lombardia, dove la cocaina veniva poi immessa in commercio. Tutti questi aspetti -conclude la Procura di Reggio Calabria- restituiscono in modo chiaro il modo in cui i proventi del traffico di droga vengono reinvestiti all’estero da parte dei clan della ‘Ndrangheta del versante ionico calabrese”.

(AdnKronos)

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